20 NOVEMBRE

7 11 2010

Se ripenso a quanto accadeva un anno fa, lo faccio pensando ad un periodo felice.

Nonostante il ricordo di una distruzione recente, dei disagi di una sistemazione provvisoria e fredda, lontana da tutto, nonostante non avessi ancora una laurea in tasca, nonostante tutto insomma io lo ricordo come un periodo felice.

Se non altro attivo, frenetico, brulicante, connotato dalla sete di rivalsa contro quanto nei mesi precedenti ci era piovuto addosso.

Oggi, vedo in quella gioia colma di speranza l’inesperienza di chi, ritrovatosi miracolosamente sopravvissuto, spera ancora che rialzarsi sia un processo rapido. Che basti uno scatto di reni, una scossa, l’ultima e collettiva, che possa riportare le cose sul giusto piano. Sulla via che meritava e merita una città come la nostra.

C’era l’operosità di chi si appresta a sferrare il colpo magistrale, e che lo immagina duro, durissimo, faticoso da organizzare, ma non contempla l’ipotesi “fallimento”. O meglio, l’ipotesi “rimbalzo”.

Rimbalzo, sì; perché noi tutti, e così io, allora non assaggiavamo ancora quello che tutt’oggi ci si staglia contro: il più odioso dei muri di gomma.

Quello eretto da sedicenti rappresentanti politici, che nulla rappresentano se non i loro interessi, e quelli delle loro logge, cricche, consorterie.

Quello eretto per coprire le macerie che un anno fa vi abbiamo mostrato, e che ancora lì giacciono.

Sono certo che in ognuno dei vostri luoghi di vita esista una prova tangibile della distanza siderale che ormai ci separa dalle forme locali o nazionali di Governo; ne sono sicuro così come sono certo che voi non avete avuto fino ad oggi la forza di riappropriavi di ciò che è vostro e nostro: il diritto di farcelo sapere, che anche voi avete ragioni di protesta.

E che come è già capitato a noi Aquilani, anche voi avete protestato molte più volte di quante non si sia saputo in giro. Sono sicuro che questo vi toglie la forza, vi fa perdere di vista l’obiettivo che all’inizio vi ha mosso.

Oggi sono stanco, sfiduciato, il muro di gomma non ha fatto male al fisico, ma all’animo sì. A 27 anni non si è abituati, forse, a sperimentare il fallimento di un buco nell’acqua. Buchi nell’acqua sono state le nostre manifestazioni, sul piano dei risultati ottenuti. Non sul piano mediatico, forse, ma non siamo mai riusciti a raddrizzare tutto quello che è nato storto dopo il 6 aprile.

Il giudizio vale per me, e fortunatamente non per tutti i miei concittadini.

Un po’ perché siamo in tanti,  un po’ perché le ragioni per far sentire la nostra voce le troviamo quotidianamente davanti ai nostri occhi nelle forme più disparate, e molto perché non abbiamo davvero più nulla da perdere, L’Aquila torna a farsi sentire.

Come epicentro delle vostre e nostre crisi, dei vostri e nostri crolli, delle nostre macerie fisiche e delle “loro” macerie morali, L’Aquila vi fa un appello accorato. Invadeteci.

Fatelo il 20 Novembre.  Alle 14:00 partirà un corteo per le vie della città, e per un giorno torneremo a fare cronaca e notizia, sempre che il “muro” non ci rimbalzi una seconda volta, quando il 16 Giugno 2010 in 20.000 invademmo l’autostrada e voi non l’avete nemmeno saputo.

Venite vedere cosa c’è da queste parti, pare che saremo in tanti. Almeno lo speriamo; la posta in gioco è alta. E noi non abbiamo più nulla da perdere.

Personalmente, ci vado perché non posso non andarci. Perché lo devo alla mia città, al bene che le voglio, al desiderio che ho di riconoscermi in un Paese che oggi mi fa schifo, e domani dovrebbe rendermi orgoglioso. Ma dobbiamo metterci in gioco tutti, ché nulla piove dall’alto, e i miracoli non avvengono. Nè mai sono avvenuti.

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One response

21 11 2010
Carlo

… ieri, purtroppo, l’unica cosa che pioveva dall’altro, peraltro poco gradita, era la gran pioggia! Però, per il resto, a me è sembrata una manifestazione riuscitissima e, soprattutto, piena, strapiena di “giovani” che, per noi non più tali, è un gran sollievo!

E se l’informazione è assente, ci siamo noi che da ogni parte d’Italia, ne ho sentite tante di lingue parlate e non solamente l’aquilano, racconteremo ai nostri amici ciò che è avvenuto ieri a l’Aquila.

Forza e coraggio che c’è molto da lavorare!

Buona domenica a te… ve la siete meritata, voi tutti aquilani!

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