AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA

14 09 2010

Ancora un altro commissario. Non si rimuove nessuno, e nessuno si dimette. Si aggiunge alla folta schiera di capi, sottocapi, tenenti, caporal maggiori. Manca la fanteria, la bassa manovalanza, ma le dirigenze no. E dirigono il nulla della ricostruzione, totalmente assente. L’Aquila non è cambiata di una virgola nel centro storico da quando l’avete vista in tv per le carriole quasi un anno fa. Anzi, è arretrata. Quando lo sciame sismico, (ininterrotto, dal sei aprile) aveva ricominciato a farsi sentire un po’ più forte, ed un po’ più spesso, il centro della città è stato addirittura nuovamente chiuso, anche dove era stato “messo in sicurezza”. Evidentemente era solo messo al sicuro da sé stesso e non dal terremoto, se si è dovuti arrivare a tanto.

Nel frattempo non passa mese dal 6 aprile senza che la popolazione assistita cresca, ininterrottamente. Un segnale lampante, dei fallimenti registrati nell’emergenza e nel suo post.

Ciononostante, ci vuole un altro commissario, perché le strutture commissariali non procedono, non snelliscono. Anziché smontare una macchina fallimentare, la si potenzia, la si appesantisce d’ulteriori strumenti. Errare humanum, perseverare…

Diversamente dall’Umbria-Marche, andremo avanti ad ordinanze di volta in volta. Il governo NON VUOLE darci una legge per la ricostruzione. NON VUOLE STRUMENTI ORDINARI DI LEGALITA’. Vuole improvvisazione, vuole pannicelli caldi, per la febbre che avanza.

Quindi aggiungiamo un Commissario. Male.

E per di più la scelta del soggetto è il grave che si aggiunge all’inutile. O l’osceno che si aggiunge al grave, come preferite.

Antonio Cicchetti, riesce nell’insolita capacità di accentrare in un’unica persona quanto di peggio possa arrivare nella mia città. Anzi tornare, per dire meglio.

Aquilano, proprietario di un campo da golf con annessa “beauty” a Preturo, quando gli fu affidata l’organizzazione della Perdonanza Aquilana il Comune fini quasi in bancarotta. La Corte dei Conti lo condannò per “malagestione”.

I debiti di quelle spese folli li paghiamo ancora oggi, con un buco di milioni di Euro e lunghe file di creditori mai pagati.

Inoltre, il Cicchetti si fregia anche del titolo di “galantuomo di sua santità”, al pari di quel Balducci, del quale ricalca molto.

E’ direttore amministrativo dell’Università cattolica di Milano, con mandato in scadenza, è figura gradita alla “ecclesia” che in città si è vergognosamente arricchita di strutture pagate e costruite in emergenza su suoli pubblici e con fondi pubblici che sono affidate, gestite o diventate o che per contratto diventeranno in alcuni casi di proprietà della Curia aquilana. Pure quella commissariata dal Vescovo in seconda, che sparge amore  e lavora ai fianchi della ricostruzione fondando una società privata con interessi clamorosamente evidenti sul patrimonio immobiliare del centro storico, già in gran parte nelle loro mani.

Il Cicchetti, inoltre ha intessuto nel corso della vita una fitta ed interessante rete di amicizie d’alto livello, posizionando membri del suo esteso parentado un po’ qui e un po là, ed elargendo appalti a questo e quello nella più apertamente chiara ed evidente logica di spartizione clientelare che è da sempre in voga, e sulla quale il Cicchetti non fa eccezione. Uno così merita di fare strada.

Del resto non invento nulla: Dal Corriere della Sera, del 12 settembre 2010, a firma Sarcina:

Ora, la fitta rete di relazioni, società, clientele attribuita a Cicchetti è semplicemente impressionante. Nel libro soci della Rio Forcella spa, che si occupa di campi da golf in Abruzzo, compaiono personaggi, per lo più amici e parenti, che formano un sistema a grappolo con interessi, tra l’altro, nelle forniture sanitarie, nelle costruzioni, nelle attrezzature informatiche. Un clan familistico, che vede impegnati la moglie Maria Adelaide Venti, i figli Paolo e Americo Cicchetti, il nipote Mauro Cuomo (nominato tra l’altro dallo stesso Antonio Cicchetti direttore amministrativo di cinque strutture collegate all’Agostino Gemelli), il cognato Antonio Cuomo (padre di Mauro e titolare dell’agenzia di viaggio Triremis, fornitore della facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università cattolica, sede di Roma). Famiglia, dunque, ma anche vecchie e nuove amicizie. A cominciare dal

rapporto consolidato con l’architetto Giuseppe Manara, socio di Rio Forcella, ma soprattutto riferimento costante dei principali lavori di ampliamento del Gemelli a Roma, a quello con Antonio Angelucci (anche lui nato in provincia dell’Aquila), fondatore del gruppo di cliniche private Tosinvest. Il punto chiave, naturalmente, è capire se, in che misura e, soprattutto, con quali procedure, gli appalti e le forniture del «Sistema Cattolica» siano state assegnati da Antonio Cicchetti alle società dei suoi amici e familiari. Toccherà agli organi dell’Università cattolica e alla vigilanza del Toniolo, di cui è garante il cardinale Tettamanzi, dare una risposta. Certo, alcune tracce rafforzano i dubbi. Manara, per esempio, è sicuramente un professionista con un ricco carnet di committenti. Sul suo sito web sono illustrati, per esempio i grandi progetti realizzati a Dubai.

Ma è anche un fatto che 5 lavori sui 16 presentati dallo stesso architetto sul suo indirizzo Internet alla voce «sanità» riguardino il Policlinico Gemelli, e 4 su 5 (casella «università») si riferiscano alla Cattolica.

Altro riscontro facile: il rinnovamento delle strutture informatiche sempre del Policlinico affidato alla Gesi, società presieduta da Andrea Di Maulo, cugino di Antonio Cicchetti. La Gesi partecipa al consorzio Edith (soluzioni informatiche) con l’Università cattolica. Si potrebbe continuare davvero per ore, seguendo la «Cicchetti map» e tenendo conto di un precedente. Il direttore amministrativo della Università cattolica è già stato condannato dalla Corte dei conti nel 2008 in relazione al buco di bilancio del comitato della «Perdonanza», istituto religioso dell’Aquila.”

La nomina del Cicchetti a 4° commissario del nulla arriva, è questione di ore.

Questione di decenni, tutto il resto. E ciò che è più grave è che tra decenni, di questo passo, ci lasceranno i rottami, le incompiute. E le poltrone, finalmente, solo allora saranno vuote.

Per oggi aggiungiamo un posto a tavola, c’è ancora da banchettare, evidentemente.

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6 responses

14 09 2010
Fiorella Giannangeli

Di bene in meglio….

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14 09 2010
arischia.3.32

ecco ci servu gli sordi no che segli magna!

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15 09 2010
ena

c’è veramente da piangere.

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25 09 2010
donatella

signori ke leggete: sappiate ke ki ha scritto o fatto scrivere (+ probabile) questo articolo è persona che ce l’ha a morte con ‘il cicchetti’ almeno da 30 anni- l’ha sempre chiamato così xkè ‘il cicchetti’ come lo chiama lui non si è mai piegato alle sue richieste imbecilli. meno male ke il mondo è piccolo e prima poi qualcuno caverà il ragno dal buco dove s’è infilato!!!

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25 09 2010
Federico

cara Donatella, sei fuori strada. E per tua informazione, quì gli articoli non li manda a scrivere nessuno. Complottista?

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2 10 2010
Inneres Auge

Donatè, per come scrivi mi sa che sei te la complottista (Nei confronti dell’idioma italico)

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