DI PARTECIPAZIONE E LOBBY

19 08 2010

Ci sono 35 milioni di € dello Stato da spendere “per il sociale” a L’Aquila. Nove di questi milioni minacciano di svanire perché inutilizzati da più di anno.

Tra le quindici deleghe dell’assessore Pezzopane c’è appunto, quella alle politiche sociali.

C’è da giurare che saranno spesi come si paventava, proprio ieri e da più parti in Assemblea cittadina. Che contemporaneamente andava “in scena” durante l’incontro promosso dall’assessore, e alla quale alcuni cittadini avevano partecipato, riportando voci che paventano la costruzione di palestre, asili, piscine, nelle aree del Progetto CASE.

Assicura, l’amministrazione comunale, che le nuove costruzioni risponderanno ad un criterio di pianificazione urbanistica (che è prerogativa dell’amministrazione comunale), e che sarebbe stato esaustivamente portato a termine con studi preliminari alla loro localizzazione.

Quindi un’idea di città c’è? Esiste?

Vale la pena di domandarsi allora come mai la delega alla ricostruzione partecipata (anche questa di Stefania Pezzopane) non sia stata utilizzata proprio per far si che si arrivasse ad una pianificazione partecipata, quella sì, delle strutture da localizzare nelle aree del Progetto CASE. In quel famoso 30% destinato a servizi all’interno dei 19 siti.

Vale la pena allora domandare all’Amministrazione Comunale se abbia intenzione di costruire, piuttosto che ricostruire, e soprattutto se abbia intenzione di annunciare le decisioni prese, piuttosto che far si che si possa contribuire a prenderle, indicando (se ci sono) differenti priorità.

Dalla sua l’assessore avrebbe un fantomatico questionario/sondaggio condotto tra residenti dei 19 siti, (ma a parte il sottoscritto, non ne conosco uno solo che abitandovi, sia stato intervistato) e grazie al quale si assicurerebbe una risposta adeguata alle necessità avvertite come prioritarie proprio dai maggiori beneficiari.

Dal canto suo, ieri l’ Assemblea ha dato lettura di un vibrante comunicato stampa che accusa la modalità di procedere del Comune, che in quanto a decisioni prese dall’alto e calate nella realtà della cittadinanza con spirito quanto meno oligarchico, non è da meno alla Protezione Civile e ricomincia a dimostrarlo.

Nel comunicato stampa, c’è la richiesta indifferibile di un confronto con l’Amministrazione, che ci chiarisca quale ruolo intenda riservare alla cittadinanza attiva, quale futuro si voglia assicurare all’iter d’approvazione del Regolamento di Partecipazione che pure abbiamo protocollato in Comune ormai un mese fa, e lì giace, senza una tangibile presa in considerazione fino ad oggi.

Insomma si chiede che ci si dica se s’intende lasciarci uno spazio formale e poi pure fisico (l’inverno arriva) per praticare partecipazione.

Alla lettura di questo comunicato, ottimo a parer mio nella forma, hanno fatto seguito interventi degli astanti.

I soliti astanti, i soliti interventi. Tutti che vogliono, giustamente, partecipazione.

E minore velocità, se non autentica “fretta”, da parte del Comune nel procedere a decisioni impegnative non solo finanziariamente, che rischiano di mettere una parola definitiva sul destino dei 19 siti, e quindi, di riflesso, su quello della città tutta. Del centro storico. C’è la preoccupazione, da me non condivisa sino in fondo, che rendere davvero vivibili e serviti i 19 siti possa condannare la città alla non-ricostruzione. Che la gente si adagi su quelle comodità, perdendo di vista l’importanza del suo nucleo identitario collettivo.

Alcuni si spingono più in là, e dicono che ci vuole rivolta contro queste scelte imposte, perché abbiamo il diritto di essere consultati. Le regole sono saltate, l’ordinario non può amministrare lo straordinario che s’è creato col terremoto e la sua distruzione.

A me pare assurdo, che dopo tutti questi mesi, la mia assemblea cittadina abbia ancora voglia di chiedere che si affermi esplicitamente da parte del Comune  ciò che, attraverso le sue azioni ed atteggiamenti, è intellegibile senza difficoltà.

Noi siamo una PARTE, della cittadinanza. Lo diceva il Sindaco nell’intervista che realizzammo a Gennaio nel suo ufficio, e che vi ripropongo alla fine del post. Ed in quanto PARTE, l’ascolto che è dovuto a noi è pari se non inferiore a quello dovuto alle realtà meno apparenti, ma pure presenti in città come altrove. Chiamatele lobby, se volete. E con le strutture che saranno costruite “per il sociale”, avremo una probabile dimostrazione di chi essi siano.

Mi domando se davanti a tutto questo, valga la pena di domandare ancora una volta con cortesia, di partecipare. E per di più, con ancora maggiore cortesia, di chiedere una volta per tutte se si ha intenzione di lasciarci fare proposte( che pure abbiamo elaborato e potremmo potenziare ed arricchire col contributo di tutti) all’Amministrazione comunale.

No, me lo domando perché ho come la “sensazione”, che mentre alcuni di noi parlano di rivolta e altri domandano con cortesia che ci si dica cosa si vuol fare con noi, il Comune fa i fatti. E con tutt’altra gente.

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SETTE ANNI DI DISGRAZIA (LO SPECCHIO ROTTO)

4 08 2010

I “finiani” dopo aver lasciato che la legalità venisse equiparata alla ragione stessa della loro esistenza e della loro contrapposizione coi “Berluscones”, alla prima prova dei fatti dimostrano di saper rinunciarvi con scioltezza.

Si astengono sul voto di sfiducia su un sottosegretario ALLA GIUSTIZIA, (di un governo massone) accusato di aver tramato, in una loggia massonica, contro le istituzioni, e nella fattispecie contro l’indipendenza della Corte Costituzionale. Robetta, insomma.

L’assessore regionale alla Protezione Civile, Ambiente e Rifiuti Daniela Stati si dimette dopo che la Procura dell’Aquila ne chiede l’interdizione cautelare dai pubblici uffici a seguito di un’inchiesta, con tanto di intercettazioni dalle quali si evince senza ombra di dubbio che lei ed il padre (ex democristiano tesoriere della DC e finito ai tempi d’oro in carcere per finanziamento illecito dei partiti) erano fatti oggetto di regalie da parte dell’imprenditore Angeloni, che così sperava di ottenere appalti nella Ricostruzione.

Addirittura regalò all’assessore un diamante (che è per sempre, diversamente dalla galera)  del valore di 15.000€ (un consigliere regionale abruzzese ne guadagna “solo” 13.000 circa) ed al padre dell’assessore un televisore definito “grosso”.

E così fanno due, perché forse ricorderete che mesi fa, quando emerse la vicenda degli sciacalli che ridevano, saltarono fuori anche altre intercettazioni in cui Denis Verdini, (che nel frattempo di guai ne accumulati un altro po’ anche altrove) consigliava uno degli imprenditori del consorzio Federico II di andare a trovare il Commissario Chiodi (presidente della Regione) perché era “un amico”. E gli appalti li ebbero,sembrerebbe,  per circa 10 milioni di Euro. A riguardo indaga la Procura nazionale antimafia.

Insomma, la Giunta Regionale, quando non è in ferie (se ne sono appena concessi un’altra trentina di giorni, dopo la pausa di 42 giorni consecutivi che ricorderete tra Marzo e Aprile) lavora ed anche sodo, a quanto pare.

Non per il bene della popolazione Abruzzese e men che meno per quella Aquilana, ci mancherebbe:

– Dei 46 milioni incassati per risarcimento assicurativo dell’Ospedale dell’Aquila non si hanno tracce, nessuno sa dove siano, e nel frattempo l’ospedale ha riaperto senza mensa, (i pasti arrivano dal Lazio, immaginate che bontà) ed i lavori procedono a detta di chi deve lavorarci e viverci all’insegna del rattoppo.

– qualche milione di Euro che evidentemente per L’Aquila non serviva è finito a Chieti per iniziative culturali (soldi delle donazioni a favore dei terremotati) e a Pescara per interventi sul suo aeroporto.

– Il Presidente nonché Commissario un giorno dice che il denaro è finito, il giorno dopo specifica che non tutto è finito e che il rimanente sa di averlo perché (con una gaffe senza pari) dichiara di averlo “sul suo conto personale”.

Parlassimo di cazzi degli altri mi verrebbe pure da riderci su, e pensare ad una fiction liberamente tratta dal titolo ” La giunta più pazza del mondo”, oppure non so “i soliti ignoti”, o magari “criminali allo sbaraglio”. Così non è purtroppo. E il Comune non è da meno: la maggioranza non esiste più, il Sindaco si regge sulla sua poltrona solo perché un commissariamento del Comune per ora non lo vuole nessuno, e alla prova dei fatti si naviga a vista, per di più con un occhio chiuso.

In due mesi si sono dimessi vari tra assessori, consiglieri e pure un dirigente del Comune.

Il Governo da par suo, minaccia di rimandare la Protezione Civile a gestire la “fase 2”, quando è chiaro ormai ai più che la fase 1 ancora imperversa e chissà che casino mastodontico vivremmo se al commissariamento della regione si aggiungesse quello del Comune e poi quello della Protezione Civile, magari nel periodo, che non si annuncia breve, di un possibile Governo tecnico di transizione che ci porti a nuove elezioni.

E in tutto questo, le caserme mezze vuote dell’Aquila non si sa ancora chi debba occuparle, la Finanziaria approvata ha prodotto una stortura burocratica per cui i cantieri della Ricostruzione vengono bloccati perché le aziende non sono in regolare posizione contributiva e dunque non possono presentare il DURC al Comune che le potrebbe, finalmente, pagare per il lavoro svolto. E parliamo di ricostruzione leggera.

I cinque saggi selezionati per lavorare alle linee guida della ricostruzione appena hanno preso parola hanno parlato di ricostruzione partecipata, di contributo della gente alle idee da mettere in campo, e a quelli che da un anno e mezzo ci mettono in disparte perché “minoranza rumorosa” credo sia venuto un mezzo infarto. Immagino che non li rivedremo più, i saggi.

L’Aquila aspetta l’esplosione di tutte queste vicende la cui soluzione si rimanda da troppo tempo. Del resto siamo arrivati ad Agosto, si va comunque in ferie e già verso la fine di Settembre il nostro clima ci imporrà una pausa forzata dei lavori. Per il centro storico ed i paesi del circondario sarà il secondo inverno con i tetti scoperchiati, così che dove non è arrivato il terremoto, arriverà la neve a fare il resto.

Dicono che la classe politica di un Paese è lo specchio della sua popolazione; un’immagine così distorta delle brave persone che immagino esistano anche in Italia la può restituire solo uno specchio rotto, sbriciolato in mille pezzi.

E forse è vero, è davvero così. Non mi stupirei, del resto. Fanno sette anni di disgrazia. Nel caso, siamo solo al primo.

https://stazionemir.wordpress.com/2010/08/04/sette-anni-di-disgrazia-lo-specchio-rotto/





SOTTO(UN)TETTO

23 07 2010

Questo post rientra di diritto nella categoria del blog intitolata al “miracolo aquilano”. Ebbene sì. E’ però un miracolo posticipato. Dopo le CASE, dopo i MAP, dopo il Fondo Immobiliare e l’abortito tentativo di piazzare i 1700 nuclei familiari in esuberoall’interno dei MAR (container su ruota), arriva l’asso nella manica!

IL SOTOTETTO ABITABILE!

Novelli Giuseppe e Maria, anziché girovagare alla ricerca della stalla, ed usufruire della famosa e Santa mangiatoia avranno, entro l’autunno (con la calma che si richiede affinché tutte le cose siano fatte per benino) il loro riparo aquilano e torneranno dall’esilio forzato sulla costa.

Quando si diceva che si sarebbe assicurato un tetto a tutti gli sfollati, dite la verità, che non vi aspettavate nemmeno voi che ci fosse da prendere l’affermazione alla lettera!

Vespa direbbe: ma allora preferivate i container? SI, PER DIO!

Roba da battere la testa al muro, se non fosse di cartongesso, quello che ho nella C.A.S.A…..

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UNA CAGNA IN MEZZO AI MAIALI

23 07 2010

Non sembra una notizia d’apertura per il TG1, che ultimamente riferisce,( tra un servizio sul caldo e uno sui disagi dei cani),con maggior tempestività e solerzia i messaggi da Silvio al suo popolo amorevole.

Non è quindi una notizia per l’Italia, e non è una novità per noi, aquilani, che comunque da mesi ne sappiamo un po’.

Contrariamente alle convinzioni della classe politica locale degli ultimi dieci anni (almeno), la camorra, le mafie in genere a L’Aquila come in Lombardia e dovunque hanno i loro uomini. E dopo il 6 aprile, L’Aquila è il loro avamposto. Chi non c’era si è attrezzato, ed è arrivato qui.

Persino il nostro ex-Prefetto, (oggi vice di Bertolaso alla Protezione CIvile) si era detto certo che il rischio di infiltrazioni nei lavori meritasse “attenzione, ma non allarme”. E dire che di materiale, sulla questione dei subappalti per il Progetto CASE e le scelte fatte a riguardo da Prefettura dell’Aquila e Protezione Civile ce ne sarebbe tanto. Ma pure di questo non ne avreste saputo nulla se non grazie alla rete. La notizia che mancherà all’appello nei TG occupati a ricordarvi che se avete caldo dovete restare al fresco, che sennò i nonnini stirano le gambe e ce li giochiamo, pur non essendo per noi una novità, ci turba ugualmente.

Il 7 aprile 2009,infatti secondo le intercettazioni – per ora ancora riportabili a mezzo stampa e bavaglio permettendo- c’erano amici dei Casalesi al telefono con un aquilano che (se le accuse risulteranno fondate, cosa ancora tutta da accertare) era attivo per assicurargli un ingresso nell’opera della ricostruzione aquilana,attraverso una nuova azienda creata -per l’accusa- allo scopo.

Circondata tra cemento, cricche, curie(1 e 2 solo per citarne alcune), prefetti indagati per concorso in turbativa d’asta, a prescindere dalla notizia odierna(che potrebbe pure rivelarsi una non notizia), L’Aquila di oggi è così:

Una cagna in mezzo ai maiali. Come diceva De Gregori.

Ma lo era anche ieri,(senza che diventasse notizia) e qui troppa gente sosteneva con insostenibile determinazione e certezza il contrario. Asserivano che a L’Aquila le mafie non attecchivano; altro che sottobosco delinquenziale, già da prima di questo episodio si poteva parlare di una vera e proria foresta criminale.E lussureggiante, per giunta.

Con la buona volontà di pochi, si cerca di fare luce, di disboscare, di riuscire alla luce del sole. Di accertare colpevoli e possibili innocenti tirati in mezzo. ( tra i 52 indagati, per l’aquilano è stata respinta dal gip di Napoli la richiesta d’arresto per “insussistenza del quadro indiziario”).

Mentre il TG1 vi spiega come combattere il caldo, da noi già prima di oggi era lunga la lista di chi doveva andare al fresco. Il consiglio al Tg1 è di parlarne. La galera può essere un ottimo rimedio per la calura estiva; potrebbero cogliere l’occasione per parlare di cose serie.

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COLLEZIONE BERTOLASO

22 07 2010

Guido Bertolaso oggi raddoppia il bottino.

Solo ieri Poggio Picenze aveva deciso, a maggioranza, di conferirgli la cittadinanza onoraria; e già oggi gli fa eco il comune di Ocre.

Nei giorni seguenti, lo stesso copione si ripeterà altrove, nei comuni del Cratere.

C’è poco da dire, e poco da osservare a riguardo.

Solo tre giorni fa, sono stato insieme ad altri amici dell’Assemblea Cittadina di Piazza Duomo a Poggio Picenze. La piazza era gremita; i volti erano stanchi e segnati da un anno orribile come quello che abbiamo alle spalle. Ancor più segnati di quanto fosse lecito attendersi, giacché le prospettive future non sono migliori dei ricordi recenti.

Ma quei volti, interrogati, hanno risposto.

Quella popolazione di un borgo medio-piccolo del Cratere Aquilano nulla sapeva delle intenzioni del loro Sindaco. Manco a dirlo, di centro-destra.

Mi è venuto spontaneo chiedere loro se gli sembrasse normale tutto questo.

Che i loro dipendenti, questo sono gli eletti, ed ogni tanto vale la pena ricordarlo, agissero di soppiatto in nome e per conto loro.

Gli ho detto che avrebbero dovuto parlarne, e poi decidere ciò che volevano. Per essere pro o contro una simile decisione, ma almeno discussa. CONDIVISA.

Si sarebbero riuniti nei prossimi giorni nella loro prima assemblea anche loro, hanno battuto le mani a chi gli ha portato uno stimolo a riscoprirsi comunità. A riscoprire che mai come oggi c’è bisogno di parlarsi, anche malamente; se necessario anche di scontrarsi. Ma non ci si può ignorare. Non si dovrebbe mai, ed ancor di più oggi, che siamo tutti con un piede sulla porta per andarcene via e mollare questa valle bella e maledetta dall’uomo al suo oblio predestinato.

Si sarebbero riuniti, e lo faranno senz’altro appena anche loro sapranno trovare un  luogo come ce lo siamo dovuti guadagnare noi. Si incontreranno, anche se è tardi.

Da ieri annoverano Bertolaso tra i loro concittadini. Una presenza pesante che lo stesso interessato, con una lettera, aveva tenuto a precisare ufficialmente, non dovesse scaturire da un gesto di parte. Ché se per farlo si fosse dovuta dividere una comunità, non l’avrebbe voluto.

Bontà sua.

La maggioranza di Poggio Picenze, ha deciso che la riconoscenza di una comunità verso un singolo non la si “sente” dall’interno: la si impone anche a chi non la condivide.

E tutti, pro e contro, dovranno attendere le decisioni della magistratura per sapere se in città, hanno “onorato” un santo o un malfattore. Nel qual caso, sarebbe stato malfattore anche nei loro confronti e per le loro vicende seguite al terremoto.

Collezionare cittadinanze onorarie è un divertimento di pochi, contro la vergogna di molti. Ci passa sempre tutto sulla testa, ma non si leva mai dallo stomaco.

Ed è uno sfregio che non si dimentica.

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SOGGETTO (POLITICO) E PREDICATO.

20 07 2010

Ieri pomeriggio. Nuvole ed afa irrespirabile. Una piazza stretta già di suo, e stretta ancor di più dall’incombente ponteggio che promette di saper reggere la grande cupola di San Bernardino. E il retro, (sfasciato non meno della facciata -più nota-della scuola De Amicis, per la quale si spende l’impegno delle Amiche per l’Abruzzo) che anche su quella piazza si affaccia. Piazza del Teatro. Sfasciato pure quello, schiuma arancio che sigilla le sue vistose crepe, tanto grandi che ci infileresti due mani. I cantieri, manco a dirlo, sono fermi e silenziosi, in attesa di tempi migliori.

L’inaugurazione, l’annuncio gaudio magno urbi et orbi di “Cantiere Aq”  va in scena in un contesto così: circondata dalla zona rossa, al “ridotto” del Teatro Comunale.

Mentre ci arrivi sei sormontato dalla grandezza fisica del disastro; ne deriva una ritrovata  voglia di cercare motivi di speranza. E quella piccola folla radunata davanti al ridotto, a cercare fuori aria più fresca che all’interno, sperava di respirare e di trovare ieri un nuovo motivo di fiducia nel futuro.

Si entra, si prende posto. Io, mentalmente registro.

La donna dell’entourage Pezzopane che introduce l’inizio della conferenza, immediatamente da il la. Batte un diapason tutto suo. La nota la percepiscono quelli che hanno orecchie più smaliziate.

“Diamo inizio alla presentazione di Cantiere Aq, questo nuovo soggetto politico, questa associazione, che…”.bla bla bla.

Faccio un salto sulla sedia.

Anche Elisa, giornalista Aquilana seduta di fianco a me, se lo segna a caratteri cubitali sul taccuino: SOGGETTO POLITICO.

Non speravo in un messaggio tanto chiaro, tanto esplicito, in fondo sì, tanto sfacciato.

Si va avanti. Lettura del manifesto dell’associazione. Tante belle parole. Se l’Assemblea cittadina avesse avuto un manifesto, non avrebbe potuto essere che quello che ci viene letto ora dal palco, dalla stessa donna dietro un leggio. Sembra una lettura di poesia d’avanguardia. E invece no.

Presenti: Badaloni( Europarlamento), Lorenzetti(Ex Presidente Umbria), Giulietti(Articolo 21), Lolli, Cialente (in ritardo, e sempre più sfranto, sfibrato) e ovviamente la padrona di casa: Stefania Pezzopane. O solo Stefania, per quell’aquilanità di sinistra che se la ricorda forse ancora ragazza quando ragazzi erano pure loro. Per loro basta il nome. Gente dell’età dei miei genitori, o iscritti “al Partito” di una volta, che l’hanno vista crescere, politicamente.

Ebbene inizia il discorso della Presidente della costituenda associazione. La Presidente, per antonomasia, è lei. Discorso bello, del resto lo dicono tutti: “Stefania parla bene”.

Mette molto le mani avanti. Specifica più volte, anticipa più volte le affermazioni più strettamente “politiche” dicendo che questo è un soggetto, un attore “IN PIU'” nella scena aquilana. Che non va a sostituirsi a nessuno di quelli già presenti. (Excusatio non petita)

Poi però si dice che è uno spazio aperto ai cittadini, per essere luogo di incontro, di scambio, di proposta di idee, di confronto e di decisione tra pari. Tra cittadini, “tutti aquilani” (“per chi crede che l’unico vero obbligo di appartenenza sia quello verso l’umanità e la civiltà, senza sottocategorie distintive”).

Cioè, per dirla bruta, il soggetto politico messo su da un personaggio politico,iscritto e rappresentante di un partito politico, dovrebbe svolgere la funzione che è propria dell’Assemblea cittadina.

Nata perché di un luogo così c’era bisogno,se ne sentiva la necessità. E si è deciso di incarnarlo in modo corale. Reprimendo quotidianamente le spinte personalistiche che innegabilmente ciascuno porta, reprimendo (anche queste quotidianamente) preconcette visioni partitiche della realtà, in un’ottica diversa. La città è di tutti, e non ha colori. E’ il nostro patrimonio passato, e dobbiamo cercare di far sì che possa essere un patrimonio anche futuro. Punto. Non serve altro. E, scuserete la diffidenza, ma una cosa del genere la fanno cittadini liberi. Anche se solo da logiche di partito. Partito di cui si fa parte , e anche di quello in cui prima o poi si entrerà.

Non è naturale che si proponga di farlo un politico di rango in cerca di sistemazione adeguata alle ambizioni personali.

Non so voi, ma io credo che un politico non possa tentare di incarnare realtà ed aspettative della sua “base” di riferimento e anche  di chi non appartiene alla sua stessa parte politica, senza correre il rischio di apparire per chi conduce un’operazione populista, e poco credibile nella sua onestà intellettuale. Può semmai cercare di costruire con le altre parti politiche un consenso su obiettivi comuni. Che vanno interpretati da PIU’ soggetti concordi. Non da un solo interprete. Non può, uno solo interpretare tutto, per tutti. Non può essere il monologo, la ricostruzione. Nemmeno il monologo di chi promette ( e solo questo può fare) di avere orecchie per tutti. Perché la bocca è sempre una, come la testa. Altrimenti è la schizofrenia, o peggio, l’inciucio. Il populismo di sinistra. Un orrore.

Parlano tutti dopo di lei. La Lorenzetti ha un altro passo. Donna che c’è passata per una ricostruzione. Che parla di cordoli di cemento armato con la stessa disinvoltura con cui parla di incontri e tavoli e leggi nazionali per la ricostruzione. Di Intese Governo-Regione. Di incontri istituzionali. Ci invita a non mollare sulle nostre richieste. Sui nostri diritti. Non lo faremo, può starne certa. Badaloni, indignato per l’uso fatto dell’informazione televisiva del TG1 (e altri) sul terremoto. Strappa applausi, è chiaro. Dichiara però che ha scoperto oggi che abbiamo 54.000 sfollati. ( Esclamo dentro di me: ” e ci fai il Parlamentare Europeo e il giornalista RAI, ma potevamo vincere la guerra?” roba da farti cascare le braccia. Un anno e mezzo quasi che la gente si informa sui blog, e loro,  nei palazzi non ne sanno una sega!!)

Giulietti propone di dedicare spazi giornalistici fissi, ossservatori sulla ricostruzione. Buona idea, mi domando chi lo dovrebbe consentire.

E poi Lolli, che accenna un’autocritica per i momenti in cui la politica locale era assente e siamo stati presenti noi. La gente. Che dice “gli ha suonato un po’ la sveglia, gli ha dato coraggio”.

Spazio alle domande. tre o quattro che tessono le lodi di Stefania, appunto. Basta Stefania, per loro. Lucci, dell’Accademia dell’Immagine che batte cassa per i suoi debiti. Che ci chiede, A NOI(!) cosa vogliamo fare con i debiti dell’Accademia. Se vogliamo volare alto, comportarci da capoluogo e difendere ciò che abbiamo. Partendo, secondo la sua personale visione, dall’Accademia. Il Sindaco, per chi non lo sapesse, ne è il Presidente.

Vorrei quasi domandargli se non era il caso che chiedesse un appuntamento per parlarne con i diretti interessati. No, perché a me onestamente non mene frega niente dei suoi debiti. Non ora. In generale non mi frega di interventi fatti in pubblico “pro domo sua”.

E così, per ultimo, prima che si passi il microfono al Sindaco, faccio l’ultimo degli interventi dal pubblico. Anziché fare affermazioni, come tutti quelli che mi hanno preceduto, (eccetto una ragazza che ha detto “non vi dimenticate che siamo una città universitaria”) decido di fare delle domande.

“Questa associazione siederà alla pari delle altre nell’assemblea cittadina, strumento che ci siamo dati per confrontarci senza eccessivi personalismi, e per interpretazioni collettive e corali circa la strada da percorrere nella ricostruzione? Oppure tenta di essere una fagocitosi dell’Assemblea stessa che dovrebbe riconoscersi nella Pezzopane, capace di interpetare tutto e tutti. Di dirci poi lei, come si deve fare?” Sarebbe da aggiungere qualcosa del tipo ” e magari di farlo anche, quando sarà diventata deputato, e Sindaco, se gli incastri tra chi cade prima, il Governo o Cialente, glielo consentiranno?” ma non lo dico, meglio di no.

La Pezzopane, a denti stretti risponde che assolutamente, l‘intento non è la fagocitosi. Che certamente alcune cose si faranno insieme in Assemblea, ma che altre le si può portare avanti in solitudine, ed in altre sedi.

Ci sono però dei casi, e forse sono la maggioranza, in cui più che farsi dare una risposta da un politico, l’importante è avergli fatto una domanda. Perché alcune domande possono insinuare il dubbio in chi ascolta farle, e mandare un messaggio a chi ne è il destinatario.

Il messaggio è arrivato senz’altro. Stefania non è fessa.

E nemmeno noi ; per ogni soggetto, anche politico, c’è un predicato. Quello che cantiere Aq predica, io l’ho capito. Non pretendo di avere ragione. Basterà aspettare, e constatare.

Credete che sia giusta l’intuizione? Allora condividete, e salviamoci il nostro esperimento di democrazia partecipata. Perché sia finalmente partecipata e democratica per davvero.

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INGENUE DOMANDE DI UN INGENUO CITTADINO

18 07 2010

Fresca di nomina ad assessore comunale con la bellezza di 15 deleghe, Stefania Pezzopane (non paga) fonda un’associazione che promette di occuparsi di Ricostruzione partecipata. Che è una delle sue quindici-dico-quindici deleghe assessoriali.

Dell’associazione in questione, “aperta ai contributi della cittadinanza”, si legge sul sito della stessa, faranno parte nomi e volti noti come David Sassoli, Piero Badaloni, e altri personaggi politici che di ricostruzione si sono occupati, come la Presidente della Regione Umbria Lorenzetti.


“È dalla gente, dai giovani, dai professionisti, dalle categorie produttive… che è giunta la più grande attestazione di amore per la nostra città e con essa sono arrivate idee, stimoli nuovi. È con tutti loro che vogliamo ricostruire, dal basso, la città. Vogliamo essere una comunità organizzata, capace di decidere del nostro futuro, garantendo a tutti una libera partecipazione, con l’obiettivo di lavorare per la ricostruzione dell’Aquila, dei comuni limitrofi e dei rispettivi abitanti. Una ricostruzione che non sia solo di tipo urbanistico-architettonico, ma anche, soprattutto sociale, economico e culturale. L’associazione è aperta a tutti, indipendentemente dal credo politico. Gli unici colori che ci contraddistinguono sono il nero e il verde, quelli dell’aquilanità. […] Vogliamo essere un luogo di elaborazione e di “contaminazione” tra diverse idee e proposte, sollecitare l’incontro e il confronto tra le istituzioni e i diversi gruppi che spontaneamente hanno coagulato le energie dei cittadini fin dai primi mesi dell’emergenza post sisma.”

Io, ingenuamente, non posso che domandarmi in merito alcune cose:

La prima, e più pesante questione da sciogliere è cosa mai possa fare un’associazione più di quanto i suoi stessi componenti (tra parlamentari, euro-parlamentari e personaggi politici attivi in genere) non riescano a “portare a casa”, per il bene della collettività s’intende, durante il loro lavoro e grazie ad esso.


La seconda, da quanto si legge nello scarno comunicato che annuncia per la giornata di domani la presentazione dell’associazione al pubblico (ore 17, ridotto del Teatro Comunale), mi pare più che legittima:


Cantiere Aq è un laboratorio aperto al contributo di tutti voi, di chiunque abbia voglia, passione ed interesse a ricostruire veramente dal basso questo nostro territorio.”


Benissimo, nobile intento. Ma questo cantiere, invero, già c’è. E la signora in questione lo frequenta (e tenta di beneficiarne) da lungo tempo.

Si chiama assemblea cittadina.

Che sussista poi la possibilità che ad un’associazione aderiscano normali cittadini, questo mi pare inutile specificarlo. Lo prevede la legge, direi a naso.

La domanda allora è: questo crogiolo di menti, cosa tenta di fare?


In qualità di associazione siederà  ALLA PARI delle altre già esistenti (e con gli stessi nobili obiettivi) nell’assemblea cittadina che riunisce cittadini liberi, associati, membri di comitati ed Onlus, oppure forse, desidera reincarnare nella nostra vitaminica ex-Presidente di Provincia e neo-assessore quello che l’Assemblea ha fatto e tenterà (nonostante tutto e tutti) di fare, combattendo dal primo momento gli inevitabili personalismi sempre in agguato?

Stiamo per consegnare nelle mani della Giunta Comunale la nostra proposta di regolamento sulla partecipazione, con la quale tenteremo di incidere sull’azione dell’Amministrazione locale portando direttamente in consiglio le nostre istanze. E la Pezzopane sarà il nostro referente (delega, ça va sans dire, alla ricostruzione partecipata). Questa costituenda Associazione che ruolo avrà? Da un lato propone, e dall’altro approva? Serve a fare da “collettore” alternativo all’Assemblea, così che ella sia al contempo il nostro megafono e colei che a noi deve rispondere?

Non suona un po’ schizofrenico? Non suona un po’ strano?

A questo punto resta da augurarsi che sia una trovata pubblicitaria, che questa associazione altro non sia che il futuro comitato elettorale della signora in questione. Che abile è senz’altro, ma ancora debbo capire a far cosa.

Domani però tocca esserci, per capire, o almeno intuire che aria tira.

E magari, per farlo capire anche a lei.

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