GIOCAVAMO A FARE I GIUDICI

19 07 2010

Giocavamo a fare i giudici. E qualche volta anche a fare i medici. Quello dei giudici era però un gioco che emozionava. Negli anni ’90 avevamo 7 anni, e ne avremmo avuti 9 nel 1992. Pochi, pochissimi per capire il senso profondo di quello che significava quanto stava accadendo. Ma in casa mia, il telegiornale lo si è sempre visto una decina di volte al giorno. Ricordo che a volte non ne potevo più. Ricordo che mi sembrava buffo Gorbaciov con quell’angioma sulla fronte. Ricordo che mi sembrava strana la festa per l’abbattimento di un muro e quel violinista che ne salutava a modo suo la fine. Troppo pochi sei anni per immaginare l’enormità di quegli accadimenti.

Ma niente affatto pochi per intuire con il mio amico Matteo, di origini siciliane e trapiantato a L’Aquila, la grandezza e l’importanza che le figure di Falcone e Borsellino rappresentavano per chi poteva credere grazie a loro in un’Italia migliore. E così, prima ancora del maggio ’92, noi giocavamo a fare i giudici. Arringhe improvvisate e colorite, e finti viaggi in macchina con le scorte al seguito. In mano il volante dell’Alfasud che mio padre aveva avuto. Tutto il resto era pura invenzione, un immaginario di valori che in qualche modo c’era stato trasmesso, c’era arrivato anche tramite televisione. Dopo Capaci ebbi un incubo vividissimo, che ancora ricordo, e certamente ricordano anche i miei genitori. Nell’incubo io ero Falcone, e corsi in camera dei miei chiedendo aiuto perché sapevo che sotto la mia macchina c’era una bomba, che sarebbe esplosa. Ero sveglio ma ancora non realizzavo. Qualcosa, negli anni precedenti, ci aveva trasmesso senza che fosse necessario essere adulti e consapevoli, il valore di quella lotta per la legalità.

L’estate del ’93 andammo in vacanza in Sicilia. Ricordo Palermo con i militari ad ogni angolo, un po’ come L’Aquila ora. Percepivi la tensione, mitra a portata di mano. Passavamo spesso per Capaci, quelle due settimane. Allora il guardrail in quei cento metri era stato fatto più alto, e rosso. Faceva impressione. Due anni fa, tornato lì, ho visto la stele messa in quel punto; svetta lì in cima il simbolo della Repubblica. Dello Stato che li ha lasciati soli. O di quello Stato in cui la gente perbene vorrebbe potersi riconoscere.

Penso oggi ai bambini che vedono in casa il Tg1. Che percepiscono, senza alcuna censura, l’idea, il concetto di un Mangano eroe. E di un senatore mafioso ancora al suo posto che possa dire queste atrocità senza che nessuno, forse nemmeno nelle loro famiglie, si prenda la briga di dire che certe cose non si devono dire. Che se le pensi sei un mafioso, e sei un pezzo di quella montagna di merda che è la mafia. Penso a quei bambini di oggi. A come cresceranno. Se sapranno mai che noi a 9 anni abbiamo visto infrangersi nel sangue un sogno importante persino per dei bambini, che nemmeno potevano capire tutto nella sua complessità. Penso a cosa giocheranno, oggi i bambini. Pure uno che giochi a fare il Presidente del Consiglio immune dalle sue colpe, con le mani sporche di quel sangue, per me sarebbe troppo. Spero che qualcuno oggi racconti a quei bambini che non sono morti. Che le loro idee camminano sulle nostre gambe. Per ricordarsi come una cicatrice, che oggi a 18 anni dalla strage, un Ministro della Giustizia nemmeno andrà a Via D’Amelio. Che dobbiamo pure pensare che in fondo è meglio che non ci vada, che non sarebbe credibile e suonerebbe  ipocrita.

E che è importante, giocare ai giudici. Per non crescere col mito dei delinquenti, che oggi ci governano.

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4 responses

19 07 2010
Maria Camilla Spadano

Grazie Federico per quello che scrivi, in questi giorni pensavo di non leggeerti più,invece vedo che stai continuando a farlo in maniera egregia. Continua ti prego, senza togliere niente al tuo studio, però continua…. sempre!!!!

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19 07 2010
Inneres Auge

Non erano mica delle mignotte o dei corruttori. Devi pure capire i nostri governanti: ora Cesare sta gongolando perchè gli hanno dato il premio di ‘statista’…

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19 07 2010
GM C

Tutto vero Federico… io cerco di raccontare ai miei figli tutto quello che apprendo dalle varie fonti, di aiutare la loro crescita consapevole… anch’io spero che ci siano tanti bambini che giochino ai giudici… affinchè il valore dell’onestà si tramandi… magari si radichi un poco di più!

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19 07 2010
elettrapro

Bell!
Se si interiorizzano gli avvenimenti e non li si vivono solo come notizie si cresce, anche io ho fatto riflessioni personali mi è venuto di istinto perchè quella domenica del 92 è parte della mia storia.

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