CITOFONARE BERTOLASO

1 08 2010

Il giorno stesso del mio precedente post, ci siamo riuniti per un’Assemblea cittadina straordinaria. Volevamo parlarci, guardarci in faccia e ragionare insieme.

Il risultato è stato ottimo, secondo la mia valutazione.

Tirare dritto, mettere per iscritto la nostra posizione sul paventato ritorno ad una  gestione, esterna al territorio, della sua ricostruzione, e continuare a lavorare senza distrazioni.

C’è molto da fare. Premere perché il nostro Regolamento della Partecipazione non incontri ostacoli ed insabbiamenti in Consiglio Comunale è solo il primo degli impegni.

Scrivere una legge d’iniziativa popolare che sovrintenda alla ricostruzione è il secondo obiettivo. E scusate se è poco. Non solo per le 50.000 firme che necessiteranno alla sua presentazione in Parlamento, ma anche perché nelle nostre intenzioni c’è l’idea di una legge- quadro, che possa essere applicata, mutatis mutandis, alle future sciagure e calamità naturali.

Un servizio non solo a nostro beneficio, ma a beneficio di tutto il Paese, perché non sia più abbandonato al suo destino incerto come oggi è per noi Aquilani.

Certezza dei finanziamenti, flussi costanti di denaro, misure di defiscalizzazione duratura del territorio colpito, misure che incentivino l’occupazione locale nella ricostruzione; questi sono i capisaldi che vi troveranno posto.

Le relazioni necessarie ad assicurarle l’appoggio in Parlamento, le stiamo già tessendo a 360 gradi, credo con buoni risultati. Per ora si tratta di promesse, ma pubbliche. E conviene credere che non restino tali; i personaggi che ce le hanno fatte in piazza nelle ultime settimane dietro nostro invito o per loro spontanea volontà sono un impegno che non potranno tradire facilmente: qui siamo abituati a non dimenticare. A controllare con i mezzi telematici l‘operato del Parlamento e dei suoi membri, presi singolarmente. Di quanto fanno ,o più spesso non fanno, a noi devono rendere conto. Per questo il PD venuto in Piazza, da noi le ha prese e le ha sentite. Nessuno venga a colonizzare, ancora, il territorio che è nostro.

Lo abbiamo detto in un appello al Presidente della Repubblica, in un messaggio scritto sotto il nostro tendone proprio dopo quell’Assemblea straordinaria che ci ha visti all’inizio preoccupati per il ritorno dell’imposizione altrui di scelte che dobbiamo essere noi a fare.

Nello stesso giorno in cui Bertolaso ha dichiarato che “le leggi speciali per la ricostruzione non servono, mentre servono interventi fattivi e concreti delle persone” (un’autocandidatura, sostanzialmente) egli ha anche aggiunto che terminata (?) l’emergenza alloggiativa, sorge una nuova e più preoccupante emergenza aquilana, che è sociale.

Qui bisogna chiarirsi: se si intende l’emergenza sociale dei suicidi che si ripetono in città, è senz’altro vero. Vero anche se ci si riferisce all’emergenza sociale determinata dall’intervento del Governo che ha dato tetti definitivi (spacciandoli per provvisori) a solo un terzo degli sfollati Aquilani, (che ancora oggi sono 54.000) senza provvedere a nessuna delle opere necessarie a garantirci la possibilità di ricostruire le comunità nel suo complesso.

Si vive nell’unico centro commerciale, ed i ragazzini abusando d’alcol con scioltezza. Vivono in strada, in non-luoghi improvvisati dal caso. Si organizzano in codazzi di dubbia utilità, e crescono troppo in fretta in un territorio incontrollabile.

Queste emergenze sono state lasciate dalla loro gestione scellerata. Esistono, ed è loro la responsabilità ai miei occhi.

Dubito però, che si riferisse a queste emergenze, ché se fossero riconosciute implicherebbero un’ammissione (improbabile) di colpa.

Diversamente, credo si riferisca a quella che viene paventata come “emergenza” e che è in realtà il segno di una speranza in cui per primi tutti gli aquilani dovrebbero riconoscersi: l’attivismo, l’essere cittadini responsabili che dedicano il proprio tempo libero (sempre meno) ad una causa comune e trasversale, in cui tutti possano riconoscersi e contribuire col proprio apporto.

Perché tracciare questa come emergenza? ho un’idea a riguardo.

Un’altra volta ho visto una popolazione opporsi strenuamente ai piani autoritari del Governo, eseguiti congiuntamente dall’Esercito e dalla Protezione Civile. Non si era a L’Aquila ma a Chiaiano.

Allora ce la misero tutta per raccontare quelle persone come “appartenenti o sostenitori della malavita locale”. Oggi comincia l’opera di criminalizzazione della cittadinanza attiva Aquilana. L’emergenza sociale dovremmo essere noi ad incarnarla.

Rimaranno delusi. Restiamo vigili in attesa del seguito che Berlusconi vorrà dare alle sue dichiarazioni, e nel frattempo lavoriamo indisturbati, e soprattutto non distratti, ai temi che ci interessano. Partecipazione e, soprattutto, legge d’iniziativa popolare.

Al momento opportuno, se sarà necessario, ci opporremo al resto.

Abbiamo sangue freddo e la lucidità necessaria, diversamente da altri.

Non rappresentiamo l’emergenza sociale. Semmai la sua possibile soluzione.

Costruiamo soluzioni condivise, con l’aiuto di tutti.

Per i problemi irrisolti, per le soluzioni in deroga alle leggi, per parlare con chi vuole meno leggi anziché scriverne di nuove e di migliori, per cercare contributi fattivi e concreti delle persone che non producano legalità, rispetto delle opinioni altrui, soluzione dei problemi sociali piuttosto che creazione di nuovi problemi con spreco di denaro pubblico, dovete rivolgervi ad uno solo. Citofonare Bertolaso.

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3 responses

1 08 2010
Raffaella Caroprese

Per la raccolta firme su Pescara dò la mia piena collaborazione. Ditemi solo cosa devo fare e quando…

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1 08 2010
Pinco pallino

Che ci vogliano leggi é evidente, ma oltre che chiederle bisogna anche avere idee e saperle fare. Legga queste valutazioni se ha tempo.
Ricostruzione
2+2 = 4
Di Giampaolo Ceci

Polemiche, lamentele, incompetenze, inconcludenza, rivendicazioni, ritardi, disorganizzazione, furti, intrallazzi, furberie, illegalità, e per finire anche le manganellate: c’è stato tutto questo nel sisma abruzzese.
Ora basta decido IO dice il Premier! Ci si sorprende? Si tira in ballo scandalizzati il diritto alla democrazia? Il sacrosanto diritto della gente di autogovernarsi? Qui nessuno impedisce l’autogoverno, anzi lo si auspica, ma purtroppo si deve pur prendere realisticamente atto del fatto che i politici locali (né di desta né di sinistra) si sono dimostrati in grado di gestire la “complessa” organizzazione di un evento catastrofico grave che ha sconvolto vita e l’economia di una vasta zona del nostro paese.
Sbaglio?nell’elenco manca qualche cosa? Sono un mentitore disonesto o peggio un servo di Berlusconi o di Bersani?
Purtroppo credo sia necessario prendere atto realisticamente che in questa situazione non resta che auspicarsi che venga prima possibile un Salvatore efficiente che decida e consenta di riprendere il lungo cammino per Tipperary.
Troppo il tempo perso: troppo inconcludenti le decisioni prese, troppe le inefficienze e i ritardi che non possono ragionevolmente essere attribuite alla mancanza di disponibilità finanziarie o ad un occulto disegno ostativo della volontà popolare.
Per elaborare ipotesi organizzative o produrre idee di sviluppo non c’è bisogno di risorse finanziarie disponibili! È vero che la ricostruzione è complessa, ma non poi così tanto!
Non ci voleva molto a determinare i principi dei rimborsi o indennizzi che dir si voglia e criteri più semplici.
Bastava stabilire il principio che lo Stato eroga importi per consolidare le abitazioni lesionate altrimenti al prossimo sisma ci sarebbero stati ancora morti e danni da “indennizzare” e su questo principio tararne l’entità.
Agli edifici strutturalmente più deboli maggiori risorse, a quelli più resistenti di meno, fissando anche un tetto massimo di spesa oltre il quale il consolidamento non era più conveniente.
Si sarebbe potuto stabilire un criterio per concedere indennizzi per i danni o contributi aggiuntivi per ricostruire delle finiture interne danneggiate o per realizzare miglioramenti energetici sulla base dei prezzi del prezzario regionale fino ad una sogli a massima per metro quadro . Tutto molto semplice senza classificazioni astruse ed arbitrarie.
Per gli aggregati del centro storico bastava che il Comune coi suoi esperti avesse diviso D’AUTORITA’ la città in tanti pezzetti o pezzoni, a seconda delle caratteristiche della zona e OBBLIGATO i proprietari a consorziarsi definendo le caratteristiche professionali dei Presidenti dei consorzi. Ciascun proprietario inserito nel pezzetto o pezzone avrebbe potuto dare incarichi fiduciari al proprio tecnico imponendogli di costituirsi in associazione temporanea di professionisti con gli altri al fine di nominare un loro rappresentante unico.
Il gruppo di lavoro dei progettisti locali avrebbe potuto redigere un progetto unitario del pezzetto o pezzone, indipendentemente dal fatto che siano prime o seconde case o dalla classificazione del danno, concordando le progettazioni in contraddittorio con gli esperti nazionali che avrebbero dato le “dritte culturali” e strategiche da inserire nei progetti, anche in deroga agli stingenti vincoli di piano regolatore o delle leggi tecniche vigenti, col potere anche di imporre la riprogettazione di quegli edifici che male si inseriscono nel contesto storico cittadino.
Bastava istituire una centrale di comando pubblica che tenesse sotto controllo l’avanzamento dei lavori dei singoli pezzetti composta da un responsabile a cui riferiva ciascun tecnico pubblico assegnato ad ogni “ pezzetto”.
Questi tecnici con obbligo di residenza e singolo incarico (come fanno i responsabili unici dei procedimenti avrebbero svolto anche le funzioni di collaudatori in corso d’pera ) avrebbero assolto il compito di CONTROLLARE sia la qualità dei lavori che l’applicazione delle procedure in uso negli appalti pubblici anche per i conferimenti dei subappalti.
Solo gare pubbliche col criterio dell’offerta più conveniente che prevedano punteggi premianti per le imprese che si impegnassero a ridurre i tempi di costruzione e a coinvolgere imprese della zona del cratere o Abruzzesi.
Pagamenti garantiti da banche locali a semplice presentazione del SAl vidimato dal Direttor dei Lavori e dal tecnico pubblico con fattura, che poi se la sarebbero vista con lo Stato per farsi restituire gli importi versati alle imprese.
Quanto ci ho messo? Mezza pagina?
Beh se ci sono riuscito io a fare un’ ipotesi di modello organizzativo per la ricostruzione dei centri storici danneggiati, che sono un sig. nessuno, possibile che non ci siano riusciti i politici locali e i loro consulenti chiamati in campo da chi avrebbe avuto il compito di organizzare la ricostruzione?
Se è così allora bene farebbe il Premier a trarre le conclusioni e dire: basta. O mi sbaglio.

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2 08 2010

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