DI PARTECIPAZIONE E LOBBY

19 08 2010

Ci sono 35 milioni di € dello Stato da spendere “per il sociale” a L’Aquila. Nove di questi milioni minacciano di svanire perché inutilizzati da più di anno.

Tra le quindici deleghe dell’assessore Pezzopane c’è appunto, quella alle politiche sociali.

C’è da giurare che saranno spesi come si paventava, proprio ieri e da più parti in Assemblea cittadina. Che contemporaneamente andava “in scena” durante l’incontro promosso dall’assessore, e alla quale alcuni cittadini avevano partecipato, riportando voci che paventano la costruzione di palestre, asili, piscine, nelle aree del Progetto CASE.

Assicura, l’amministrazione comunale, che le nuove costruzioni risponderanno ad un criterio di pianificazione urbanistica (che è prerogativa dell’amministrazione comunale), e che sarebbe stato esaustivamente portato a termine con studi preliminari alla loro localizzazione.

Quindi un’idea di città c’è? Esiste?

Vale la pena di domandarsi allora come mai la delega alla ricostruzione partecipata (anche questa di Stefania Pezzopane) non sia stata utilizzata proprio per far si che si arrivasse ad una pianificazione partecipata, quella sì, delle strutture da localizzare nelle aree del Progetto CASE. In quel famoso 30% destinato a servizi all’interno dei 19 siti.

Vale la pena allora domandare all’Amministrazione Comunale se abbia intenzione di costruire, piuttosto che ricostruire, e soprattutto se abbia intenzione di annunciare le decisioni prese, piuttosto che far si che si possa contribuire a prenderle, indicando (se ci sono) differenti priorità.

Dalla sua l’assessore avrebbe un fantomatico questionario/sondaggio condotto tra residenti dei 19 siti, (ma a parte il sottoscritto, non ne conosco uno solo che abitandovi, sia stato intervistato) e grazie al quale si assicurerebbe una risposta adeguata alle necessità avvertite come prioritarie proprio dai maggiori beneficiari.

Dal canto suo, ieri l’ Assemblea ha dato lettura di un vibrante comunicato stampa che accusa la modalità di procedere del Comune, che in quanto a decisioni prese dall’alto e calate nella realtà della cittadinanza con spirito quanto meno oligarchico, non è da meno alla Protezione Civile e ricomincia a dimostrarlo.

Nel comunicato stampa, c’è la richiesta indifferibile di un confronto con l’Amministrazione, che ci chiarisca quale ruolo intenda riservare alla cittadinanza attiva, quale futuro si voglia assicurare all’iter d’approvazione del Regolamento di Partecipazione che pure abbiamo protocollato in Comune ormai un mese fa, e lì giace, senza una tangibile presa in considerazione fino ad oggi.

Insomma si chiede che ci si dica se s’intende lasciarci uno spazio formale e poi pure fisico (l’inverno arriva) per praticare partecipazione.

Alla lettura di questo comunicato, ottimo a parer mio nella forma, hanno fatto seguito interventi degli astanti.

I soliti astanti, i soliti interventi. Tutti che vogliono, giustamente, partecipazione.

E minore velocità, se non autentica “fretta”, da parte del Comune nel procedere a decisioni impegnative non solo finanziariamente, che rischiano di mettere una parola definitiva sul destino dei 19 siti, e quindi, di riflesso, su quello della città tutta. Del centro storico. C’è la preoccupazione, da me non condivisa sino in fondo, che rendere davvero vivibili e serviti i 19 siti possa condannare la città alla non-ricostruzione. Che la gente si adagi su quelle comodità, perdendo di vista l’importanza del suo nucleo identitario collettivo.

Alcuni si spingono più in là, e dicono che ci vuole rivolta contro queste scelte imposte, perché abbiamo il diritto di essere consultati. Le regole sono saltate, l’ordinario non può amministrare lo straordinario che s’è creato col terremoto e la sua distruzione.

A me pare assurdo, che dopo tutti questi mesi, la mia assemblea cittadina abbia ancora voglia di chiedere che si affermi esplicitamente da parte del Comune  ciò che, attraverso le sue azioni ed atteggiamenti, è intellegibile senza difficoltà.

Noi siamo una PARTE, della cittadinanza. Lo diceva il Sindaco nell’intervista che realizzammo a Gennaio nel suo ufficio, e che vi ripropongo alla fine del post. Ed in quanto PARTE, l’ascolto che è dovuto a noi è pari se non inferiore a quello dovuto alle realtà meno apparenti, ma pure presenti in città come altrove. Chiamatele lobby, se volete. E con le strutture che saranno costruite “per il sociale”, avremo una probabile dimostrazione di chi essi siano.

Mi domando se davanti a tutto questo, valga la pena di domandare ancora una volta con cortesia, di partecipare. E per di più, con ancora maggiore cortesia, di chiedere una volta per tutte se si ha intenzione di lasciarci fare proposte( che pure abbiamo elaborato e potremmo potenziare ed arricchire col contributo di tutti) all’Amministrazione comunale.

No, me lo domando perché ho come la “sensazione”, che mentre alcuni di noi parlano di rivolta e altri domandano con cortesia che ci si dica cosa si vuol fare con noi, il Comune fa i fatti. E con tutt’altra gente.

Share

Annunci




SOGGETTO (POLITICO) E PREDICATO.

20 07 2010

Ieri pomeriggio. Nuvole ed afa irrespirabile. Una piazza stretta già di suo, e stretta ancor di più dall’incombente ponteggio che promette di saper reggere la grande cupola di San Bernardino. E il retro, (sfasciato non meno della facciata -più nota-della scuola De Amicis, per la quale si spende l’impegno delle Amiche per l’Abruzzo) che anche su quella piazza si affaccia. Piazza del Teatro. Sfasciato pure quello, schiuma arancio che sigilla le sue vistose crepe, tanto grandi che ci infileresti due mani. I cantieri, manco a dirlo, sono fermi e silenziosi, in attesa di tempi migliori.

L’inaugurazione, l’annuncio gaudio magno urbi et orbi di “Cantiere Aq”  va in scena in un contesto così: circondata dalla zona rossa, al “ridotto” del Teatro Comunale.

Mentre ci arrivi sei sormontato dalla grandezza fisica del disastro; ne deriva una ritrovata  voglia di cercare motivi di speranza. E quella piccola folla radunata davanti al ridotto, a cercare fuori aria più fresca che all’interno, sperava di respirare e di trovare ieri un nuovo motivo di fiducia nel futuro.

Si entra, si prende posto. Io, mentalmente registro.

La donna dell’entourage Pezzopane che introduce l’inizio della conferenza, immediatamente da il la. Batte un diapason tutto suo. La nota la percepiscono quelli che hanno orecchie più smaliziate.

“Diamo inizio alla presentazione di Cantiere Aq, questo nuovo soggetto politico, questa associazione, che…”.bla bla bla.

Faccio un salto sulla sedia.

Anche Elisa, giornalista Aquilana seduta di fianco a me, se lo segna a caratteri cubitali sul taccuino: SOGGETTO POLITICO.

Non speravo in un messaggio tanto chiaro, tanto esplicito, in fondo sì, tanto sfacciato.

Si va avanti. Lettura del manifesto dell’associazione. Tante belle parole. Se l’Assemblea cittadina avesse avuto un manifesto, non avrebbe potuto essere che quello che ci viene letto ora dal palco, dalla stessa donna dietro un leggio. Sembra una lettura di poesia d’avanguardia. E invece no.

Presenti: Badaloni( Europarlamento), Lorenzetti(Ex Presidente Umbria), Giulietti(Articolo 21), Lolli, Cialente (in ritardo, e sempre più sfranto, sfibrato) e ovviamente la padrona di casa: Stefania Pezzopane. O solo Stefania, per quell’aquilanità di sinistra che se la ricorda forse ancora ragazza quando ragazzi erano pure loro. Per loro basta il nome. Gente dell’età dei miei genitori, o iscritti “al Partito” di una volta, che l’hanno vista crescere, politicamente.

Ebbene inizia il discorso della Presidente della costituenda associazione. La Presidente, per antonomasia, è lei. Discorso bello, del resto lo dicono tutti: “Stefania parla bene”.

Mette molto le mani avanti. Specifica più volte, anticipa più volte le affermazioni più strettamente “politiche” dicendo che questo è un soggetto, un attore “IN PIU'” nella scena aquilana. Che non va a sostituirsi a nessuno di quelli già presenti. (Excusatio non petita)

Poi però si dice che è uno spazio aperto ai cittadini, per essere luogo di incontro, di scambio, di proposta di idee, di confronto e di decisione tra pari. Tra cittadini, “tutti aquilani” (“per chi crede che l’unico vero obbligo di appartenenza sia quello verso l’umanità e la civiltà, senza sottocategorie distintive”).

Cioè, per dirla bruta, il soggetto politico messo su da un personaggio politico,iscritto e rappresentante di un partito politico, dovrebbe svolgere la funzione che è propria dell’Assemblea cittadina.

Nata perché di un luogo così c’era bisogno,se ne sentiva la necessità. E si è deciso di incarnarlo in modo corale. Reprimendo quotidianamente le spinte personalistiche che innegabilmente ciascuno porta, reprimendo (anche queste quotidianamente) preconcette visioni partitiche della realtà, in un’ottica diversa. La città è di tutti, e non ha colori. E’ il nostro patrimonio passato, e dobbiamo cercare di far sì che possa essere un patrimonio anche futuro. Punto. Non serve altro. E, scuserete la diffidenza, ma una cosa del genere la fanno cittadini liberi. Anche se solo da logiche di partito. Partito di cui si fa parte , e anche di quello in cui prima o poi si entrerà.

Non è naturale che si proponga di farlo un politico di rango in cerca di sistemazione adeguata alle ambizioni personali.

Non so voi, ma io credo che un politico non possa tentare di incarnare realtà ed aspettative della sua “base” di riferimento e anche  di chi non appartiene alla sua stessa parte politica, senza correre il rischio di apparire per chi conduce un’operazione populista, e poco credibile nella sua onestà intellettuale. Può semmai cercare di costruire con le altre parti politiche un consenso su obiettivi comuni. Che vanno interpretati da PIU’ soggetti concordi. Non da un solo interprete. Non può, uno solo interpretare tutto, per tutti. Non può essere il monologo, la ricostruzione. Nemmeno il monologo di chi promette ( e solo questo può fare) di avere orecchie per tutti. Perché la bocca è sempre una, come la testa. Altrimenti è la schizofrenia, o peggio, l’inciucio. Il populismo di sinistra. Un orrore.

Parlano tutti dopo di lei. La Lorenzetti ha un altro passo. Donna che c’è passata per una ricostruzione. Che parla di cordoli di cemento armato con la stessa disinvoltura con cui parla di incontri e tavoli e leggi nazionali per la ricostruzione. Di Intese Governo-Regione. Di incontri istituzionali. Ci invita a non mollare sulle nostre richieste. Sui nostri diritti. Non lo faremo, può starne certa. Badaloni, indignato per l’uso fatto dell’informazione televisiva del TG1 (e altri) sul terremoto. Strappa applausi, è chiaro. Dichiara però che ha scoperto oggi che abbiamo 54.000 sfollati. ( Esclamo dentro di me: ” e ci fai il Parlamentare Europeo e il giornalista RAI, ma potevamo vincere la guerra?” roba da farti cascare le braccia. Un anno e mezzo quasi che la gente si informa sui blog, e loro,  nei palazzi non ne sanno una sega!!)

Giulietti propone di dedicare spazi giornalistici fissi, ossservatori sulla ricostruzione. Buona idea, mi domando chi lo dovrebbe consentire.

E poi Lolli, che accenna un’autocritica per i momenti in cui la politica locale era assente e siamo stati presenti noi. La gente. Che dice “gli ha suonato un po’ la sveglia, gli ha dato coraggio”.

Spazio alle domande. tre o quattro che tessono le lodi di Stefania, appunto. Basta Stefania, per loro. Lucci, dell’Accademia dell’Immagine che batte cassa per i suoi debiti. Che ci chiede, A NOI(!) cosa vogliamo fare con i debiti dell’Accademia. Se vogliamo volare alto, comportarci da capoluogo e difendere ciò che abbiamo. Partendo, secondo la sua personale visione, dall’Accademia. Il Sindaco, per chi non lo sapesse, ne è il Presidente.

Vorrei quasi domandargli se non era il caso che chiedesse un appuntamento per parlarne con i diretti interessati. No, perché a me onestamente non mene frega niente dei suoi debiti. Non ora. In generale non mi frega di interventi fatti in pubblico “pro domo sua”.

E così, per ultimo, prima che si passi il microfono al Sindaco, faccio l’ultimo degli interventi dal pubblico. Anziché fare affermazioni, come tutti quelli che mi hanno preceduto, (eccetto una ragazza che ha detto “non vi dimenticate che siamo una città universitaria”) decido di fare delle domande.

“Questa associazione siederà alla pari delle altre nell’assemblea cittadina, strumento che ci siamo dati per confrontarci senza eccessivi personalismi, e per interpretazioni collettive e corali circa la strada da percorrere nella ricostruzione? Oppure tenta di essere una fagocitosi dell’Assemblea stessa che dovrebbe riconoscersi nella Pezzopane, capace di interpetare tutto e tutti. Di dirci poi lei, come si deve fare?” Sarebbe da aggiungere qualcosa del tipo ” e magari di farlo anche, quando sarà diventata deputato, e Sindaco, se gli incastri tra chi cade prima, il Governo o Cialente, glielo consentiranno?” ma non lo dico, meglio di no.

La Pezzopane, a denti stretti risponde che assolutamente, l‘intento non è la fagocitosi. Che certamente alcune cose si faranno insieme in Assemblea, ma che altre le si può portare avanti in solitudine, ed in altre sedi.

Ci sono però dei casi, e forse sono la maggioranza, in cui più che farsi dare una risposta da un politico, l’importante è avergli fatto una domanda. Perché alcune domande possono insinuare il dubbio in chi ascolta farle, e mandare un messaggio a chi ne è il destinatario.

Il messaggio è arrivato senz’altro. Stefania non è fessa.

E nemmeno noi ; per ogni soggetto, anche politico, c’è un predicato. Quello che cantiere Aq predica, io l’ho capito. Non pretendo di avere ragione. Basterà aspettare, e constatare.

Credete che sia giusta l’intuizione? Allora condividete, e salviamoci il nostro esperimento di democrazia partecipata. Perché sia finalmente partecipata e democratica per davvero.

Share





FLUSSO DI COSCIENZA #4

29 06 2010

più che un “flusso” di coscienza questo è un autentico conato.

Squillino le trombe, largo ai trombati.

Per la serie, la situazione è grave, ma non è seria, trasmettiamo in diretta senza filtri, il pensiero che sta passando per la testa al Sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, che in queste seguenti righe cerco di trascrivere a vantaggio dei posteri.

(peccato non ci sia l’audio perché l’imitazione mi esce piuttosto bene)

consentitemi di dire, ehm, no, scusate, una cosa però voglio dirvela, noi non riusciamo a capire il senso, di quanto sta accadendo…

….

(incomprensibile)

c’è però da dire pure che L’Aquila è una città che sta morendo, e tutto il ben fatto rischia di dissolversi… noi stiamo solo chiedendo con molta educazione e le buone maniere che c’hanno insegnato delle cose che in fondo, mi dicono essere dei nostri diritti, forse. forse no? o forse sì?

Una cosa però la voglio dire forte e chiara.

Da qui non si esce se non tutti insieme e tutti uniti. Su questo carro devono salire tutti.

Ed è per questo che io voglio al mio fianco, nella squadra del Comune dell’Aquila colei che tenterà di prendere il mio posto, non appena io farò il botto definitivo.

(sembra che il Sindaco voglia riferirsi ad una donna, dunque!)

e allora, amici consiglieri… (sta facendo le prove di un discorso al consiglio Comunale?)

….è con grande onore che voglio presentarvi un volto nuovo, per il Comune dell’Aquila

(pausa colma di sospiri)

vi comunico che è entrata a far parte della squadra del comune una donna.. macché dico una donna, un’icona di quanto possiamo arrivare a fare in futuro, se ci uniamo tutti insieme!

(pathos palpabile)

E’ divenuta assessore al comune dell’Aquila L’ex Presidente della Provincia, ed ex-neo-vice-presidente della Provincia, Stefania Pezzopane!!!!”

Certo, adesso, tutti i fan della “donna di Stato, Presidente di cuore” si sentiranno rinfrancati nello spirito e nel corpo.

Personalmente trovo questa mossa stupida, oltre che sbagliata. Sbagliata perché una “bocciata” più bocciata della Pezzopane è difficile trovarla nel raggio di 100 km o forse di più. Secondo, perché trovo moralmente deprecabile il fatto che la Pezzopane trovi solo ora, da bocciata, le parole per esprimersi in maniera omogenea a quella che è la “sua gente”, che per più di un anno ha parlato all’esatto opposto di lei, sempre in guardia a non calpestare i sacri calli dell’entourage dei nostri aguzzini.

Non mi piacciono gli opportunismi. Men che meno in periodi come quelli che stiamo vivendo da un anno e più a questa parte.

Ognuno di noi ha fatto la sua scelta e l’ha pagata. In termini di isolamento, di condanna, di criminalizzazione. Di minoranza. Non è possibile che ci sia un tempo per farsi “donne di stato” ed uno per riscoprirsi combattenti e difensori degli interessi del tuo territorio. Che ti sei scientemente dimenticata, alla ricerca del consenso di ognuno, e perdendo quello di tutti. Così non si fa politica, credo. così si fa clientela.

Share





SE CI SIETE, BATTETE UN COLPO

4 06 2010

Penso alle ultime notizie della mia città, per come sono -più o meno- arrivate in ordine cronologico:

– 10 milioni e mezzo di Euro delle donazioni degli Italiani vengono dirottati con una delibera della Regione Abruzzo a Pescara (per l’aeroporto) e Chieti (per rassegne culturali non meglio specificate). Nella stessa delibera si decide che ai dieci milioni e mezzo vadano a sommarsi per gli stessi  scopi enunciati ulteriori 6 milioni e mezzo di Euro che provengono dai rimborsi assicurativi per i danni cagionati dal terremoto su edifici pubblici.

– Il consigliere D’Alessandro(IDV) denuncia l’accaduto, e la notizia rimbalza un po’ qui e un po’ là, e non si capisce se in Regione -vistisi scoperti- facciano marcia indietro sul serio. Nel frattempo,però, l’Assessore al Bilancio Masci (eletto con una lista civica a sostegno della coalizione del centro destra)asserisce che i fondi citati, di cui appunto la maggior parte sono DONAZIONI degli Italiani per aiutarci, non sarebbero vincolati formalmente. E quindi, la Regione potrebbe secondo Masci, farne ciò che vuole.

– Tra ciò che la Regione arbitrariamente decide c’è anche la vicenda delle auto blu:  nel pieno di una funesta crisi economica mondiale, nella Regione italiana colpita dalla più grave sciagura degli ultimi 100 anni, la casta non conosce sosta: e si vanno  ad ordinare Audi A6 da 50.000€ l’una. Non sono però blu, ma grigie metallizzate.

Nel frattempo val la pena ricordare che lo Stato agli esercizi commerciali chiusi dopo il terremoto ha versato 2400€ l’uno UNA TANTUM. E tanto basti,o forse non basta? delle 700 attività che erano in città, hanno difatti riaperto solo 15 ad oggi, e 3 soltanto di essi nella sede originaria, ché le altre sono ancora inagibili.

– Le tasse: al momento nessuna proroga sulla sospensione. Dal 1° Luglio, se nulla cambia, si ricomincia a pagarle, a condizioni peggiori di Marche-Abruzzo, che tanto sono state additate a comparazione quando ci si doveva dare degli “ingrati” e quando si doveva rimarcare che il Governo tiene alla nostra dignità. Anzi, per la precisione “alla dignità dell’uomo e della famiglia.”

Ora, non si capisce perché la dignità se la siano dimenticata: sono migliaia le famiglie, come la mia, che dovranno pagare mutui per case inagibili delle quali nulla si sa: né del loro destino, né della possibilità di tornarle ad abitare a breve-medio-lungo termine. Più che il lavoro, è forse oggi il mutuo, a nobilitare l’uomo.

– E veniamo alla ciliegina sulla torta: il consiglio Provinciale dell’Aquila si terrà ad Avezzano, e poi in una serie di altre sedi “itineranti”, contravvenendo apertamente e con spregio assoluto delle regole e dello Statuto della Provincia a quella norma che anche il buon gusto prevedrebbe, secondo cui le sedute consiliari si dovrebbero tenere nelle sedi istituzionali preposte, e cioè a L’Aquila.

Quella che può sembrare una sottigliezza, è in realtà solo una delle tante prove a sostegno della tesi per la quale, la nomina di Antonio del Corvo (PDL, e marsicano) altro non è che un’ulteriore spinta verso il baratro che viene impressa a tradimento alla nostra città. Ad onor del vero, una bella fetta di Aquilani, il sostegno a Del Corvo glielo ha dato; forse sono i primi a non tenere alla loro città?

Città, che, tanto per non fare torti a nessuno, nemmeno il centro sinistra ha saputo né voluto difendere dagli attacchi subiti negli ultimi quattordici mesi, e prima di questi.

A nulla vale oggi sentire i loro strepiti. A nulla vale l’indignazione della ex Presidente Pezzopane, che improvvisamente pare aver recuperato il lume della ragione e che ora parla come noi. Che, sì, quasi non sembra quella che si affannava a dare a Bertolaso onorificenze, e nulla proferiva sulla commissione Grandi Rischi, che oggi è meritatamente accusata d’omicidio colposo.

Nessuno di loro, dovrebbe secondo me parlare in proposito. Vorrei sentire la voce degli Aquilani, se ancora ci sono. Si, infatti, mi domando per quanto ancora vorranno restare in silenzio.

Se ci siete, battete un colpo.


Share





MA CHE COLPA ABBIAMO NOI

30 03 2010

Dunque è fatta.

E’ andata malissimo, all’opposizione.

Una marea di astensionismo, (più che meritato da entrambi gli schieramenti), e votazioni sul filo di lana; elettorati polarizzati, che evidentemente, ancora sentono di dover dare un voto pro o contro Berlusconi. Ed i pro, sono ancora in vantaggio.

Nonostante tutto.

Quanto a L’Aquila, il risultato è molto chiaro: Pezzopane al 58% a L’Aquila capoluogo, perde pesantemente nella Marsica, e perde la riconferma.

A L’Aquila, e lo so per certo, hanno votato Pezzopane anche gli elettori di destra.

Tutti, volevano che ci fosse un aquilana/o alla presidenza della provincia, per difendere i diritti, le necessità del capoluogo. Quelli dell’Aquila, ferita e azzoppata.

Non è andata così. Lei, certamente, è riuscita nella difficile impresa di non convincere i suoi avversari, e soprattutto in quella di irritare e disgustare la sua “base” di riferimento.

E’ la politica del PD, a fare pena. La riassumerei sotto il termine “cerchiobottismo”.

Una política che ha l’evidente paura di dire effettivamente come la pensa, che ha paura di dire E SOPRATTUTTO dimostrare che si è di sinistra.

Prima delle elezioni, volevano caricarci, dicendo “mandiamoli a casa”. Nei prossimi tre anni, a casa la destra potrà tornarci solo se si autodistruggerà.

E’ andata malissimo all’opposizione. Ma non alla sinistra che manca. E che nessuno rappresenta per davvero. Un altro decennio così, e magari anche a Bersani potrebbe venire in mente che esiste una classe operaia, una classe di lavoratori parasubordinati. Quel popolo dei flessibili, che prima o poi, a furia di flettersi andrà in pezzi.

Magari, questi tre anni andrebbero utilizzati per mandare a casa qualcuno dei nostri, e chissà che con lo sfacelo delle amministrative non si inizi anche a farlo, oltre che pensarlo.

Quanto alla Pezzopane, beh, lei se l’è meritato. Ma non lo meritavamo noi.

Share





LIBERARSI DAGLI AGUZZINI DI SEMPRE

9 03 2010

IN COMUNIONE D'INTENTI. COSI' LI RICORDIAMO.

Radunarsi in 300,poi 1000,poi 6000, poi forse 3000 o più, sempre autoconvocati, e autogestiti, è un’esperienza che non esito a definire eccezionale.

Solo la prima volta, in 300, siamo stati soli. Noi, e le barriere.

Ed è solo la prima volta che, (con un gesto inconsulto, in un rigurgito di ribellione a quanto non tolleriamo più da troppo tempo),  abbiamo sfondato un muro, che va ben oltre quelle deboli inferriate che per mesi hanno arginato tutti noi, persone civili. E ci hanno tenuti fuori dalla nostra città.

Già dalla volta successiva, abbiamo dovuto tollerare una presenza ingombrante e, che so essere non solo a me sgradita: quella dei politici,e dei giornalisti d’assalto.

Quegli stessi che per mesi, pur sapendo che esistevamo e come la pensavamo,  hanno cinicamente aspettato che fossimo noi, a fare un passo di grandezza tale che non se ne potesse non tenere conto.

Ora però, la prospettiva va invertita. Leggi il seguito di questo post »