MANGANELLATI,DENUNCIATI,CRIMINALIZZATI.

12 07 2010

Spiccate denunce nei confonti di due partecipanti alla manifestazione a Roma del 7 Luglio.Si tratta di E.M. 39 anni(promotore) e di G.C. 26 anni, romano. Nei filmati del simpatico omino della Digos che ci riprendeva dalla camionetta risulterebbero altri 22 romani appartenenti a centri sociali.

Procedendo con ordine:

– i denunciati sarebbero colpevoli di aver spinto contro gli scudi all’imbocco di via del Corso. ‘sti scostumati.

– per di più sarebbero pure romani. st’infiltrati.

– quindi non sarebbero nemmeno terremotati. ‘sti sculati.

– e, ciliegina sulla torta, non sono loro ad essere stati manganellati. ‘ sti impuniti.

E gli aquilani manganellati? Sono solo degli strumentalizzati. Ah, e visto che ci state: PURE INGRATI.

Vanno solo criminalizzati.

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Ad onor del vero, ecco chi spingeva contro chi.

foto tratta da http://www.6aprile.it. Grazie a Barbara Ghini per la segnalazione.

Grazie particolare ad Elisa Cerasoli, giornalista aquilana che me l’ha fatto sapere e mi ha consentito di scriverlo subito.

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VI BASTI QUESTO

9 07 2010

Oggi si sciopera contro la legge bavaglio. Sono nel numero di coloro che ritengono che questa giornata la si sarebbe potuta dedicare ad un fuoco di fila in cui inzeppare tutto ciò che grazie alle intercettazioni abbiamo saputo, e che non sapremo più. Mai più, fin quando non verrà il momento, se mai verrà, in cui questo sconcio verrà cancellato per sempre dalla nostra nazione.

Nella fattispecie, gli Aquilani, con le intercettazioni e la loro diffusione  di cose ne hanno sapute un bel po’.

A cominciare dagli sciacalli che ridevano, passando per le indagini che hanno coinvolto il senatore Verdini che si è speso per fargli avere appalti tramite il consorzio Federico II proprio in casa nostra. E che li aveva fatti parlare con il Presidente della Regione Gianni Chiodi; il nostro attuale commissario per la ricostruzione. “un amico”, lo aveva definito Verdini. Amico di chi, dovremmo sapere. Le indagini saranno ostacolate. Le verità accertate dalle vive voci dei delinquenti registrati non potranno essere più di dominio pubblico. La libertà, è condannata a restringersi sempre più. Inesorabilmente. E noi a farci bollire un grado alla volta, da una dittatura sempre meno dolce. Sempre più violenta.

Oggi ve ne do una prova grazie a quello che secondo me è un capolavoro di un ragazzo aquilano, Luca Cococcetta.

Più di ogni parola, più di ogni proclama, più di ogni grido in questo giorno di sciopero, vi basti questo.

No al bavaglio. Non imbavagliamoci noi per primi.

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SOLO L’INIZIO

8 07 2010

Difficile non sentirsi in un day-after stamattina. Il giorno dopo, sì.

Ma dopo cosa?

Dopo le manganellate, questo è certo. Ma non era questo lo scopo che perseguivamo; masochisti sì,  al punto di pagarci 15€ per un passaggio in autobus e riversarci nel torrido caldo romano per un’intera giornata di protesta. Ma non abbastanza per farci spaccare le teste dalla celere comandata da Manganelli. Un nome un programma.

Bastonate ai terremotati, non serve altro.

Racconteranno che fantomatici “centri sociali” erano lì ad aizzare la celere. Lo stanno già dicendo. Voi sappiate che non è vero. Ero lì, in seconda fila, a due metri da quelli picchiati selvaggiamente, ed erano aquilani come me. gente normale, civile, inerme ed indifesa.

Nessuno di noi ha mai fatto guerriglia urbana, e lo abbiamo dimostrato nostro malgrado: c’hanno picchiato come hanno voluto e creduto, e da noi nulla. Manco uno sputo in faccia, che comunque si sarebbero abbondantemente meritati.

E ve lo dice uno che le sue prime manifestazioni se l’è fatte da dopo il terremoto. Non certo una testa calda.

Questo dovete farlo sapere a tutti. Ho visto indignarsi anziani che conosco per essere gente posata, e i nostri gonfaloni correre per mettersi davanti a ripararci. Invano credevano che le nostre insegne, almeno quelle le avrebbero rispettate. Hanno menato pure a quelli.

Dobbiamo poter ribattere all’infamia con cui cercano di giustificarsi delle loro azioni. Alla scuola Diaz pure, dovevano esserci pericolosi delinquenti, e ricordiamo tutti le immagini donne, ragazzi e adulti che hanno macchiato col sangue le stanze di una scuola divenuta mattatoio.

Sono i fascisti di sempre. Squadracce.

Oggi, allora, è il giorno dopo.

Il giorno dopo le offese di Giovanardi, che invita il Sindaco dell’Aquila (che le ha pure prese ieri, in un raro momento di “attivismo al fianco della popolazione” ) a, letteralmente, << tornarsene a casa a lavorare anziché protestare>>

Il giorno dopo le dichiarazioni di tale Stracquadanio, deputato PDL alla camera che ha avuto l’ardire di sostenere che << dovrebbero essere loro (la maggioranza) a venire a protestare da noi a L’Aquila, e non il contrario>> Intervento applaudito dai beoti che ci governano.

Il giorno dopo.

Dopo una promessa, l’ennesima, che ci stringe ulteriormente lo spazio di manovra.

Chiedevamo 10 anni per la restituzione delle tasse non pagate, e nella misura del 40% del dovuto.

Come tutti gli altri terremoti, e comunque chiedendo meno di quanto dato per l’alluvione di Alessandria. Loro pagarono il 10% in dieci anni. Ma la Padania è storia a parte. Siamo cafoni, e da cafoni siamo trattati.

Sarà ancora più difficile far capire che non ci basta. Che ci spetta, il 40%.

E che vogliamo soprattutto una legge speciale per il terremoto, organica, nella quale sia spiegato tutto, per filo e per segno, su ricostruzione, occupazione, sostegno all’economia, riconversione sostenibile degli edifici, con direttive chiare e di lungo termine. Non si va avanti con ordinanze pasticciate di sei mesi in sei mesi.

Un lavoro complesso, che noi abbiamo già fatto portando a Roma una piattaforma sottoscritta da tutti:

Comune dell’Aquila e tutti i 59 comuni del “cratere”, Provincia (centro-dx), Regione (anch’essa centro-dx)

Ci lavoriamo da un anno ormai. E’ stato difficile, e portavamo quelle carte nelle nostre mani.

Dall’altra parte nelle mani avevano manganelli. E li hanno usati.

Ecco, oggi è il giorno dopo tutto questo.

Fatelo sapere, loro non lo diranno. E fate sapere anche che questo è solo l’inizio. Non diranno nemmeno questo.

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Stato fascista

7 07 2010

Prima ci hanno fermati a piazza Venezia con le camionette.dopo più di mezz’ora di slogan,fischietti, e urla la polizia è arretrata su via del corso di 100 metri. Poi si sono messi nuovamente a bloccare l’accesso a piazza colonna, e li ci hanno caricato. Hanno picchiato a manganellate i nostri ragazzi,hanno caricato i nostri gonfaloni,le nostre insegne pacifiche e le nostre mani nude. Ho visto teste rotte sanguinare davanti a me. È una vergogna. Voi fate girare. Hanno picchiato i terremotati inermi. Fatelo sapere,difficilmente lo diranno.

Ore 13:00

Siamo a piazza colonna abbiamo bloccato il traffico sono usciti Bersani Livia turco Emma Bonino. Adesso sta per arrivare qualcuno di loro al microfono

Ore 13:15

Bersani ha detto che l’aquila è impegno numero uno per il pd. E che lo stato non può far trovare la polizia ad una manifestazione come la nostra. Ci dicono che anche il sindaco Cialente è stato manganellato.
Ci dicono che la tv parla di una sassaiola tra aquilani e polizia. Qui c’è solo asfalto. Fate girare continuo ad aggiornare appena posso. Informate cazzo!!!

Ore 14:00

siamo sotto palazzo grazioli. Si sono affacciati tutti alle finestre e al balcone. Dicono anche Bonaiuti,ma non so. La strada è interamente occupata e bloccata da noi. Siamo chiusi davanti e dietro dalle camionette in assetto antisommossa. Gridiamo l’aquila l’aquila e abbiamo bandiere nero-verdi.
Credo non sia mai successo che ci fosse una manifestazione sotto palazzo grazioli. Ora fischi assordanti a chi é affacciato, dai palazzi a fianco ci applaudono.

Ore 14:45

ennesimo tentativo di carica da parte della celere all’arrivo sotto palazzo grazioli.
Ora sfiliamo in via delle botteghe oscure,traffico bloccato anche qui.
Il centro di Roma sembra paralizzato.
Ci dirigiamo verso il senato.

Ore 15:20
Siamo arrivati in piazza Navona: vediamo il palazzo del senato davanti a noi, ma un cordone di carabinieri in assetto antisommossa ci impedisce di arrivare li davanti.
Forti contestazioni per Maurizio Scelli deputato pdl Abruzzese ed ex dirigente abruzzese della croce rossa italiana, sodale di Gianni Letta.

Il furgoncino con l’amplificazione spara le nostre proteste contro il palazzo. Ogni richiesta vene salutata con un’ovazione. La piazza è nero-verde!

Ore 15:45
Dall’altoprlarlante: stamattina ricevuta delegazione da Schifani composta da sindaco e consiglieri comunali.
Schifani ha ascoltato,ma nulla Di più.

Stamane è stata approvata una norma in finanziaria per il terremoto della Puglia: loro restituiranno le tasse non versate in 120 rate e nella misura del 40%,esattamente come Umbria e Marche. Per noi questa possibilità angora non c’è.

Ultima notizia ancora non confermata:una delegazione istituzionale locale aquilana starebbe per essere ricevuta dall’on. Cicchitto.
Al momento la delegazione aspetta ancora fuori dal Senato.

Ore 16:35

Continuano gli interventi dal microfono del furgoncino: ha preso la parola il sindaco Cialente,confermando che stanno per essere accolti membri delle amministrazioni locali per un confronto con rappresentanti del governo. Stamane cialente è stato ricevuto da schifani,che avrebbe dimostrato “stupore” per le cose che gli venivano raccontate. Evidentemente segue troppo il TG1.

La piazza è bollente restiamo ancora tutti in attesa.

Ore 16:45
Il ministro degli interni Maroni ha deciso che sarà aperta una commissione d’inchiesta sugli scontri di stamattina nei quali alcuni di noi sono stati selvaggiamente ed immotivatamente picchiati dalla Polizia. Lo sta dicendo in questo momento l’on. Lolli,deputato aquilano alla camera del PD.

Ore 17:15

L’on.Lolli ha appena confermato che Berlusconi ha telefonato poco fa ad Anna Finocchiaro per cercare una mediazione sulla questione aquilana
Il corteo si sta spostando verso Trastevere

Ore 17:25
Sit in di protesta sotto la sede della federazione della stampa italiana.
IN QUESTO MOMENTO SI STA VOTANDO LA MANOVRA FINANZIARIA AL SENATO.ABBIAMO APPENA BLOCCATO TRASTEVERE,OCCUPANDOLO ALL’ALTEZZA DI PONTE UMBERTo

Ore 18:05

Durissima la protesta sotto la sede del dipartimento di protezione civile. Gridiamo 3:32 io non ridevo.
Ci chiudono il portone davanti: e allots passiamo a “Sciacalli” e “ladri” e “buffoni”!

E adesso un minuto di silenzio per i nostri 308 morti,uccisi dalla mancata allerta, dalla mancata prevenzione.

C’è una frase per tutti: Bertolaso, Gabrielli (ex prefetto aquilano ora vice capo della protezione civile),
Ce ne andiamo gridando: “retornemo retornemo!”

Gli autobus sono pronti.ripartiamo.
La giornata è finita,ore 18:19.

L’AQUILA C’è.

Diffondete,
Federico.

(nella foto mio zio Fernando. Hanno picchiato gente come me, come lui, come voi. Sveglia, Italia.)

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EMENDAMENTI e REFUSI

5 07 2010

Vivo con apatia la vigilia della manifestazione che ci apprestiamo a compiere, ancora una volta a Roma.

Credo d’essere in buona compagnia. La stanchezza, forse. L’incertezza su tutto, forse. L’estate che qui non si sente, forse.

Un po’ perché non mancano i diluvi pomeridiani cui da tempo ormai siamo abituati.

Un po’ perché effettivamente si è stanchi.

E poi c’è la crisi di governo, forse.

Non succederà, ma se succedesse, riusciremmo in un grande slam, senza volerlo.

La peggiore catastrofe naturale degli ultimi 100 anni, nel bel mezzo della peggiore crisi economica degli ultimi 90, cui va ad aggiungersi una crisi di governo.

Sarebbe notevole, non c’è che dire.

E comunque questa prossima è una manovra talmente iniqua e vergognosa che la lista di chi la combatte è chilometrica. C’è però chi mi fa sapere che saremo davvero tanti. Circolava la cifra di 57 autobus, e cresceranno ancora. Diluiti a Roma può non impressionare, ma è una cifra notevole. Lo è ancor di più se considerate che li paghiamo di tasca nostra. Vengono anche autobus di aquilani sulla costa, ancora a migliaia lì.

15 € a cranio, per passare una giornata che si preannuncia africana davanti al muro di gomma della politica italiana, autoreferenziale.

Pare che ce li mandi sempre qualcun’altro a sedere lì, in Parlamento, che a noi non devono rispondere. Nonostante tutto, paghiamo 15€ a testa per andargli a dire che ci servono soldi veri. Noi ci saremo, ma credo molti ci arriveranno col fiato corto.

Un po’ perché è estate. Un po’ perché siamo stanchi. Un po’ perché non ci cagheranno di pezza. Un po’ perché magari di noi non frega niente a nessuno. Un po’ perché Minzolini saprà fare il suo sporco lavoro anche stavolta.

Un po’ perché c’è un bavaglio da approvare. Un po’ perché chiedono soldi a tutti, e da noi ne hanno spesi tanti. Non per noi, non per tutti noi, non per le nostre volontà. Un miliardo per le CASE, e più di 20 milioni al mese per gli alberghi. Ancora oggi, visto che le case non bastano per tutti, e quelle nostre da riparare giacciono, e di miliardi da buttare in pasto alla cricca non ce n’è più. E’ talmente lampante che avevamo ragione a levare le nostre voci di dissenso, che non si dovrebbe nemmeno più ripeterlo. Eppure..

Stanchezza, allora. Frustrazione. Senso d’impotenza. Le tasse abbiamo già ricominciato a pagarle, dal 1° Luglio.

Se non fanno marcia indietro, arriveranno i protesti, i  contenziosi, le cartelle esattoriali. Allora bisogna andarci, e poi tornare a casa. Incazzati, sfiduciati, ogni volta più incazzati e più sfiduciati.

Tornare a casa, almeno a respirare. Abbiamo un’aria che a Roma si sognano: fresca, pura, cristallina. Puoi respirare a pieni polmoni, farti coraggio, e andare avanti finché ce la fai.

Respirare è gratis. Salvo emendamenti e refusi.

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IL MIRACOLO E’ FINITO

1 07 2010

Oggi è il primo giorno fuori dal miracolo.

Oggi, e da oggi si paga tutto. Ti chiamerà la banca per la questione del mutuo. Possono farlo, è il Governo che gliel’ha consentito. Inizieranno a chiederti di rimetterti in carreggiata, giusto il tempo di “rimodulare” gli interessi e faranno la loro telefonata.

Rimodulare significa che applicheranno un interesse aggiuntivo sui ratei non versati per il periodo di sospensione; certo, non tutti. Il Monte dei Paschi pare abbia deciso che i mutui accesi per le case inagibili restano sospesi, senza costi aggiuntivi, per 5 anni. Ma sono gli unici.

Pagare un mutuo per le macerie, o lo scheletro di ciò che avevi costruito in una vita è un’atrocità spaventosa, e spaventosamente ingiusta. Ed è ancor più ingiusto che una decisione come quella del MPS sia presa per una semplice logica di mercato, per un banale ritorno d’immagine, e non perché il tuo Stato abbia dimostrato di conoscere la realtà delle vite umane, dei poveri cristi NORMALI.

Sembra facile a noi da capire, ma non lo è. Come può anche solo immaginare il nostro problema un gruppo di delinquenti che si ritrova case senza nemmeno sapere quanto è il giusto prezzo da pagare. O che le occupano senza scucire il becco d’un quattrino, magari in Via Giulia. Ci sono dei livelli troppo differenti, per far sì che le nostre vite si incrocino, anche solo per un minuto,anche solo nel pensiero di certa gente. Realtà come la nostra non sono nemmeno contemplabili. E anche se lo fossero, ci sarebbero sempre conti, da far tornare. A costo di qualsiasi cosa, anche della dignità. La nostra, ché chi non ne ha una non può perderla.

Oggi, ricomincia la normalità di sempre. Quella delle pretese, quotidiane e sempre quelle: pagare. Non serviamo ad altro. Siamo un buco di bilancio che va colmato, appunto, a qualsiasi costo.

Perciò, quando oggi ti chiamerà Equitalia, quando arriveranno le bollette di quella casa che non esiste più, quando l’INPS ti chiedra di restituire il 100% in unica rata.. tu paga.

Paga, cafone. Fatti spremere finché ce n’è. Hai perso il lavoro col terremoto e tu paga, cafone.

Scade oggi anche la convenzione con gli alberghi che ospitano 3600 degli sfollati aquilani. Da oggi, possono cacciarli a calci nel culo. Hanno le valige pronte, aspettano il via.

Un’anziana ieri le ha fatte a modo suo, le valige: sulla costa dall’anno scorso, a 73 anni, ha deciso che era troppo.

Siamo soli. E soli andremo a Roma: non chiedendo che il miracolo torni, per altri sei mesi. Ve lo racconteranno così, se ne parleranno. Noi chiediamo altro. Chiediamo serietà, e la dimostriamo, nonostante tutto, per primi. Proponendo leggi che rispondano alla domanda, improrogabile, di certezze. Merce che questa politica non tratta, abituata a vincere con spot, abituata a distogliere l’attenzione con culi da copertina e ricostruzioni di facciata.

Oggi il miracolo è finito, e me lo dico con sollievo ed amarezza allo stesso tempo.

Il miracolo è finito. Capita a tutti i miracoli che avvengono per decreto. Per mancato decreto, finiscono.

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ORGOGLIO NEROVERDE

30 06 2010

Se vogliono prenderci per il culo, facessero pure. Ma stessero attenti che gli Aquilani non riescano a prenderli per le palle.

Qui si è piuttosto stufi, per usare un eufemismo, delle elargizioni dell’ultimo secondo, ad un minuto dal fischio dell’arbitro.

Domani si ricominciano a pagare i mutui, per chi non ha già ricominciato a pagarli mesi fa, quando s’è chiarito che alcune banche avevano intenzione di applicare interessi aggiuntivi sul periodo della sospensione dei ratei stabilita all’indomani del terremoto.

Ed oggi il testo depositato per l’emendamento all’articolo 39 della Finanziaria in votazione la prossima settimana: è ridicolmente identico a quello paventato prima che, in 20.000, scendessimo in piazza. Sospensione per 6 mesi, giro d’affari di 200.000 euro nel 2008 il tetto massimo. Si restituisce il 100% in 60 rate.

Umbria e Marche? altri tempi. Oggi c’è la crisi….

Qui si è piuttosto stufi dell’ostinazione con cui si continua a tenere sotto scacco un’intera città, capoluogo di regione: rimandare di sei mesi in sei mesi la decisione di strutturare con una legge organica ed omnicomprensiva gli interventi finanziari e non solo di cui L’Aquila e la sua popolazione hanno non solo bisogno, ma DIRITTO, significa ricattarci tutti. Significa non lasciare che qui ci senta liberi di essere gli imprenditori che questo governo crede erroneamente di incarnare, che non ci senta liberi di essere consumatori. Che non ci si senta liberi, semplicemente, di fare una vita meno precaria di quella d’oggi in una città terremotata e desertificata.

Qui c’è gente che torna dalla costa e si suicida buttandosi dal 5° piano di un palazzo nemmeno suo, che forse non può nemmeno raggiungere casa propria per decidere di farla finita: è successo 3 settimane fa sulla via dove abitavo fino al 5 aprile. Nessuno ne ha parlato. Ed era il secondo suicidio in due settimane.

Qui, si è stanchi, stufi, e incazzati. E molto.

Spazzerei, se solo potessi, la gentaglia che dovrebbe decidere del nostro futuro e dimostra, ad ogni livello di essere totalmente inadeguata. I loro sforzi sono degni di miglior causa, le loro attenzioni rivolte alle loro personali pendenze giudiziarie.

Mentre qui, a pendere, come in una macchina con due ruote già fuori sul baratro di un burrone, è un’ intera città. E’ un’ intera popolazione. E’ un capoluogo di regione, una città con più di 700 anni di storia alle spalle.

Ogni sei mesi, arriva qualcuno che ci tira un centimetro indietro, e il precipizio si allontana. Basta nulla per cadere. Nei sei mesi seguenti, si resta a bordo, sempre in numero più esiguo, sempre più immobili, ché un gesto piccolissimo può significare il volo. Forse è questo, che si vuole. Gente immobile, che giudichi ognuno di quei centimetri, e ogni volta, come una benedizione.

Non è degna d’essere vissuta una condizione come la nostra. Purtroppo, in Italia, è sempre meno degna d’essere pure raccontata.

Il 7 luglio dobbiamo andare a Roma. Devono darci il carro attrezzi. Finora ci siamo retti con lo sputo, inizia a mancare perfino la saliva. Chi non lo farà, ai miei occhi,non ha scusanti.

E nemmeno orgoglio; orgoglio nero-verde.

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