IERI, OGGI, DOPODOMANI

10 10 2010

Sono alcuni giorni che in città c’è la cosiddetta anteprima dell’ ” Eurochocolate “.

Oggi pomeriggio, all’ultima giornata, mi ci sono affacciato. Il primo impatto c’è stato prima ancora che arrivassi in centro. La fila di auto dirette in centro cominciava ben prima di casa mia, quella vera, a cinque minuti dalle mura cittadine. Cinque minuti a piedi, ogni volta che andavo in centro a fare una passeggiata peraltro breve, data la vicinanza. E invece oggi c’è voluta più di mezz’ora di macchina per avvicinarmi, poco, al centro.

Per lasciare l’auto in sosta vietata, ché ormai i parcheggi non esistono più.

Nell’attesa, lo scazzo aumentava pian piano. Da Aquilano, non mi sono mai assuefatto alle interminabili attese nel traffico.Nonostante i pochi che siamo sempre stati, eravamo sempre capaci di mostruosi ingorghi: le strade sono poche, le macchine moltissime.

E nell’ultimo anno ho vissuto la desertificazione della città nei primi mesi dopo il terremoto, quando eravamo rimasti in pochissimi. Faceva spavento aggirarsi intorno alle sei del pomeriggio e vedere le strade svuotarsi, lentamente, con i nuovi pendolari che tornavano in albergo sulla costa, e la città che rimaneva nelle mani di noi quattro gatti, che facevamo sempre in modo di fare un giro sotto casa all’imbrunire, come cani a marcare il territorio, a caccia di improbabili sciacalli delle ore del tramonto.

Poi, abbiamo vissuto il caos frenetico del G8, e più tardi quello costantemente in crescita degli Aquilani che rientravano a casa; magari non in quella loro, magari in un MAP o in una C.A.S.A. Ma tornavano, lentamente.

E andava bene così, tutto sommato. Il centro storico, però era sempre rimasta una zona per pochi. Col poco o nulla che aveva da offrire al passeggiatore delle ore serali, veniva frequentato da scarriolanti come me, anziani nostalgici, sparuti turisti, e cittadini dell’assemblea del presidio permanente. Oltre noi, quei quattro negozianti che nonostante tutto, avevano riaperto.

Oggi c’era la ressa. Oggi c’era la sagra del cioccolato. La festa dello scrocco, il giro in centro fatto per prendere un pezzo di cioccolata finissima , rigorosamente offerta.

Offerta,sì, che se provavi a comprare i prezzi erano da brivido. Proprio come a Perugia.

Due anni fa andai lì a vedere l’ Eurochocolate. In quella città vive una nostra amica, e con l’occasione le facemmo visita. Perugia è bellissima, e la ressa c’era anche allora. Ma aggiungeva vita ad una città viva; era una cosa diversa, insomma. Oggi c’era una masnada di gente venuta da fuori a scroccare della cioccolata. E di aquilani che altrimenti non avrebbero messo piede in centro;  cosa ben più grave, ai miei occhi. A farci un giro oggi, perché solo oggi evidentemente c’era qualcosa di attraente. Una domenica diversa, che avrebbe potuto prendere forma ovunque.

Ma L’Aquila non è ovunque. E vedere la gente girare per le mie vie, tra i miei ponteggi, tra le mie meravigliose rovine mi ha dato un senso di tristezza infinita. Vederli girare senza nemmeno guardarsi intorno, o a farlo con l’espressione ammirata di chi vede la maestosità della distruzione di un palazzo storico, che sta in piedi perché imbottito di ponteggi. Nessuno di loro sa quali negozi c’erano, chi ci abitava, quali legami abbiamo con quelle rovine. Non sembrano nemmeno domandarselo più. Per loro l’esistenza dell’Aquila comincia col terremoto, e non esiste un prima. Non esiste nulla,quindi, che possa essere rimpianto. Sempre meno persone animano l’assemblea cittadina,persino io ho perso la passione che avevo. Sempre più masse arrivano qui solo se c’è qualcosa che si imbandisce in un ambiente che ormai è diventato famoso per come è oggi. Non per come era l’altro ieri, e come dovrà essere dopodomani.

Non doveva essere così il mio oggi, non deve essere questo il nostro dopodomani.

 

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12 responses

10 10 2010
gabriele

Tristezza, questo ho vissuto ieri a L’Aquila, ci sono stato quando ancora non c’era la ressa, mi sono portato un senso di vuoto dentro. Non riesco a scrivere altro. ciao un sorriso per amico

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10 10 2010
marco

Purtroppo anche per molti aquilani L’Aquila comincia dal giorno dopo il terremoto. A volte si pretende che tutto cominci il giorno dopo il terremoto. Diventa una identità, una nuova radice. Ed è pericolosa, perché significa che ci serve rimanere terremotati, in emergenza, per sentire di esistere.

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10 10 2010
Miss Kappa

Federico,
hai dato corpo ai miei pensieri. Sono arrivata in piazza, stamani, intorno alle 13. Dopo aver accompagnato i disegnatori nel centro vero, quello distrutto. E dopo aver, ancora una volta, pianto sommessamente. Vedere tutta quella gente mi ha dato scoramento. Percepivo che nulla capivano della tragedia. E che ne erano totalmente disinteressati.Per un pezzo di cioccolato regalato ed un altro pagato a caro prezzo. E quel danaro non resta sicuramente in città. Quando, poi, ho visto lo stand con le carriole, nel quale vendevano le cazzuole di cioccolato, sono fuggita inorridita. E pure incazzata. E ora sono triste e demotivata. Le mie considerazioni sull’assemblea sono simili alle tue, anche se sono arrivate dopo. Il mio impegno deve prendere altre direzioni.
Ciao.

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10 10 2010
Ezio BIanchi

@ Federico @Giusi
Ho letto la cronaca Eurochocolate.
Bella e triste, come la sensazione nella mia visita pomeridiana a Piazza Duomo.
Nessun problema di parcheggio per fortuna ( via Rendina), ma identiche sensazioni di abitudine, di scontato, di moda compensativa della noia che a me dava fastidio: il problema L’Aquila (come lo sento io) lì era svanito, non era presente neppure nei volti, nè nelle azioni, delle persone impegnate a raccogliere sostegno per la manifestazione tasse.
Leggerezza nei cioccolatari, stanchezza o noia negli altri: una lenta leggerezza aveva invaso tutto e tutti, complice forse quello stupido ed equivoco slogan “Che cazzuola vuoi?”.
Ho pensato al sistema corruttivo che ora ci porta via anche i simboli: resa dolce-imbroglio la carriola, sparito il Tendone, sparita anche la grande bandiera nero-verde.
Tristezza, sì, dover pensare al rugby aquilano salvato dal Berlusca.
Di dignità manco a parlarne, chè fare domande è diventato pericoloso: il non-pensiero unico aquilano consente le feste e forse è già tanto.
Dura minga! avrei detto in altri tempi ma devo constatare anch’io che ciò che è stupido dura…
Mah, pensiamo ad altro: c’è qualche ragazzino contento, gli altri sembrano recitare un copione non proprio. Ho avvertito, so che è stupido ma è così, mancanza di rispetto per un luogo che per me ha rappresentato altro. E sono andato via subito.

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10 10 2010
Federico

Hai ragione, Anna.
Non ho avuto nemmeno la voglia di girare per gli stand, non ho visto le carriole e le cazzuole di cioccolato..sarei stato anche più incazzato, se le avessi viste, mi è bastata l’atmosfera e le mie sensazioni a pelle, per trarne conclusioni amare..
Se avessi saputo dei disegnatori sarei venuto volentieri. Ho come l’impressione di aver perso il passo con tutto ciò che di bello continua a farsi. Per questo, ti prego di aiutarmi a recuperare. Ciao, un abbraccio.

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10 10 2010
Miss Kappa

Vedo che pensiamo e sentiamo ancora all’unisono. Io, te, Ezio, Giusi, e altri ancora.Siamo pochi? Tanti? Non importa. Non disperdiamoci. Non disperdiamo la nostra sensibilità che è quella che ci ha spinto fino ad oggi. Perché le emozioni sono vere. Il resto non lo so…

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10 10 2010
Harielle

Ho letto il tuo post per caso, cercando qualche nuova conoscenza qui nella nuova piattaforma, sono una roma dell’etere migrata da altri spazi. Sono rimasta colpita per come hai saputo rendere quell’oblio mascherato da compassione e che invece è indifferenza. Da non aquilana, voglio che l’Aquila risorga, che torni ad essere la bella città che mi incantava quando vi andavo.

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10 10 2010
Raffaella

è stata un’esperienza strana… dico davvero…
io ho vissuto l’aquila solo con le carriole e tornare a vederla in un misto tra sacro e profano mi ha lasciato davvero con l’amaro in bocca… e quelle cazzuole… direi davvero di cattivo gusto.
inizialmente tutta quella gente mi ha fatto pensare che forse per l’aquila c’era un futuro e che poteva davvero ricominciare a vivere ma… ma niente… gente che si ciondolava avanti e indietro con niente in testa e tanto cioccolato in bocca… non è l’aquila che conosco io…
non credo che ci siano frasi intelligenti da dire a questo proposito ma… anche io sono rimasta profondamente delusa da questa giornata

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11 10 2010
Ivana

Hai ragione Federico, un profondo senso di tristezza è stato quello che ho provato! Sono arrivata sul tardo pomeriggio, quando ormai la gente aveva già svuotato gli stand comperando, a caro prezzo, gli articoli esposti. Fortunatamente non ho visto le cazzuole di cioccolato, mi sarei indignata non poco anche perchè, al tempo delle carriole, le abbiamo usate noi quelle vere!!! Io mi chiedo: ma tutta quella gente che ha “assalito” la manifestazione del cioccolato si sarà resa minimamente conto delle condizioni in cui versa la città? Si sarà preoccupata del futuro? Sicuramente no, la cioccolata è stata l’unico pretesto per rimettere i piedi in centro……! Sono sconcertata……!!!

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11 10 2010
Gabriele Del Borrello

Bentornato Federico!
Anche in questa occasione mi trovo a condividere le tue emozioni,intrise di lucida tristezza. Mi risulta però incomprensibile, il passaggio nel commento di Ezio Bianchi,quando scrive “…il problema L’Aquila(come lo sento io),lì era svanito,non era presente neppure nei volti,nè nelle azioni,delle persone impegnate a raccogliere sostegno per la manifestazione tasse”…
Come tante altre volte,ANCHE in queste 2 giornate,ho visto un impegno profuso al massimo,e sacrifici fatti per raccogliere 5000 (cinquemila) firme.
Come cittadino,ringrazio quelli che erano lì.

La bandiera nero-verde è stata rimpiazzata Sabato da Alfonso con una pinza prestata dai Vigili del Fuoco,(più piccola,ma c’è);quella precedente, strappata dal vento, attende ancora di essere rimossa dalla copertura del sottopassaggio…
Un abbraccio sincero, Gabriele Del Borrello

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13 10 2010
Gabriella Ludovici

Ciao Federico..hai ragione..che profondo senso di tristezza! Sono andata anch’io in centro, all’Eurochocolate, vincendo non poche resistenze. Come ogni volta l’impatto con la città mi ha fatto venire voglia di piangere ed il senso di estraneità, che ho provato incrociando il sorriso della ragazza in livrea accanto alla Limousine della Caffarel, mi ha quasi spaventata. E’ stato allora che ho notato qualcosa che mi è sembrato familiare: lo stand delle carriole con le cazzuole di cioccolato. Ho provato a recuperare quel senso di leggerezza che si addice a manifestazioni di questo tipo e, complice il potere seduttivo del cioccolato, ho comprato anch’io la mia cazzuola al peperoncino. Ma poi ho letto lo slogan: “Che cazzuola vuoi?”…CHE CAZZUOLA VUOOIII?? Forse ero io a leggervi un senso di provocazione? Ho cercato così di immaginare il tipo di persone che avevano lavorato a quell’idea: persuasori di professione? Conoscitori di tecnica di “vendita” delle idee? Esperti di sofisticati sistemi di ricerca che consentono di “conoscere” il pubblico, selezionarlo, caratterizzarlo nelle sue motivazioni e aspettative? E mi sono detta: “Allora a qualcuno interessa la nostra condizione!”. Così mi sono allontanata in fretta, per tornare a casa, un po’ indignata, con quello stupido gadget tra le mani sentendomi vittima di una manipolazione da parte di chi, giustificato da una “morale” sociale, aveva usato i nostri simboli per fini commerciali in un sistema che tutto fagocita e fa suo, banalizzando e disarmando le idee. Un abbraccio, Gabriella

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26 10 2010
notitiae

Salve, complimenti per i posts e il bloig, molto ben fatto. Vi segnalo una photogallery della manifestazione Eurochocolate – Perugia domenica 24 ottobre
2010 – Photogallery by NotitiAE:

http://wp.me/pZKvG-9I

http://n
otitiae.wordpress.com/2010/10/25/eurochocolate-dolce-cioccolato-perugia-2010/

Buona visione!!

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