MAI SUDDITI

28 07 2010

Si capiva che avrebbe piovuto ieri pomeriggio, quando da C.A.S.A. mi sono avviato verso la Piazza in motorino per fare presto. Ero uscito per tempo, ma la città era quasi paralizzata dal traffico.

Arrivato al parcheggio della Villa Comunale, incontro Anna. Miss Kappa, se preferite. Vedo i 4 autobus bianchi dei deputati parcheggiati poco più avanti. E vedo subito che c’è un traffico di persone, in centro, che a quell’ora non c’è mai.

Con Anna ci avviamo verso la Piazza. Ci siamo dati appuntamento per le 17, prima dell’assemblea prevista perché abbiamo un timore: temiamo che l’assemblea di oggi sia un appuntamento con prospettive ribaltate rispetto all’usuale.

Temiamo che oggi ai cittadini tocchi essere pubblico in ascolto, piuttosto che “conduttori” dei giochi, in casa propria per di più.

A quell’ora siamo quattro gatti. Il tendone è già aperto; e presidiato da fonici, cameraman, e il capo di gabinetto del Sindaco. La mia rabbia sale.

Quello che vedo mi conferma che c’ho visto giusto; che c’hanno fregato. Che dopo 1 anno 3 mesi e 21 giorni, il PD viene qui a pontificare, ad essere immeritato protagonista in casa nostra. E noi, cittadinanza attiva e cosciente sin dalle prime ore della grandezza del problema che viviamo, oggi saremo relegati ad ascoltare.

Cosa dire poi, quando vedi affluire al tendone una folla mai vista, munita addirittura di ombrelli, per restare semmai dovesse piovere?

Mai vista una simile folla alle assemblee cittadine. Evidentemente Bersani attira. Oppure vogliono vedere da vicino come sono fatti i parlamentari. Non posso credere che vogliano ancora sentire che cosa hanno da dire, e da dirci oggi. 1 anno, 3 mesi e 21 giorni dopo il loro incomprensibile silenzio.

Quando la folla è tanta e sotto il tendone c’è la calca, arriva Ettore.

A quel punto, controvoglia, sia io che Anna ci siamo convinti che dobbiamo sederci  e aspettare cosa accadrà.

Ettore invece, porta buone notizie. “apriamo noi”.

Aprire noi significa che si vuole salvare l’apparenza, e magari salviamo anche la sostanza. Significa che, nella forma, questa sarà un’assemblea cittadina come tutte le altre.

Significa che carta e penna alla mano, si segnano gli interventi in ordine di prenotazione; può significare che quindi il parlamentare parli dopo un cittadino e prima di un altro, perché così è andata. Significa che il terreno è scivoloso per i nostri ospiti. E mi piace, l’idea.

Ettore apre in maniera magistrale; lo interrompono gli applausi più volte, le acclamazioni, che partono spesso da in fondo al tendone, dove sono seduto io. Gliele canta a dovere, Ettore, e con una certa signorilità che non guasta mai, anzi.

Si parla delle 54 assenze nelle file del PD quando si votava un emendamento del PD (di Giovanni Lolli,PD, aquilano), non passato per soli 11 voti.

E si ricorda di quando ben 38 erano gli assenti e 4 gli astenuti nel PD quando si votava la conversione in legge del decreto 39 del 2009, passato per 35 voti di scarto.

In quelle due occasioni il PD avrebbe fatto opposizione al Governo, dando forza in Parlamento alle nostre richieste; non l’ha fatto. Molto semplicemente, non ha fatto nulla o quasi. E nessun risultato ha portato a casa.

Passa il messaggio, fondamentale, che gli abbiamo preso le misure. Che sono “sotto tiro” e sappiamo per filo e per segno quello che fanno e quello che, molto più spesso, non fanno.

Ne deve derivare la consapevolezza che per questi errori dovranno pagare, se non si inverte la rotta, e si comincia a lavorare davvero PER L’Aquila.

Gli interventi seguitano. Li ascolto con piacere: giuste osservazioni, giustamente critiche verso il loro operato. Dietro il tavolo dal lato opposto del tendone, siedono Lolli, Ettore, Franceschini, Bersani e Cialente.

Due su cinque sostengono lo sguardo degli aquilani arrivati sotto il tendone improvvisamente striminzito. Quei due sono Ettore e Lolli; a tratti anche Cialente. Gli unici che possano sapere di essersi comunque spesi per il loro territorio. Gli altri oggi devono incassare.

E incassano, non c’è che dire. Incassano bene, e in silenzio.

Vedendo tutta quella folla partecipare, non posso fare a meno che rivolgere alla gente l’invito a tornare, a dire la loro anche quando non c’è il PD al completo.

Perché siamo noi che stiamo preparando iniziative e proposte concrete da sottoporre a quelli che in Parlamento devono ancora imparare a rappresentarci e difenderci. Perché partecipare è bello ma è fondamentale. A costo di portare idee non condivise, vedendole cadere sotto i voti contrari dell’Assemblea; cadere e rialzarsi, intanto ascoltando cosa pensa il tuo vicino di casa, o semplicemente un tuo compagno di sventura. Parlarsi, imparare ad ascoltarsi. E’ difficile, è estenuante, a volte vorresti essere milioni di chilometri lontano dal quel tendone. Ti sorprendi a fantasticare su come sarebbe stato bello se non avessi mai avuto bisogno di un luogo così, se il terremoto non ci fosse mai stato e la tua vita avesse potuto scivolare avanti senza intoppi.

Poi capisci che anche quello è un pensiero sbagliato. Che quel tendone è la cosa migliore che potesse capitarci; che lì sotto d’inverno, e lì fuori d’estate, stiamo scrivendo davvero un pezzo importante della nostra storia. E questo pezzo va scritto a più mani, perché tutti possano davvero riconoscere di aver contribuito ad una riga di quel racconto.

Dopo di me, subito dopo, parla Bersani.

Provato da un paio d’ore di sferzanti critiche ed osservazioni circostanziate, fa l’unica cosa che, con dignità, si possa fare. Prendersele tutte, e promettere di fare in modo di non meritarle più.

Dopo aver enunciato i principi della nostra piattaforma sulle tasse, e della legge speciale che vogliamo per la ricostruzione dell’Aquila, quella che a Berolaso non servirebbe, quella che gli esperti mondiali di ricostruzione arrivati ieri a L’Aquila hanno giudicato fondamentale, Bersani si assume una responsabilità.

A noi il compito di scriverla, insieme. Noi, sotto il tendone, la scriveremo.

Il PD, la studierà. Se riterrà, la farà sua. Trattandosi di legge di iniziativa popolare, si farà parte attiva nella raccolta delle necessarie 50.000 firme autenticate.

Dobbiamo partire subito lavorandoci bene, insieme.

L’Assemblea si scioglie, e sono felice.

Abbiamo strappato un impegno che ci è dovuto.

Il tavolo era di plastica, non di ciliegio. Eravamo sotto un tendone nel centro di una città terremotata, che non ci sta a morire, non in uno studio televisivo.

Mancava il cortigiano che porge la penna e unge gli ingranaggi.

Non c’era niente da firmare, nessun “contratto” con gli Aquilani.

La speranza è che stavolta basti una stretta di mano, per restituire dignità al rapporto tra eletti ed elettori.

Noi la nostra dignità l’abbiamo mostrata ieri per l’ennesima volta.

Andando avanti senza suppliche, come sempre cittadini. Mai sudditi.

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Qui trovate invece il video integrale o i singoli interventi di ieri.

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11 responses

28 07 2010
Luciano B. L.

Semplicemente fantastico.

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28 07 2010
Emiliano

…bene,bravi…
..io personalemte non mi fido di nessun politico…anche perchè è bello parlare quando si hanno ancora privilegi e corvettes…
Il PD…fotocopia sbiadita di cosa…?..non sanno neanche loro di che area politica sono..ricordano la sinistra solo perchè nella maggior parte dei casi sono destrimani…
Mi complimento invece con te Fede, per il tuo impegno, per la diplomazia e la dialettica che stai usando..
Certo tu sai che io non sono per questo tipo di modalità politica, cioè credo che solo dopo gesti estremi e violenti si può ottenere qualcosa, ma spero che la tua lotta possa essere comunque ripagata…

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28 07 2010
gaetana

leggo i tuoi articoli con molto interesse e mi dico sempre: – meno male che c’è ancora chi non accetta passivamente le decisioni altrui ed è pronto a lottare per far valere i propri diritti e per salvaguardare la propria dignità: questa è democrazia !!!!!!!.
Continuaa lottare con le stesse modalità utilizzate fino a questo momento: i gesti estremi e violenti hanno vita breve e possono essere anche deleteri.
So, per esperienza diretta, che essere attivi e far politica richiede molto impegno,tanta dialettica e che non sempre si portano a casa risultati sperati, ma ne vale la pena. Chi ha una coscienza di giustizia sociale non può vivere passivamente subendo senza proporre.
BRAVO Federico!

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28 07 2010
Maria Camilla Spadano

Grande FEDERICO!!!! Condivido e faccio girare lo voglio dedicare ai miei compagni del PD locale, con la speranza che ne facciano “buon uso”!!!

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28 07 2010
solidea

Buongiorno Federico e complimenti per il tuo intervento. Temo che il PD non meriti così tanta attenzione perché loro non sono stati in grado di rivolgerla alla nostra città.
Lavoriamo per ricostruire , la rappresentatività si conquista e non è un dono del Signore.
Speriamo che l’Assemblea lo comprenda.

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28 07 2010
Inneres Auge

Racconto molto interessante ed emozionante. Non è trapelato dal tg regionale quello che tu dici e questo mi dispiace.

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28 07 2010
adele falabella

Complimenti Federico;spero che l’aver constatato,de visu,la dignità degli Aquilani,spinga questi politicanti a raddrizzare le schiene e a mostrare la dignità che compete al ruolo di “politici”al servizio dei cittadini.Un consiglio:approfittate della presenza di queste “personalità” per una maggiore visibilità,usatele come hanno usato voi. Non demordete,continuate così;noi,nel nostro piccolo,diffonderemo tutte le notizie sulla vostra situazione.Ciao

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28 07 2010
Massimo Prosperococco

Ci voglio credere e ci debbo credere non posso pensare che ci prendano per i fondelli piu’ di cosi’ non si poteva ottenere Incrociamo le dita e speriamo che gli aquilani sveglino l’Italia

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28 07 2010
Piero Filotico

Siamo al vostro fianco, amici dell’Aquila. Non siete soli, l’Italia che pensa e ragiona è con voi.

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28 07 2010
iMille » Blog Archive » risorgere dalle macerie

[…] il suo post dell’altro giorno, Federico D’Orazio prova a raccontare dalle colonne del suo blog il suo incontro nel centro dell’Aquila con i deputati del PD, venuti in autobús, da Roma. Sembra […]

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29 07 2010
Luciano B. L.

A “cesare” è salita la mosca sul naso ed ha detto: “Abbiamo saputo reagire al terremoto costruendo in 10 mesi abitazioni antisismiche per oltre trentamila persone collegate a scuole, asili, negozi e chiese. Non è mai stato fatto al mondo a seguito di nessuna catastrofe”. Le amministrazioni locali [forse, la sua Regione ed il Comune] non sanno spendere i soldi stanziati (15 miliardi meno 2 già spesi), quindi: “Abbiamo deciso oggi con Gianni Letta: riprendiamo nelle mani come governo, come presidenza del Consiglio e come dipartimento della Protezione civile la ricostruzione de L’Aquila”.
In:http://www.unita.it/news/italia/101825/laquila_la_ricostruzione_di_nuovo_nelle_mani_della_protezione_civile
Prima che il gallo canti, smentirà nuovamente?

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