Torneremo a cose fatte

3 04 2013

L'Aquila (AQ), stemma di Carlo V con aquila bicipite all'ingresso del castello cinquecentesco

 

Noi Aquilani, di bilanci, ne facciamo in continuazione; ma l’Italia, per come la percepisco io, nella migliore delle ipotesi, ci ha “riposizionati” nelle graduatoria delle cronache al livello di periodico aggiornamento. Annuale. Ogni 5-6 di aprile negli ultimi anni si è tornati qua. I primi anni, in forma massiccia, con i camion delle radio e l’immancabile furgoncino Volkswagen metallizzato, col parabolone sul tetto, di SKYTg24. Poi, con presenze via via minori. Quest’anno, magari, avremo un paio di servizi al Tg della sera, con qualche numero snocciolato, per fare un bilancio a quattro anni. Con la sola eccezione di PresaDiretta e Riccardo Iacona, che riescono sempre a raccontarci fuori dalle ricorrenze con un dettaglio ed una preparazione che restano ineguagliate nei media nazionali.

Per noi, l’arte del “bilancio”, materiale ed affettivo, è un continuo e quotidiano esercizio mentale. A volte, mentre state per uscire di casa  per fare due passi e prendere un po’ d’aria (fredda!) le uniche due ipotesi in gioco (centro storico o centro commerciale?) si riducono sempre ed invariabilmente, nonostante tutto, ad una sola. L’unica possibile. Centro storico.

Vi mettete in macchina, vi fermate nel traffico, arrivate in centro e cominciate la rassegna. Ogni volta con spirito differente. Ci sono quelle volte che pensi, mentre stai arrivando, “andiamo a ricontare i sassi”. E quelle volte che  basta una transenna in meno, una demolizione in più o un cantiere minimo in più, a farti pensare che qualcosa si sta, lentissimamente, muovendo. Dai, ce la possiamo fare, andiamo incontro alla bella stagione, i lavori saranno facilitati. Magari, stavolta, qualche affresco si salva. Qualche casa verrà riabitata. Magari un pezzettino di qualche vicolo tornerà vitale.

Ovviamente le deduzioni appena citate variano a seconda dello spirito del momento; possono essere di segno opposto ed ugualmente valide al compimento del successivo transito per la stessa strada, in un’ altra occasione.

Tutto ciò avviene in una cornice decadente, come potrete ben immaginare, ma comunque più o meno sempre popolata.

E’ talmente forte il desiderio di vivere un entro storico con l’abitudine che prima tutti noi avevamo, mai abituati a fare vita di quartiere e tantomeno di periferia, che ogni volta che ci si reca in centro, si incontra sempre qualcuno. Purtroppo, sono incontri di stile differente da una volta. Se un tempo, anche nelle ore più tarde, bastavano poche persone lungo il Corso principale a fare un gran vociare di vita, oggi anche con un numero maggiore di persone in circolazione il silenzio regna. Si entra in città chiacchierando, e subentra involontariamente dopo pochi metri, il silenzio. Tutt’al più si parla a voce bassa. Si passeggia come quando si è al cimitero; il chiasso non sta bene. Può sembrare un paragone eccessivo, ma provate a farci caso, se passerete per sbaglio di quì. Non noterete significative differenze.

Ad aprile, poi, la città trasuda lutto in ogni angolo. Spontaneamente. Tornano gli stendardi della processione del venerdì Santo, gli stessi che nel 2009 furono rimossi a settembre, gli stessi rimasti impigliati in alcuni casi nei puntellamenti messi in fretta dai Vigili del Fuoco di tutta Italia con una bravura da veri maestri d’ascia. Quei manifesti mi inquietano, mi mettono addosso un senso di morte che rifuggo.

Così ci prepariamo anche quest’anno alla fiaccolata della notte tra 5 e 6 aprile. L’anno scorso non andai per la prima volta. Quest’anno non so. Certo, la città sarà piena di una folla silenziosa e composta. In quella notte potrei sentirla vicina, la mia gente. Dimenticherei che anche tra loro c’è una moltitudine di aquilani che ancora pensano che se oggi ci fossero ancora Bertolaso & Berlusconi al loro posto le cose sarebbero andate diversamente.Quelli che se avessero reagito con noi all’inizio allora sì che forse qualcosa sarebbe andato diversamente. E quelli ( forse gli stessi?) che hanno affittato i loro alloggi del progetto CASE, quelli che li hanno occupati pur abitando nella casa al mare. Quelli che in centro non li incontri mai, che le vetrine della città le hanno sostituite con quelle del centro commerciale e per loro non fa differenza. Anzi, forse è pure meglio, perché non paghi il parcheggio e pure se piove non ti bagni, e tutto è a portata di mano, e in fondo i negozi sono quasi gli stessi, non è cambiato granché.

Quelli lì, possono aspettare anche una vita, so che non gli peserebbe.

Quelli come me dopo quattro anni sono stati fiaccati, la protesta per le strade non gli va più perché anche quella li ha delusi. E quando facciamo due passi in centro almeno una volta la settimana, e ci sembra tutto fermo o troppo lento per i tempi di una vita normale di un uomo, ci viene la tentazione di andare. Con la promessa che torneremo. Ma tra quindici anni, magari. E comunque solo a cose fatte.

Buon anniversario.

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