MAI SUDDITI

28 07 2010

Si capiva che avrebbe piovuto ieri pomeriggio, quando da C.A.S.A. mi sono avviato verso la Piazza in motorino per fare presto. Ero uscito per tempo, ma la città era quasi paralizzata dal traffico.

Arrivato al parcheggio della Villa Comunale, incontro Anna. Miss Kappa, se preferite. Vedo i 4 autobus bianchi dei deputati parcheggiati poco più avanti. E vedo subito che c’è un traffico di persone, in centro, che a quell’ora non c’è mai.

Con Anna ci avviamo verso la Piazza. Ci siamo dati appuntamento per le 17, prima dell’assemblea prevista perché abbiamo un timore: temiamo che l’assemblea di oggi sia un appuntamento con prospettive ribaltate rispetto all’usuale.

Temiamo che oggi ai cittadini tocchi essere pubblico in ascolto, piuttosto che “conduttori” dei giochi, in casa propria per di più.

A quell’ora siamo quattro gatti. Il tendone è già aperto; e presidiato da fonici, cameraman, e il capo di gabinetto del Sindaco. La mia rabbia sale.

Quello che vedo mi conferma che c’ho visto giusto; che c’hanno fregato. Che dopo 1 anno 3 mesi e 21 giorni, il PD viene qui a pontificare, ad essere immeritato protagonista in casa nostra. E noi, cittadinanza attiva e cosciente sin dalle prime ore della grandezza del problema che viviamo, oggi saremo relegati ad ascoltare.

Cosa dire poi, quando vedi affluire al tendone una folla mai vista, munita addirittura di ombrelli, per restare semmai dovesse piovere?

Mai vista una simile folla alle assemblee cittadine. Evidentemente Bersani attira. Oppure vogliono vedere da vicino come sono fatti i parlamentari. Non posso credere che vogliano ancora sentire che cosa hanno da dire, e da dirci oggi. 1 anno, 3 mesi e 21 giorni dopo il loro incomprensibile silenzio.

Quando la folla è tanta e sotto il tendone c’è la calca, arriva Ettore.

A quel punto, controvoglia, sia io che Anna ci siamo convinti che dobbiamo sederci  e aspettare cosa accadrà.

Ettore invece, porta buone notizie. “apriamo noi”.

Aprire noi significa che si vuole salvare l’apparenza, e magari salviamo anche la sostanza. Significa che, nella forma, questa sarà un’assemblea cittadina come tutte le altre.

Significa che carta e penna alla mano, si segnano gli interventi in ordine di prenotazione; può significare che quindi il parlamentare parli dopo un cittadino e prima di un altro, perché così è andata. Significa che il terreno è scivoloso per i nostri ospiti. E mi piace, l’idea.

Ettore apre in maniera magistrale; lo interrompono gli applausi più volte, le acclamazioni, che partono spesso da in fondo al tendone, dove sono seduto io. Gliele canta a dovere, Ettore, e con una certa signorilità che non guasta mai, anzi.

Si parla delle 54 assenze nelle file del PD quando si votava un emendamento del PD (di Giovanni Lolli,PD, aquilano), non passato per soli 11 voti.

E si ricorda di quando ben 38 erano gli assenti e 4 gli astenuti nel PD quando si votava la conversione in legge del decreto 39 del 2009, passato per 35 voti di scarto.

In quelle due occasioni il PD avrebbe fatto opposizione al Governo, dando forza in Parlamento alle nostre richieste; non l’ha fatto. Molto semplicemente, non ha fatto nulla o quasi. E nessun risultato ha portato a casa.

Passa il messaggio, fondamentale, che gli abbiamo preso le misure. Che sono “sotto tiro” e sappiamo per filo e per segno quello che fanno e quello che, molto più spesso, non fanno.

Ne deve derivare la consapevolezza che per questi errori dovranno pagare, se non si inverte la rotta, e si comincia a lavorare davvero PER L’Aquila.

Gli interventi seguitano. Li ascolto con piacere: giuste osservazioni, giustamente critiche verso il loro operato. Dietro il tavolo dal lato opposto del tendone, siedono Lolli, Ettore, Franceschini, Bersani e Cialente.

Due su cinque sostengono lo sguardo degli aquilani arrivati sotto il tendone improvvisamente striminzito. Quei due sono Ettore e Lolli; a tratti anche Cialente. Gli unici che possano sapere di essersi comunque spesi per il loro territorio. Gli altri oggi devono incassare.

E incassano, non c’è che dire. Incassano bene, e in silenzio.

Vedendo tutta quella folla partecipare, non posso fare a meno che rivolgere alla gente l’invito a tornare, a dire la loro anche quando non c’è il PD al completo.

Perché siamo noi che stiamo preparando iniziative e proposte concrete da sottoporre a quelli che in Parlamento devono ancora imparare a rappresentarci e difenderci. Perché partecipare è bello ma è fondamentale. A costo di portare idee non condivise, vedendole cadere sotto i voti contrari dell’Assemblea; cadere e rialzarsi, intanto ascoltando cosa pensa il tuo vicino di casa, o semplicemente un tuo compagno di sventura. Parlarsi, imparare ad ascoltarsi. E’ difficile, è estenuante, a volte vorresti essere milioni di chilometri lontano dal quel tendone. Ti sorprendi a fantasticare su come sarebbe stato bello se non avessi mai avuto bisogno di un luogo così, se il terremoto non ci fosse mai stato e la tua vita avesse potuto scivolare avanti senza intoppi.

Poi capisci che anche quello è un pensiero sbagliato. Che quel tendone è la cosa migliore che potesse capitarci; che lì sotto d’inverno, e lì fuori d’estate, stiamo scrivendo davvero un pezzo importante della nostra storia. E questo pezzo va scritto a più mani, perché tutti possano davvero riconoscere di aver contribuito ad una riga di quel racconto.

Dopo di me, subito dopo, parla Bersani.

Provato da un paio d’ore di sferzanti critiche ed osservazioni circostanziate, fa l’unica cosa che, con dignità, si possa fare. Prendersele tutte, e promettere di fare in modo di non meritarle più.

Dopo aver enunciato i principi della nostra piattaforma sulle tasse, e della legge speciale che vogliamo per la ricostruzione dell’Aquila, quella che a Berolaso non servirebbe, quella che gli esperti mondiali di ricostruzione arrivati ieri a L’Aquila hanno giudicato fondamentale, Bersani si assume una responsabilità.

A noi il compito di scriverla, insieme. Noi, sotto il tendone, la scriveremo.

Il PD, la studierà. Se riterrà, la farà sua. Trattandosi di legge di iniziativa popolare, si farà parte attiva nella raccolta delle necessarie 50.000 firme autenticate.

Dobbiamo partire subito lavorandoci bene, insieme.

L’Assemblea si scioglie, e sono felice.

Abbiamo strappato un impegno che ci è dovuto.

Il tavolo era di plastica, non di ciliegio. Eravamo sotto un tendone nel centro di una città terremotata, che non ci sta a morire, non in uno studio televisivo.

Mancava il cortigiano che porge la penna e unge gli ingranaggi.

Non c’era niente da firmare, nessun “contratto” con gli Aquilani.

La speranza è che stavolta basti una stretta di mano, per restituire dignità al rapporto tra eletti ed elettori.

Noi la nostra dignità l’abbiamo mostrata ieri per l’ennesima volta.

Andando avanti senza suppliche, come sempre cittadini. Mai sudditi.

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Qui trovate invece il video integrale o i singoli interventi di ieri.

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SOLO L’INIZIO

8 07 2010

Difficile non sentirsi in un day-after stamattina. Il giorno dopo, sì.

Ma dopo cosa?

Dopo le manganellate, questo è certo. Ma non era questo lo scopo che perseguivamo; masochisti sì,  al punto di pagarci 15€ per un passaggio in autobus e riversarci nel torrido caldo romano per un’intera giornata di protesta. Ma non abbastanza per farci spaccare le teste dalla celere comandata da Manganelli. Un nome un programma.

Bastonate ai terremotati, non serve altro.

Racconteranno che fantomatici “centri sociali” erano lì ad aizzare la celere. Lo stanno già dicendo. Voi sappiate che non è vero. Ero lì, in seconda fila, a due metri da quelli picchiati selvaggiamente, ed erano aquilani come me. gente normale, civile, inerme ed indifesa.

Nessuno di noi ha mai fatto guerriglia urbana, e lo abbiamo dimostrato nostro malgrado: c’hanno picchiato come hanno voluto e creduto, e da noi nulla. Manco uno sputo in faccia, che comunque si sarebbero abbondantemente meritati.

E ve lo dice uno che le sue prime manifestazioni se l’è fatte da dopo il terremoto. Non certo una testa calda.

Questo dovete farlo sapere a tutti. Ho visto indignarsi anziani che conosco per essere gente posata, e i nostri gonfaloni correre per mettersi davanti a ripararci. Invano credevano che le nostre insegne, almeno quelle le avrebbero rispettate. Hanno menato pure a quelli.

Dobbiamo poter ribattere all’infamia con cui cercano di giustificarsi delle loro azioni. Alla scuola Diaz pure, dovevano esserci pericolosi delinquenti, e ricordiamo tutti le immagini donne, ragazzi e adulti che hanno macchiato col sangue le stanze di una scuola divenuta mattatoio.

Sono i fascisti di sempre. Squadracce.

Oggi, allora, è il giorno dopo.

Il giorno dopo le offese di Giovanardi, che invita il Sindaco dell’Aquila (che le ha pure prese ieri, in un raro momento di “attivismo al fianco della popolazione” ) a, letteralmente, << tornarsene a casa a lavorare anziché protestare>>

Il giorno dopo le dichiarazioni di tale Stracquadanio, deputato PDL alla camera che ha avuto l’ardire di sostenere che << dovrebbero essere loro (la maggioranza) a venire a protestare da noi a L’Aquila, e non il contrario>> Intervento applaudito dai beoti che ci governano.

Il giorno dopo.

Dopo una promessa, l’ennesima, che ci stringe ulteriormente lo spazio di manovra.

Chiedevamo 10 anni per la restituzione delle tasse non pagate, e nella misura del 40% del dovuto.

Come tutti gli altri terremoti, e comunque chiedendo meno di quanto dato per l’alluvione di Alessandria. Loro pagarono il 10% in dieci anni. Ma la Padania è storia a parte. Siamo cafoni, e da cafoni siamo trattati.

Sarà ancora più difficile far capire che non ci basta. Che ci spetta, il 40%.

E che vogliamo soprattutto una legge speciale per il terremoto, organica, nella quale sia spiegato tutto, per filo e per segno, su ricostruzione, occupazione, sostegno all’economia, riconversione sostenibile degli edifici, con direttive chiare e di lungo termine. Non si va avanti con ordinanze pasticciate di sei mesi in sei mesi.

Un lavoro complesso, che noi abbiamo già fatto portando a Roma una piattaforma sottoscritta da tutti:

Comune dell’Aquila e tutti i 59 comuni del “cratere”, Provincia (centro-dx), Regione (anch’essa centro-dx)

Ci lavoriamo da un anno ormai. E’ stato difficile, e portavamo quelle carte nelle nostre mani.

Dall’altra parte nelle mani avevano manganelli. E li hanno usati.

Ecco, oggi è il giorno dopo tutto questo.

Fatelo sapere, loro non lo diranno. E fate sapere anche che questo è solo l’inizio. Non diranno nemmeno questo.

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Stato fascista

7 07 2010

Prima ci hanno fermati a piazza Venezia con le camionette.dopo più di mezz’ora di slogan,fischietti, e urla la polizia è arretrata su via del corso di 100 metri. Poi si sono messi nuovamente a bloccare l’accesso a piazza colonna, e li ci hanno caricato. Hanno picchiato a manganellate i nostri ragazzi,hanno caricato i nostri gonfaloni,le nostre insegne pacifiche e le nostre mani nude. Ho visto teste rotte sanguinare davanti a me. È una vergogna. Voi fate girare. Hanno picchiato i terremotati inermi. Fatelo sapere,difficilmente lo diranno.

Ore 13:00

Siamo a piazza colonna abbiamo bloccato il traffico sono usciti Bersani Livia turco Emma Bonino. Adesso sta per arrivare qualcuno di loro al microfono

Ore 13:15

Bersani ha detto che l’aquila è impegno numero uno per il pd. E che lo stato non può far trovare la polizia ad una manifestazione come la nostra. Ci dicono che anche il sindaco Cialente è stato manganellato.
Ci dicono che la tv parla di una sassaiola tra aquilani e polizia. Qui c’è solo asfalto. Fate girare continuo ad aggiornare appena posso. Informate cazzo!!!

Ore 14:00

siamo sotto palazzo grazioli. Si sono affacciati tutti alle finestre e al balcone. Dicono anche Bonaiuti,ma non so. La strada è interamente occupata e bloccata da noi. Siamo chiusi davanti e dietro dalle camionette in assetto antisommossa. Gridiamo l’aquila l’aquila e abbiamo bandiere nero-verdi.
Credo non sia mai successo che ci fosse una manifestazione sotto palazzo grazioli. Ora fischi assordanti a chi é affacciato, dai palazzi a fianco ci applaudono.

Ore 14:45

ennesimo tentativo di carica da parte della celere all’arrivo sotto palazzo grazioli.
Ora sfiliamo in via delle botteghe oscure,traffico bloccato anche qui.
Il centro di Roma sembra paralizzato.
Ci dirigiamo verso il senato.

Ore 15:20
Siamo arrivati in piazza Navona: vediamo il palazzo del senato davanti a noi, ma un cordone di carabinieri in assetto antisommossa ci impedisce di arrivare li davanti.
Forti contestazioni per Maurizio Scelli deputato pdl Abruzzese ed ex dirigente abruzzese della croce rossa italiana, sodale di Gianni Letta.

Il furgoncino con l’amplificazione spara le nostre proteste contro il palazzo. Ogni richiesta vene salutata con un’ovazione. La piazza è nero-verde!

Ore 15:45
Dall’altoprlarlante: stamattina ricevuta delegazione da Schifani composta da sindaco e consiglieri comunali.
Schifani ha ascoltato,ma nulla Di più.

Stamane è stata approvata una norma in finanziaria per il terremoto della Puglia: loro restituiranno le tasse non versate in 120 rate e nella misura del 40%,esattamente come Umbria e Marche. Per noi questa possibilità angora non c’è.

Ultima notizia ancora non confermata:una delegazione istituzionale locale aquilana starebbe per essere ricevuta dall’on. Cicchitto.
Al momento la delegazione aspetta ancora fuori dal Senato.

Ore 16:35

Continuano gli interventi dal microfono del furgoncino: ha preso la parola il sindaco Cialente,confermando che stanno per essere accolti membri delle amministrazioni locali per un confronto con rappresentanti del governo. Stamane cialente è stato ricevuto da schifani,che avrebbe dimostrato “stupore” per le cose che gli venivano raccontate. Evidentemente segue troppo il TG1.

La piazza è bollente restiamo ancora tutti in attesa.

Ore 16:45
Il ministro degli interni Maroni ha deciso che sarà aperta una commissione d’inchiesta sugli scontri di stamattina nei quali alcuni di noi sono stati selvaggiamente ed immotivatamente picchiati dalla Polizia. Lo sta dicendo in questo momento l’on. Lolli,deputato aquilano alla camera del PD.

Ore 17:15

L’on.Lolli ha appena confermato che Berlusconi ha telefonato poco fa ad Anna Finocchiaro per cercare una mediazione sulla questione aquilana
Il corteo si sta spostando verso Trastevere

Ore 17:25
Sit in di protesta sotto la sede della federazione della stampa italiana.
IN QUESTO MOMENTO SI STA VOTANDO LA MANOVRA FINANZIARIA AL SENATO.ABBIAMO APPENA BLOCCATO TRASTEVERE,OCCUPANDOLO ALL’ALTEZZA DI PONTE UMBERTo

Ore 18:05

Durissima la protesta sotto la sede del dipartimento di protezione civile. Gridiamo 3:32 io non ridevo.
Ci chiudono il portone davanti: e allots passiamo a “Sciacalli” e “ladri” e “buffoni”!

E adesso un minuto di silenzio per i nostri 308 morti,uccisi dalla mancata allerta, dalla mancata prevenzione.

C’è una frase per tutti: Bertolaso, Gabrielli (ex prefetto aquilano ora vice capo della protezione civile),
Ce ne andiamo gridando: “retornemo retornemo!”

Gli autobus sono pronti.ripartiamo.
La giornata è finita,ore 18:19.

L’AQUILA C’è.

Diffondete,
Federico.

(nella foto mio zio Fernando. Hanno picchiato gente come me, come lui, come voi. Sveglia, Italia.)

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BUTTATE LA CHIAVE

4 06 2010

Alcune buone notizie. Notizie pesanti, che l’informazione venduta vorrà minimizzare e fare sparire, dopo un obbligatorio primo passaggio nel tg, un momento prima della pagina sportiva.

Ma per me, per noi, qui, queste sono LE notizie. Quelle che tanto abbiamo atteso. Quelle che per mesi abbiamo chiesto arrivassero, con la pazienza delle persone civili ma determinate. Con la certezza d’essere noi nel giusto, ed altri invece, nel torto marcio.

Come preannunciato giorni fa su queste pagine, il nostro nuovo Prefetto è stato ascoltato dai giudici di Napoli come persona informata dei fatti sulla vicenda degli appalti al Ministero degli Interni. L’hanno ascoltata ed invitata a prendersi un avvocato:  da ieri è indagata. Insomma,A rappresentare il Governo Berlusconi nella città italiana che oggi ha più bisogno di legalità, nel più grande cantiere d’Europa, hanno messo un Prefetto che compare nella “lista Anemone” (esperto d’edilizia e non solo), e che è accusata di turbativa d’asta. E’ nel posto giusto, al momento giusto!

Come richiesto da mesi, i vertici della commissione Grandi Rischi, quelli che si riunirono a L’Aquila dopo settimane di richieste in tal senso, solo il 31 Marzo 2009 (all’indomani della scossa di magnitudo 4.0 delle 15,30 del pomeriggio), oggi sono finalmente indagati per omicidio colposo.

Omicidio.

A questa accusa, ne manca ancora una: quella per falso ideologico: Enzo Boschi, Presidente dell’INGV alcuni mesi fa dichiarò che il verbale di quella riunione gli fu fatto firmare la mattina del 6 Aprile, a cose fatte, quando era troppo tardi. Non mi risulta che nessuno l’abbia smentito, o querelato per diffamazione. Boschi l’ha più volte confermato, forse nel tentativo di emanciparsi dal gruppetto di scienziati membri della Commissione. Vedremo cosa succederà anche su quel fronte. Per ora si parla ancora di negligenza.

Negligenza fatale nel tranquillizzare una popolazione. Pressappochismo di una commissione scientifica, nel dire che “i terremoti non si possono prevedere”, nel dire che l’attività sismica in corso è normale, e soprattutto negligenza colpevole nel far discendere da questi assunti, la decisione di tranquillizzare 72.000 persone, invitandole a bere un bicchiere di buon Montepulciano d’Abruzzo. Io per questo li voglio in galera. E siamo in tanti a volerceli. Parenti delle vittime in prima fila, e noi tutti insieme a loro. Perché al loro posto potevamo esserci tutti noi, potevo esserci anch’io.

La mia vita non me l’ha salvata la Protezione Civile, ma forse casa mia e soprattutto molta fortuna. La Protezione Civile minimizza, si dice stupita: intuisce un intento distruttivo dietro gli avvisi di Garanzia. Continua a dire “i terremoti non si possono prevedere”.

Se non puoi prevederli, non puoi venirmi a prendere in strada per riportarmi in casa perché “non c’è pericolo”. E loro l’hanno fatto. Non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello di dimettersi dai loro incarichi. In Italia no.

Se mai si riuscirà a stabilire che più che salvatori sono carnefici, se un giorno andranno in galera,  buttate la chiave.

Insieme alle arance, gli porteremo il Montepulciano.

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UNA CARTOLINA DA L’AQUILA

2 06 2010

Vi scrivo due righe per raccontarvi prima che sia tardi di una bella iniziativa a cui parteciperò domenica 6 Giugno nella mia città. L’idea è di un aquilano che ho conosciuto in questi mesi di “cittadinanza attiva”, un vulcano di idee. Diversamente da me riesce sempre a trovare uno sbocco costruttivo alle necessità che lui, come me e come noi aquilani percepiamo.

Per questo motivo, l’ultima iniziativa proposta vale davvero la pena di raccontarla nella sua semplicità.

Domenica 6 Giugno, infatti, ci troveremo tutti davanti la Basilica di San Bernardino, nel pieno centro storico, e da lì spediremo cartoline con immagini della nostra città in tutta Italia e a tutti i personaggi che contano della politica nazionale e locale. Ai nostri amministratori, ai sindaci, alla maggioranza ed all’opposizione, al Governo nazionale, regionale e provinciale.

Su tutte sarà scritto “COSì ERA, COSì DOVRA’ TORNARE… MA QUANDO?!”

Esercitare una sorta di pressione psicologica sui responsabili del nostro destino (quelli che con la loro dedizione, se ne avessero una, potrebbero determinare un futuro sereno per questa città), con un gesto che accomuna tutti, indipendentemente dall’appartenenza politica di ognuno, che quì a L’Aquila sta diventando un prevedibile (e previsto) strumento per continuare a tenerci divisi ora che abbiamo un obiettivo comune.

L’iniziativa sarà seguita in diretta streaming dalla web tv con la quale collaboro insieme a tantissimi amici aquilani, l’aquila99.tv, e al termine dell’operazione formeremo una scritta umana lungo la scalinata di San Bernardino.

Cliccando quì potete trovare le immagini delle cartoline che spediremo: potete stamparle e spedirle anche voi agli indirizzi indicati.

L’Aquila è un patrimonio di tutti: dimostratelo spedendo una cartolina. Dimostrate che non ci teniamo solo noi, che abbiamo la fortuna di vivere quì.

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BASTA UNA DONAZIONE

1 06 2010

Sembra giunto il momento di incazzarsi di nuovo.

Non perché si scoprano novità, ma solo perché ciò che noi da mesi andiamo dicendo in lungo e in largo (a chi vuole ascoltarci) sul coacervo di interessi politici, ecclesiastici, imprenditoriali e delinquenziali, che hanno gestito l’emergenza del terremoto del 6 Aprile e che un anno fa ha fatto sorgere a L’Aquila il progetto C.AS.E. viene ogni giorno di più confermato dai fatti. Ma non solo: ai fatti si aggiungono le parole dei diretti interessati.

Ad oggi, è stato detto praticamente tutto: si è detto dell’inutilità delle C.A.S.E. siffatte, che vi (e ci) sono costate il triplo del dovuto, si è detto dello sperpero di denaro pubblico che ha accompagnato questa monumentale lottizzazione(lo ha detto un consigliere regionale dell’IDV e il prof. Calvi l’ha querelato: vedremo a chi dà ragione il Giudice), si è finalmente parlato anche del giocattolo governativo che rappresenta la decretazione dello stato d’emergenza: una scorciatoia giuridica per fare ciò che s’è sempre fatto senza incappare in sanzioni e condanne a posteriori per l’allegra gestione di fondi pubblici.

Si è forse capito anche quanto fosse vile definirci degli ingrati per aver sollevato obiezioni sull’operato di Guido Bertolaso e del Governo a L’Aquila.

Ai puri di spirito, ai non maliziosi nell’animo sarà chiaro ormai che le obiezioni venute dall’Aquila nulla hanno a che fare con la politica dei partiti. Guido Bertolaso è stato ed è un uomo buono per tutte le stagioni, per tutti i colori. Questo giustifica molti dei silenzi della cosiddetta “opposizione”, che oggi varrebbe forse la pena chiamare “la cricca dei diversamente concordi”, anche a costo di passare per chi dicendo che tutti sono colpevoli, vuol far pensare che nessuno lo sia.

Noi, abbiamo fatto il nostro. Le cose le abbiamo dette, e le abbiamo documentate. C’è stato “Comando e Controllo”, “Draquila” e Porta a Porta. Ognuno scelga le fonti a cui abbeverarsi.

C’è però un nuovo aspetto. Nuovo per chi, fino ad oggi non ne aveva mai sentito parlare. Ed è il famigerato 30%. Il 30% delle aree occupate dal Progetto C.A.S.E. si stabilì al momento della costruzione, che venisse destinato a servizi per i residenti; immagino saprete che nelle aree lottizzate non c’è nulla che vada oltre le case. E immagino voi sappiate che, per rendere l’idea della situazione, su 700 attività commerciali presenti in centro storico, solo 15 hanno riaperto, e 3 di queste solamente sono nel centro storico.

Con quel 30%, dunque, c’è la possibilità di dare un punto di partenza per tutti quegli artigiani e commercianti che dopo più di un anno sono fermi, e senza nessun sostegno economico dallo Stato. Edicole, parrucchieri, alimentari, negozi di qualsiasi genere avrebbero potuto riaprire lì. Nell’attesa che il centro torni ad essere ciò che era. Attesa che si preannuncia di molto più lunga rispetto a quanto tutti saremmo disposti ad accettare, ed il Governo ad ammettere.

Accade però, che dopo aver ottenuto la costruzione sui propri terreni di una residenza universitaria privata, di un villaggio per i dipendenti della casa farmaceutica Sanofi Aventis, e dell’orrenda Chiesa di Piazza D’Armi (ad oggi vuota, inutilizzata, e destinata PER LEGGE all’abbattimento tra meno di 3 anni in quanto struttura provvisoria, sempre ammesso che vogliamo credere alla legalità dell’operazione e alla correttezza dei committenti), la Chiesa fiutando l’affare compie la sua nuova operazione immobiliare.

Ed è lo stesso vescovo ausiliario a dichiararlo con un candore non da tutti, a Report, nella puntata di domenica 30 Maggio. Con i 35 milioni di Euro ricevuti dagli Italiani per il sostegno alla popolazione terremotata, la Chiesa ha acquistato-dice il Monsignore- terreni destinati alla collettività per i servizi, allo scopo di costruirvi centri pastorali.( testualmente: “perché non avendo terreni, siamo stati costretti ad acquistarli”)

Poco importa che magari non tutti abbiano l’abitudine di battersi in petto alla domenica mattina per scontare le malefatte della settimana trascorsa, poco importa che possano esserci in quegli insediamenti anche ferventi anticlericali come il sottoscritto. Poco importa che ci siano migliaia di famiglie cha aspettano gli sia dia il permesso di riaprire l’attività ferma da un anno nelle uniche aree dove adesso si trovano gli Aquilani residenti.

Ciò che importa è aumentare il patrimonio ecclesiastico locale, e se possibile meglio farlo con operazioni di evangelizzazione, di “socializzazione” in sacrestia, e tutti insieme a recitare l’Ave Maria.

Dopo il terremoto, il mancato impegno finanziario al risanamento delle Chiese aquilane, l’occupazione di terreni pubblici con denaro pubblico e privato, e ” l’offerta” di terreno privato per opere finanziate con capitale pubblico (da gestire poi, privatamente), il Vaticano spende i soldi delle vostre donazioni per l’ultimo boccone: il boccone del prete.

Mentre da noi, il piatto piange.

Ora che ho molto peccato, confido nell’assoluzione: basta una donazione, ne sono certo. L’indulgenza sarà assicurata; dal Medioevo, non è cambiato poi molto.

Trovate qui la puntata integrale di “REPORT” di domenica scorsa, intitolata, appunto “Il boccone del prete”. La dichiarazione del Vescovo Ausiliario D’Ercole, è intorno al minuto 27. Buona visione.


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AL n° 24

13 05 2010

Stamattina sono stato a casa. Quella mia.

Quella per cui mia madre si paga il mutuo, per intenderci. Al numero 24.

L’occasione me l’ha fornita la necessità di essere lì per consentire dei rilievi agli ingegneri che si occupano del progetto di ristrutturazione del mio condominio.

Allora così, di buon’ora, me ne sono salito al quarto piano, ed ho varcato la soglia.

Oggi piove, a L’Aquila, come da settimane a questa parte. Eppure casa mia, che ha una bellissima esposizione a sud-est, era luminosa come sempre. Leggi il seguito di questo post »