BASTA UNA DONAZIONE

1 06 2010

Sembra giunto il momento di incazzarsi di nuovo.

Non perché si scoprano novità, ma solo perché ciò che noi da mesi andiamo dicendo in lungo e in largo (a chi vuole ascoltarci) sul coacervo di interessi politici, ecclesiastici, imprenditoriali e delinquenziali, che hanno gestito l’emergenza del terremoto del 6 Aprile e che un anno fa ha fatto sorgere a L’Aquila il progetto C.AS.E. viene ogni giorno di più confermato dai fatti. Ma non solo: ai fatti si aggiungono le parole dei diretti interessati.

Ad oggi, è stato detto praticamente tutto: si è detto dell’inutilità delle C.A.S.E. siffatte, che vi (e ci) sono costate il triplo del dovuto, si è detto dello sperpero di denaro pubblico che ha accompagnato questa monumentale lottizzazione(lo ha detto un consigliere regionale dell’IDV e il prof. Calvi l’ha querelato: vedremo a chi dà ragione il Giudice), si è finalmente parlato anche del giocattolo governativo che rappresenta la decretazione dello stato d’emergenza: una scorciatoia giuridica per fare ciò che s’è sempre fatto senza incappare in sanzioni e condanne a posteriori per l’allegra gestione di fondi pubblici.

Si è forse capito anche quanto fosse vile definirci degli ingrati per aver sollevato obiezioni sull’operato di Guido Bertolaso e del Governo a L’Aquila.

Ai puri di spirito, ai non maliziosi nell’animo sarà chiaro ormai che le obiezioni venute dall’Aquila nulla hanno a che fare con la politica dei partiti. Guido Bertolaso è stato ed è un uomo buono per tutte le stagioni, per tutti i colori. Questo giustifica molti dei silenzi della cosiddetta “opposizione”, che oggi varrebbe forse la pena chiamare “la cricca dei diversamente concordi”, anche a costo di passare per chi dicendo che tutti sono colpevoli, vuol far pensare che nessuno lo sia.

Noi, abbiamo fatto il nostro. Le cose le abbiamo dette, e le abbiamo documentate. C’è stato “Comando e Controllo”, “Draquila” e Porta a Porta. Ognuno scelga le fonti a cui abbeverarsi.

C’è però un nuovo aspetto. Nuovo per chi, fino ad oggi non ne aveva mai sentito parlare. Ed è il famigerato 30%. Il 30% delle aree occupate dal Progetto C.A.S.E. si stabilì al momento della costruzione, che venisse destinato a servizi per i residenti; immagino saprete che nelle aree lottizzate non c’è nulla che vada oltre le case. E immagino voi sappiate che, per rendere l’idea della situazione, su 700 attività commerciali presenti in centro storico, solo 15 hanno riaperto, e 3 di queste solamente sono nel centro storico.

Con quel 30%, dunque, c’è la possibilità di dare un punto di partenza per tutti quegli artigiani e commercianti che dopo più di un anno sono fermi, e senza nessun sostegno economico dallo Stato. Edicole, parrucchieri, alimentari, negozi di qualsiasi genere avrebbero potuto riaprire lì. Nell’attesa che il centro torni ad essere ciò che era. Attesa che si preannuncia di molto più lunga rispetto a quanto tutti saremmo disposti ad accettare, ed il Governo ad ammettere.

Accade però, che dopo aver ottenuto la costruzione sui propri terreni di una residenza universitaria privata, di un villaggio per i dipendenti della casa farmaceutica Sanofi Aventis, e dell’orrenda Chiesa di Piazza D’Armi (ad oggi vuota, inutilizzata, e destinata PER LEGGE all’abbattimento tra meno di 3 anni in quanto struttura provvisoria, sempre ammesso che vogliamo credere alla legalità dell’operazione e alla correttezza dei committenti), la Chiesa fiutando l’affare compie la sua nuova operazione immobiliare.

Ed è lo stesso vescovo ausiliario a dichiararlo con un candore non da tutti, a Report, nella puntata di domenica 30 Maggio. Con i 35 milioni di Euro ricevuti dagli Italiani per il sostegno alla popolazione terremotata, la Chiesa ha acquistato-dice il Monsignore- terreni destinati alla collettività per i servizi, allo scopo di costruirvi centri pastorali.( testualmente: “perché non avendo terreni, siamo stati costretti ad acquistarli”)

Poco importa che magari non tutti abbiano l’abitudine di battersi in petto alla domenica mattina per scontare le malefatte della settimana trascorsa, poco importa che possano esserci in quegli insediamenti anche ferventi anticlericali come il sottoscritto. Poco importa che ci siano migliaia di famiglie cha aspettano gli sia dia il permesso di riaprire l’attività ferma da un anno nelle uniche aree dove adesso si trovano gli Aquilani residenti.

Ciò che importa è aumentare il patrimonio ecclesiastico locale, e se possibile meglio farlo con operazioni di evangelizzazione, di “socializzazione” in sacrestia, e tutti insieme a recitare l’Ave Maria.

Dopo il terremoto, il mancato impegno finanziario al risanamento delle Chiese aquilane, l’occupazione di terreni pubblici con denaro pubblico e privato, e ” l’offerta” di terreno privato per opere finanziate con capitale pubblico (da gestire poi, privatamente), il Vaticano spende i soldi delle vostre donazioni per l’ultimo boccone: il boccone del prete.

Mentre da noi, il piatto piange.

Ora che ho molto peccato, confido nell’assoluzione: basta una donazione, ne sono certo. L’indulgenza sarà assicurata; dal Medioevo, non è cambiato poi molto.

Trovate qui la puntata integrale di “REPORT” di domenica scorsa, intitolata, appunto “Il boccone del prete”. La dichiarazione del Vescovo Ausiliario D’Ercole, è intorno al minuto 27. Buona visione.


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4 responses

1 06 2010
Luciano B. L.

Quello che a L’Aquila viene definito il “30%” altro non è che la quantità di standard che in ogni “lottizzazione residenziale” deve essere preservato. Lo definì e lo rese obbligatorio la Legge “ponte” (del 6 agosto 1967 n. 765). Questa quantità di PUBBLICHE ATTREZZATURE, un anno dopo, venne indicata a livello nazionale con un limite di 18 metri quadrati per ogni abitante esistente ed insediabile. Ogni legge regionale ha facoltà di estendere questo limite minimo che sostanzialmente indica “il livello qualitativo che dal punto di vista urbanistico raggiunge allo stato di fatto o allo stato di progetto, un insediamento, sia esso di dimensioni comprensoriali, urbane o di settore urbano”. Tale livello viene identificato con la dotazione di servizi, o meglio di attrezzature. Cioé?
Chiese ed oratori? Certamente, ma non solo! Infatti, per le aree residenziali, le pubbliche attrezzature sono: gli asili nido, le scuole materne, le scuole dell’obbligo, i mercati di quartiere, le delegazioni comunali, gli impianti sportivi di quartiere, le chiese, gli impianti sociali e le attrezzature culturali e sanitarie, le aree verdi di quartiere. E via specificando, per ogni Regione.
Quindi, la quetione sollevata molto bene da Federico è assai rilevante. Chi mai può aver venduto impunemente ad un vescovo questi terreni destinati anche ad altro scopo? Questi terreni sono pubblici e la chiesa, come ogni altra pubblica attrezzatura sopra elencata, poteva e dovrà essere costruita in diritto di superficie. Ma siamo pazzi? Evidentemente solo dei mascalzoni possono aver alienato dei terreni che sono stati espropriati ai cittadini per fare quanto la legge prescrive. Questi atti sono NULLI. Si faccia ricorso.
Le “grida” di Federico sono sacrosante.
Tuttavia, c’é un solo aspetto da tener presente: l’assenza di una idea di città e quindi l’azione sconsiderata della pubblica amministrazione nel gestire ogni singolo aspetto contingente. Preciserò in seguito questa questione, per non fare confusione.

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1 06 2010
Antonio

“dal Medioevo, non è cambiato poi molto”
Caro Federico, nel medioevo si facevano i roghi per molto meno, quindi ringraziamo la fortuna che ne siamo lontani.
Noi siamo abituati a trattare i sacerdoti (fino al papa) in un modo strano; forse perchè parlano adagio come i bambini, forse perchè hanno la gonna come le donne, forse perchè quando vengono accusati di qualche cosa, si scandalizzano come potrebbe farlo mia nonna se le si dicesse che si comporta come berlusconi.
I sacerdoti, fino al papa, ci devono far paura più dei mafiosi (sia delinquenti comuni che quelli che sono al governo); perchè questi sappiamo chi sono, quanto danno ci fanno, ed anche se siamo impotenti per fermarli, cerchiamo di tenerli a distanza. I sacerdoti, invece, all’apparenza non ci fanno paura, anzi, al limite ci sono anche quelli che in confessione gli vanno a dire le cose proprie ed altrui! Pensa che vantaggi hanno i sacerdoti sui mafiosi! Hanno tutto sotto controllo.
Hanno lo I.O.R., unica banca al mondo che non deve rendere conto a nessuno di qualsiasi intrallazzo ci fanno. Persino sui sacerdoti pedofili, è bastato che il papa chidesse scusa e tutto è finito lì!!!
Cominciamo a temere i sacerdoti un po’ di più di berlusconi e forse se riusciremo a tenerli a bada, ci libereremo anche dalla mafia.
Antonio.

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1 06 2010
rossana

Basta una donazione……. oppure attendere il mese di agosto e passare attraverso la “porta santa”!!!!!

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2 06 2010
Inneres Auge

HO SEGUITO LA PUNTATA CON GRANDE INTERESSE, DA AQUILANO E DA CITTADINO LIBERO DI PENSARE.
Mi è piaciuta anche la tua testimonianza: le parole di D’Ercole mi hanno sconvolto.

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