ANNO II d.T.

3 04 2011

Con la primavera alle porte ed una temperatura finalmente umana, ne approfitto per scrivere due righe seduto fuori casa. C.A.S.A., pardon.

Proprio ieri mattina, a proposito di casa, sono passato sotto la mia. L’erba ha ripreso a verdeggiare, il terriccio non ha mai smesso di stratificarsi sul marciapiede che contorna l’ingresso. Veniva pulito dall’impresa addetta ogni giovedì mattina, e alla sera, varcando il portone del condominio si sentiva ancora un dolce profumo di sapone. Ti dicevi, mentalmente, “ah già, oggi è giovedì.” E puntualmente ogni giovedì ritrovavi lo zerbino ancora arrotolato di fianco alla porta dell’appartamento.

Potessi constatarlo anche oggi.

Sono trascorsi ormai due anni, e le telefonate che per tutta la settimana ho ricevuto dalle varie trasmissioni televisive (Ballarò, Annozero, Agorà, ecc…) mi hanno spinto anticipatamente a tracciare a voce alta quei bilanci che in fondo, dentro di me, ho quotidianamente aggiornato un attimo prima di andare a letto.

E’ tutto diverso, oggi. Non lo si percepisce guardando il paesaggio di fuori, ché quello in verità è immutato da quel dì.

Ma è il paesaggio di dentro ad essere cambiato, è quello che ho provato a raccontare a chi mi ha chiamato per aggiornarsi sulla nostra condizione alla vigilia del secondo anniversario. Oggi le macerie le abbiamo dentro. Abbiamo iniziato a conviverci, non c’è più traccia, non c’è più pubblica evidenza della nostra intolleranza e ribellione ad un destino che non ci siamo scelti e che abbiamo, inizialmente, provato a ricacciare indietro con forza.

Oggi, contempliamo il danno fatto. E constatiamo sostanzialmente nel totale doloroso silenzio, quasi fosse ovvio aspettarselo, il danno aggiunto dal tempo. Dall’incuria, dall’immobilità.

Fino a due settimane fa qui ha piovuto moltissimo, con costanza, fino a sfiancarci. Ebbene, nei momenti di tregua tra un acquazzone ed un altro, girovagando per il centro, ho avuto modo di annusare nell’aria un nuovo odore, fino ad oggi mai sperimentato. La città marcisce. Le coperture provvisorie hanno ceduto, l’acqua la neve il gelo hanno fatto il resto. E così, se non fosse bastata la vista, anche l’olfatto, ora,  ricorda all’avventore che si sta addentrando in un luogo privo di vita. Umana, almeno.

E ai giornalisti con cui ho parlato, che ci ricordano forti e gentili, sempre schiene dritte e fronti alte, ho dovuto spiegare che no, quest’anno venendo in città la troveranno uguale, ma diversa. Che ormai, siamo diversi noi. Degli antichi fuochi troveranno resti di cenere. E magari, sotto la cenere, qualche tizzone ancora ardente.

Questa è L’Aquila oggi, ai miei occhi. Anno II d.T.

 

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5 responses

3 04 2011
revolutopico

Sembra stupido e scontato scriverlo come commento al tuo blog, ma non riesco a dirti, a dirvi altro: non fatevi abbattere dalle istituzioni. Non permettete che questo stato rovini la vostra anima, i vostri cuori; non permettete che indurisca i vostri pensieri, lasciandovi dentro un’amarezza di fondo eterna. Ci sono tante persone come me che appoggerranno tutte le vostre battaglie affinchè L’Aquila possa tornare ad essere il capoluogo della nostra regione.
Non smettete di lottare, non smettete di provare rabbia verso questo governo fatto di incivili, ignoranti, idioti; e soprattutto, non smettete di sognare!

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3 04 2011
Inneres Auge

Hai ragione, le macerie le abbiamo dentro, anche io che ho una casa “A” e non abito vicino al disastro. Le ho dentro perchè soffro nel vedere ogni giorno questi luoghi così ontani da quella che dovrebbe essere la realtà di un paese veramente civile e democratico

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3 04 2011
leonello

federì, proviamo un pò a rialzare le spalle, conto su voi giovani, non facciamo scherzi:-)
molto facilmente non rivedrò l’aquila ma voglio vedere,almeno stavolta, passare il testimone senza farlo cadere. Questo è il mio sogno.

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4 04 2011
Luciano B. L.

Forse, anche per la NON percezione dell’inetto contributo dato dai politici locali che … ? Tra l’altro, permettono a chi è benestante di costruire “liberamente dove vuole in zone a destinazione agricola tra i boschi incontaminati in barba ad un piano regolatore che è saltato con il terremoto”.(http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/03/promesse-da-b-l%E2%80%99aquila-e-morta/101803/)
E se ciò Vi fa “incazzare” perché detto da “foresti” pensate al fatto che non c’è cosa peggiore della rassegnazione.

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5 04 2011
mimmo

Rilevo che, diversamente da te, i due Gianni, illustri conterranei (Letta e Chiodi), proprio ieri hanno strombazzato a tutta l’Italia che no, L’Aquila non è morta.
Probabilmente dal loro punto di vista, visto che finora l’hanno depredata (o hanno permesso ai loro sodali di farlo, ed è la stessa cosa) c’è ancora qualcos’altro da spolpare.
Tu e non tanti altri non avete niente da rimproverarvi, ce l’avete messa tutta e il ricordo delle azioni compiute a difesa e a riscatto della dignità dell’Aquila non può essere cancellato. Tirate il fiato e aspettate. L’impresa e troppo grande per pochi (questi sì) volenterosi.
Non potrà essere cancellato neanche il ricordo che tanti, troppi nostri concittadini si sono tirati indietro, sono stati da parte e addirittura hanno approfittato della situazione per accaparrarsi le briciole, un fulgido esempio di cui non essere fieri : li abbiamo al nostro fianco, questo è quello che brucia, più di ogni altra cosa.

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