PROCESSO BREVE. COSCIENZA BREVISSIMA

30 01 2010

L’Aquila, 30 Gennaio 2010

Anche a l’Aquila si è svolta la cerimonia d’apertura dell’ anno Giudiziario.
Un rito vuoto fino ad oggi nelle coscienze di tanti, per lo meno nella mia, ha acquisito quest’anno una veste tutta nuova.
Il comitato dei familiari delle vittime a seguito dei crolli in edifici pubblici istituitosi all’indomani del 6 aprile 2009, aveva indetto per quest’occasione un sit-in pacifico allo scopo di dimostrare la preoccupazione che tutto finisca in un’amnistia di fatto, e per dire no al processo breve, che appunto, rischia di far cadere per sempre nel vuoto le loro aspettative di giustizia.
Per quelle morti, qualcuno dovrebbe pagare.
Il disegno di legge sul processo breve rischia di far naufragare un procedimento che fino ad oggi si è svolto,nella fase preliminare al rinvio a giudizio degli indagati, con velocità e puntualità dei riscontri.
Erano presenti diversi cittadini aquilani, oltre quelli direttamente coinvolti.
Pochi, in verità. Che sia stata già dimenticata l’immagine dei funerali di Stato in cui tutti ci siamo fisicamente e “spiritualmente” stretti intorno al loro dolore e alla loro indignazione?

Nonostante il gruppo fosse sparuto, le opinioni dei partecipanti erano chiarissime.
Il Processo breve, che il Governo sta portando avanti come una misura presa a vantaggio della necessità di giustizia di tutti noi, sarà di fatto uno strumento di amnistia per quei colpevoli che oggi, non rischiano nemmeno di vedere turbati i loro sonni tranquilli, alla faccia di chi, da quel giorno la serenità l’ha persa per sempre e soprattutto di chi,invece, ha perso la vita per responsabilità materiali evidentissime.
Per di più, ai manifestanti è stato persino impedito di raggiungere l’esterno della caserma ormai nota in tutta Italia, quella della GdF, divenuta colaudata passerella istituzionale al riparo da presenze sgradite.
Siamo quindi rimasti stamattina con loro, sotto una pioggia mista a neve incessante, e a distanza di circa 1 km dalla caserma.
Dentro il palazzo, le Istituzioni tutte. Il ministro Alfano, i rappresentanti del CSM, quelli della Procura dell’Aquila, ed un foltissimo gruppo di allievi sottufficiali della GdF, che hanno provato,inutilmente, a riempire l’enorme auditorium.
Con loro c’era perfino l’arcivescovo Molinari, preferendo forse supportare spiritualmente una simile congrega di peccatori.
Dentro il palazzo, la cittadinanza era assente. Quella parte che ancora chiede di poter avere voce in capitolo su misure che inevitabilmente peseranno sulle loro vite, è stata tenuta lontana, nonostante l’intento pacifico e la volontà propositiva.
Tutta quell’altra parte della popolazione, purtroppo maggioritaria, che di tutto è ignara e vuole restarlo, ha mal sopportato il nostro intralcio al traffico.
Tutto quindi si risolve in un desolante confronto tra le priorità di ognuna delle parti in causa:
Quelle del Governo di salvaguardare gli interessi di un singolo a svantaggio di tutti, quelle nostre,di ottenere giustizia per un torto subito, e quelle di chi vorrebbe poter continuare, indisturbati se possibile, nelle proprie attività quotidiane.
Quelle di una vita, che viene vissuta all’insaputa di tutto e nel disinteresse applicato a tutto ciò che non si riesce ad intravedere nel domani più prossimo.


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