EMENDAMENTI e REFUSI

5 07 2010

Vivo con apatia la vigilia della manifestazione che ci apprestiamo a compiere, ancora una volta a Roma.

Credo d’essere in buona compagnia. La stanchezza, forse. L’incertezza su tutto, forse. L’estate che qui non si sente, forse.

Un po’ perché non mancano i diluvi pomeridiani cui da tempo ormai siamo abituati.

Un po’ perché effettivamente si è stanchi.

E poi c’è la crisi di governo, forse.

Non succederà, ma se succedesse, riusciremmo in un grande slam, senza volerlo.

La peggiore catastrofe naturale degli ultimi 100 anni, nel bel mezzo della peggiore crisi economica degli ultimi 90, cui va ad aggiungersi una crisi di governo.

Sarebbe notevole, non c’è che dire.

E comunque questa prossima è una manovra talmente iniqua e vergognosa che la lista di chi la combatte è chilometrica. C’è però chi mi fa sapere che saremo davvero tanti. Circolava la cifra di 57 autobus, e cresceranno ancora. Diluiti a Roma può non impressionare, ma è una cifra notevole. Lo è ancor di più se considerate che li paghiamo di tasca nostra. Vengono anche autobus di aquilani sulla costa, ancora a migliaia lì.

15 € a cranio, per passare una giornata che si preannuncia africana davanti al muro di gomma della politica italiana, autoreferenziale.

Pare che ce li mandi sempre qualcun’altro a sedere lì, in Parlamento, che a noi non devono rispondere. Nonostante tutto, paghiamo 15€ a testa per andargli a dire che ci servono soldi veri. Noi ci saremo, ma credo molti ci arriveranno col fiato corto.

Un po’ perché è estate. Un po’ perché siamo stanchi. Un po’ perché non ci cagheranno di pezza. Un po’ perché magari di noi non frega niente a nessuno. Un po’ perché Minzolini saprà fare il suo sporco lavoro anche stavolta.

Un po’ perché c’è un bavaglio da approvare. Un po’ perché chiedono soldi a tutti, e da noi ne hanno spesi tanti. Non per noi, non per tutti noi, non per le nostre volontà. Un miliardo per le CASE, e più di 20 milioni al mese per gli alberghi. Ancora oggi, visto che le case non bastano per tutti, e quelle nostre da riparare giacciono, e di miliardi da buttare in pasto alla cricca non ce n’è più. E’ talmente lampante che avevamo ragione a levare le nostre voci di dissenso, che non si dovrebbe nemmeno più ripeterlo. Eppure..

Stanchezza, allora. Frustrazione. Senso d’impotenza. Le tasse abbiamo già ricominciato a pagarle, dal 1° Luglio.

Se non fanno marcia indietro, arriveranno i protesti, i  contenziosi, le cartelle esattoriali. Allora bisogna andarci, e poi tornare a casa. Incazzati, sfiduciati, ogni volta più incazzati e più sfiduciati.

Tornare a casa, almeno a respirare. Abbiamo un’aria che a Roma si sognano: fresca, pura, cristallina. Puoi respirare a pieni polmoni, farti coraggio, e andare avanti finché ce la fai.

Respirare è gratis. Salvo emendamenti e refusi.

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BASTA UNA DONAZIONE

1 06 2010

Sembra giunto il momento di incazzarsi di nuovo.

Non perché si scoprano novità, ma solo perché ciò che noi da mesi andiamo dicendo in lungo e in largo (a chi vuole ascoltarci) sul coacervo di interessi politici, ecclesiastici, imprenditoriali e delinquenziali, che hanno gestito l’emergenza del terremoto del 6 Aprile e che un anno fa ha fatto sorgere a L’Aquila il progetto C.AS.E. viene ogni giorno di più confermato dai fatti. Ma non solo: ai fatti si aggiungono le parole dei diretti interessati.

Ad oggi, è stato detto praticamente tutto: si è detto dell’inutilità delle C.A.S.E. siffatte, che vi (e ci) sono costate il triplo del dovuto, si è detto dello sperpero di denaro pubblico che ha accompagnato questa monumentale lottizzazione(lo ha detto un consigliere regionale dell’IDV e il prof. Calvi l’ha querelato: vedremo a chi dà ragione il Giudice), si è finalmente parlato anche del giocattolo governativo che rappresenta la decretazione dello stato d’emergenza: una scorciatoia giuridica per fare ciò che s’è sempre fatto senza incappare in sanzioni e condanne a posteriori per l’allegra gestione di fondi pubblici.

Si è forse capito anche quanto fosse vile definirci degli ingrati per aver sollevato obiezioni sull’operato di Guido Bertolaso e del Governo a L’Aquila.

Ai puri di spirito, ai non maliziosi nell’animo sarà chiaro ormai che le obiezioni venute dall’Aquila nulla hanno a che fare con la politica dei partiti. Guido Bertolaso è stato ed è un uomo buono per tutte le stagioni, per tutti i colori. Questo giustifica molti dei silenzi della cosiddetta “opposizione”, che oggi varrebbe forse la pena chiamare “la cricca dei diversamente concordi”, anche a costo di passare per chi dicendo che tutti sono colpevoli, vuol far pensare che nessuno lo sia.

Noi, abbiamo fatto il nostro. Le cose le abbiamo dette, e le abbiamo documentate. C’è stato “Comando e Controllo”, “Draquila” e Porta a Porta. Ognuno scelga le fonti a cui abbeverarsi.

C’è però un nuovo aspetto. Nuovo per chi, fino ad oggi non ne aveva mai sentito parlare. Ed è il famigerato 30%. Il 30% delle aree occupate dal Progetto C.A.S.E. si stabilì al momento della costruzione, che venisse destinato a servizi per i residenti; immagino saprete che nelle aree lottizzate non c’è nulla che vada oltre le case. E immagino voi sappiate che, per rendere l’idea della situazione, su 700 attività commerciali presenti in centro storico, solo 15 hanno riaperto, e 3 di queste solamente sono nel centro storico.

Con quel 30%, dunque, c’è la possibilità di dare un punto di partenza per tutti quegli artigiani e commercianti che dopo più di un anno sono fermi, e senza nessun sostegno economico dallo Stato. Edicole, parrucchieri, alimentari, negozi di qualsiasi genere avrebbero potuto riaprire lì. Nell’attesa che il centro torni ad essere ciò che era. Attesa che si preannuncia di molto più lunga rispetto a quanto tutti saremmo disposti ad accettare, ed il Governo ad ammettere.

Accade però, che dopo aver ottenuto la costruzione sui propri terreni di una residenza universitaria privata, di un villaggio per i dipendenti della casa farmaceutica Sanofi Aventis, e dell’orrenda Chiesa di Piazza D’Armi (ad oggi vuota, inutilizzata, e destinata PER LEGGE all’abbattimento tra meno di 3 anni in quanto struttura provvisoria, sempre ammesso che vogliamo credere alla legalità dell’operazione e alla correttezza dei committenti), la Chiesa fiutando l’affare compie la sua nuova operazione immobiliare.

Ed è lo stesso vescovo ausiliario a dichiararlo con un candore non da tutti, a Report, nella puntata di domenica 30 Maggio. Con i 35 milioni di Euro ricevuti dagli Italiani per il sostegno alla popolazione terremotata, la Chiesa ha acquistato-dice il Monsignore- terreni destinati alla collettività per i servizi, allo scopo di costruirvi centri pastorali.( testualmente: “perché non avendo terreni, siamo stati costretti ad acquistarli”)

Poco importa che magari non tutti abbiano l’abitudine di battersi in petto alla domenica mattina per scontare le malefatte della settimana trascorsa, poco importa che possano esserci in quegli insediamenti anche ferventi anticlericali come il sottoscritto. Poco importa che ci siano migliaia di famiglie cha aspettano gli sia dia il permesso di riaprire l’attività ferma da un anno nelle uniche aree dove adesso si trovano gli Aquilani residenti.

Ciò che importa è aumentare il patrimonio ecclesiastico locale, e se possibile meglio farlo con operazioni di evangelizzazione, di “socializzazione” in sacrestia, e tutti insieme a recitare l’Ave Maria.

Dopo il terremoto, il mancato impegno finanziario al risanamento delle Chiese aquilane, l’occupazione di terreni pubblici con denaro pubblico e privato, e ” l’offerta” di terreno privato per opere finanziate con capitale pubblico (da gestire poi, privatamente), il Vaticano spende i soldi delle vostre donazioni per l’ultimo boccone: il boccone del prete.

Mentre da noi, il piatto piange.

Ora che ho molto peccato, confido nell’assoluzione: basta una donazione, ne sono certo. L’indulgenza sarà assicurata; dal Medioevo, non è cambiato poi molto.

Trovate qui la puntata integrale di “REPORT” di domenica scorsa, intitolata, appunto “Il boccone del prete”. La dichiarazione del Vescovo Ausiliario D’Ercole, è intorno al minuto 27. Buona visione.


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