LA SECONDA CHE HO DETTO

21 11 2010

Ieri L’aquila ha chiamato l Italia. E tanta Italia, va detto, c’era.

Padova, Vicenza, Napoli, Roma. Ne ho sentite tante di voci e inflessioni, mentre sotto la pioggia portavo la carriola.

C’erano pure gli Aquilani. E c’era, tanta, tantissima pioggia. Inopportuna, inospitale, scortese; ha bagnato noi, le nostre bandiere, le nostre carriole e manifesti. Ha continuato ad inzuppare la nostra città, che si è mostrata nella sua crudezza ai visitatori venuti da fuori.

Il percorso è stato breve, lento. Ed io ero quasi in testa, con i miei amici in carriola. Mi hanno meravigliato gli applausi, i “bravi” gridati dai bordi delle strade, a noi che sfilavamo in carriola. Ho visto occhi commossi, il trasporto di un’emozione repentina, come un tuffo al cuore.

Immagino fosse l’emozione di chi ricorda quando le carriole per alcuni mesi sono state realtà quotidiana della nostra città. Quando, finalmente, in tanti siamo tornati ad essere una comunità che, unita, si liberava di un insopportabile fardello fangoso e doloroso. Rimuovere le macerie è stato senz’altro un atto terapeutico, oltre che “logisticamente” utile.

E in quegli occhi, vispi dietro le lacrime, che ci hanno salutati ho visto questo. Il ricordo di un momento migliore di quello che oggi stiamo vivendo. Un momento in cui tutti hanno potuto dare il loro contributo.

E’ di questo che abbiamo ancora bisogno. Di partecipare realmente alle cose che vanno fatte. E che nessuno, nessuno mai, ad eccezione dei cittadini Aquilani sembra disposto a fare.

Ho infilato una rosa bianca alle inferriate della Casa dello Studente,che dolorosamente resta ancora in piedi, mezza sana e mezza sventrata, ora che non c’è più bisogno che finga di proteggere qualcuno. Ho lasciato una rosa soltanto, e l’ ho lasciati lì per tutte le 309 vittime.

 

Scandire “L’A-qui-la! ,L’A-qui-la!” appena arrivati per le vie della zona rossa è stato come salutare la nostra città, avvertirla che eravamo lì per lei. Piazza Duomo era stracolma di gente. Immagino nella gran parte aquilani. Prima che cominciassero gli interventi dal palco non ho potuto fare a meno di guardarmi intorno, cercando un segno di vita dietro le finestre dei palazzi che avevodavanti. Non ce n’erano, ovviamente. E tutto questo stride e strideva terribilmente con le immagini di una piazza brulicante e piena di colori e suoni.

Mi sono sentito, solo allora, di nuovo terremotato. Come se realizzassi ancora, e da capo, cosa ci è successo.

Anche non volendo, anche cercando di conservare il ricordo di quello che era, la mente sembra adattarsi a tutto. Anche ad una città vuota, spenta, semi distrutta, con i tetti scoperchiati a non riparare più dalla pioggia.

Solo allora, ieri, in quel momento, ho rivisto quello che da troppo non vediamo più. Come se, improvvisamente, potessi risentire la voce di un parente ormai morto. Capita sempre che pur sforzandosi di non dimenticare, le voci non si ricordino più, i ricordi dei volti sbiadiscano, perdendo dettagli.

Eppure di tutto conserviamo una traccia, che può essere riportata alla luce. Ieri, quella traccia io l’ho ritrovata.

 

 

Questo vuole essere il segno di quanto, quasi due anni dopo, la situazione risulti drammatica, e pericolosa. Perché anche chi, come me, si è sempre battuto per la ricostruzione rischia di assuefarsi alla distruzione, al nulla, all’assenza di prospettive. Non so ancora se sia un fatto positivo e negativo, ma ieri pur avendo firmato per la legge d’iniziativa popolare non mi sono preoccupato affatto che non si riesca a raggiungere le 50.000 firme necessarie alla sua presentazione in Parlamento. Né di ascoltare gli interventi dal palco; né, tantomeno, di contestare quello ambiguo ed ambivalente che sarebbe arrivato con buona probabilità dal Sindaco. Non li ho voluti nemmeno ascoltare, e me ne sono andato prima che cominciassero. Ieri, ho voluto rivedere la mia città piena di gente e di vita.

Non so, dicevo, se sia un segno buono o cattivo; lo ritengo un segno di stanchezza, e dunque, propendo per la seconda opzione.

Ma tant’è.

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2 responses

21 11 2010
Inneres Auge

Io quando sono arrivato in piazza Duomo ho pensato che la città fosse ancora più bella del solito. Non so perchè, forse proprio per la partecipazione massiccia di gente che veniva da tutta Italia.

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22 11 2010
Raffaella

io non ero mai stata in via XX settembre, nonostante le mie numerose visite a l’aquila post terremoto… già scavare nelle macerie, facendo riaffiorare pezzi di vita, era stata un’esperienza molto forte, ma andare in via XX settembre no, non me l’ero mai sentita.
io ho una vita abbastanza complicata e la mia difesa è sdrammatizzare su tutto… dalla bandana di totò agli ombrellini fashion ;-.)
poi quando ti sei fermato con la carriola che quasi ti tamponavo non avevo realizzato dove eravamo… quando mi sono girata e ho visto dove andavi ho avuto un tuffo al cuore. la casa dello studente mi ha distrutto dentro…
mi ha distrutto poi tornare al pullman a piazza delle fontane luminose e attraversare il centro storico, rivedere piazza palazzo e tutta una rete fitta di strade aperte si, ma morte… solo buio e silenzio…
ieri è stata una giornata bellissima: la gente, i colori, musica, i coriandoli di Giusy… la pioggia quasi non la sentivo…
non per presunzione perchè ti conosco sicuramente poco, ma avevo capito che c’era qualcosa che non va quando sei andato via…
la carriola come sai, per me è il simbolo dell’Italia che si sveglia, che rinasce, partendo da l’aquila ma il ricordo di ieri per me sarà il buio, il silenzio…
e incrocio le dita tutti i giorni per voi… e, quando servirà, ci sarò sempre a darvi man forte perchè anche se non sono aquilana, l’aquila è la mia città.

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