UNA CAGNA IN MEZZO AI MAIALI

23 07 2010

Non sembra una notizia d’apertura per il TG1, che ultimamente riferisce,( tra un servizio sul caldo e uno sui disagi dei cani),con maggior tempestività e solerzia i messaggi da Silvio al suo popolo amorevole.

Non è quindi una notizia per l’Italia, e non è una novità per noi, aquilani, che comunque da mesi ne sappiamo un po’.

Contrariamente alle convinzioni della classe politica locale degli ultimi dieci anni (almeno), la camorra, le mafie in genere a L’Aquila come in Lombardia e dovunque hanno i loro uomini. E dopo il 6 aprile, L’Aquila è il loro avamposto. Chi non c’era si è attrezzato, ed è arrivato qui.

Persino il nostro ex-Prefetto, (oggi vice di Bertolaso alla Protezione CIvile) si era detto certo che il rischio di infiltrazioni nei lavori meritasse “attenzione, ma non allarme”. E dire che di materiale, sulla questione dei subappalti per il Progetto CASE e le scelte fatte a riguardo da Prefettura dell’Aquila e Protezione Civile ce ne sarebbe tanto. Ma pure di questo non ne avreste saputo nulla se non grazie alla rete. La notizia che mancherà all’appello nei TG occupati a ricordarvi che se avete caldo dovete restare al fresco, che sennò i nonnini stirano le gambe e ce li giochiamo, pur non essendo per noi una novità, ci turba ugualmente.

Il 7 aprile 2009,infatti secondo le intercettazioni – per ora ancora riportabili a mezzo stampa e bavaglio permettendo- c’erano amici dei Casalesi al telefono con un aquilano che (se le accuse risulteranno fondate, cosa ancora tutta da accertare) era attivo per assicurargli un ingresso nell’opera della ricostruzione aquilana,attraverso una nuova azienda creata -per l’accusa- allo scopo.

Circondata tra cemento, cricche, curie(1 e 2 solo per citarne alcune), prefetti indagati per concorso in turbativa d’asta, a prescindere dalla notizia odierna(che potrebbe pure rivelarsi una non notizia), L’Aquila di oggi è così:

Una cagna in mezzo ai maiali. Come diceva De Gregori.

Ma lo era anche ieri,(senza che diventasse notizia) e qui troppa gente sosteneva con insostenibile determinazione e certezza il contrario. Asserivano che a L’Aquila le mafie non attecchivano; altro che sottobosco delinquenziale, già da prima di questo episodio si poteva parlare di una vera e proria foresta criminale.E lussureggiante, per giunta.

Con la buona volontà di pochi, si cerca di fare luce, di disboscare, di riuscire alla luce del sole. Di accertare colpevoli e possibili innocenti tirati in mezzo. ( tra i 52 indagati, per l’aquilano è stata respinta dal gip di Napoli la richiesta d’arresto per “insussistenza del quadro indiziario”).

Mentre il TG1 vi spiega come combattere il caldo, da noi già prima di oggi era lunga la lista di chi doveva andare al fresco. Il consiglio al Tg1 è di parlarne. La galera può essere un ottimo rimedio per la calura estiva; potrebbero cogliere l’occasione per parlare di cose serie.

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2 responses

23 07 2010
Tiziano Dal Farra (Belluno)

Ciao.
Mettiamola così: dal mio punto di vista, lo so, diciamo ‘privilegiato’, in verità in verità Vi dico: “Longarone è una luia in mezzo ai suoi figli & nipoti. Un paio dei quali, oggi, stanno “attorno” a L’Aquila”.

(luia= versione vernacolare bellunese che sta per $crofa)

Diciamo che qui la *prole* ha 47 anni (+ 35 di studio e preparazione) di “esperienza”. Diciamo che le *giovani generazioni* (e qualche cariatide) attorno a L’Aquila ha molti meno scrupoli ma identico DNA; e abbigliamento molto, molto migliore rispetto agli anni ’50/’60.
(Dimenticavo: anche meno problemi, quando occorre, a far frullare i manganelli: articolo sconosciuto, ai tempi. Ma erano appunto “altri tempi”.)
In campana.

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23 07 2010
vilma.dundee

prova

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