CARRIOLE A COLLEMAGGIO

17 05 2010

Collemaggio è una grossa area verde. Ma non solo. E’ davanti l’omonima Basilica, simbolo dell’Aquila. Ed è stata un’area che per moltissimi anni ha ospitato l’ospedale psichiatrico.

In quel luogo si è sofferto moltissimo.

Da sempre, nel fare un giro in quel parco, con tanti edifici (ben 27) dei primi del ‘900, si aveva l’impressione di un luogo lasciato lì a decantare, quasi che piogge decennali, ed edere cresciute sui vialetti potessero ripulirlo delle sue storie, da quelle che ha ospitato, nel disinteresse della società.

La ASL ne ha recuperato solo una piccola parte, con fatica, pressappochismo. C’ha messo decenni a restituire una piccola parte di quel comprensorio alla fruizione della città.

E’ così che lì solo due anni fa c’è arrivato il Consultorio dove lavora la mia ragazza che è una psicologa, ed anni prima la medicina legale, ambulatori vari, la medicina scolastica. Ristrutturazioni onerose, costose, ma efficaci.

Restano, e restavano ancora da ristrutturare, svecchiare, mettere a norma tanti edifici. Luoghi dove prima, immagino, la vita fosse qualcosa di sconosciuto, un dono tolto, e spesso senza ragione.

Quel luogo è stato per decenni una nostra vergogna, come tutti i suoi omologhi sparsi per l’Italia. Mia madre, che negli anni ’80 era una psicologa fresca di laurea, lì ci ha lavorato. Ricorda i molti malati, le loro follie inoffensive. E ricorda i tanti ricoverati senza motivo, affidati all’ospedale psichiatrico perché handicappati. All’epoca non li si chiamava disabili. Quegli stessi di cui i loro parenti si ricordavano solo al momento della morte, quando ne ereditavano le pensioni che per tutta una vita, non avevano potuto spendere.

A L’Aquila, però, abbiamo la fortuna di conservare, seppure nel degrado, una traccia di tutto. Ci sono vecchi palazzi fascisti, la stessa piscina comunale lo è, e pure per recuperare quella ai fasti degli anni ’60, c’è voluta un’ estenuante attesa e spese milionarie. Ma lo si è fatto.

Da anni si va cianciando di recupero per Collemaggio. Una vasta area con la sua storia, che la legge impone di tutelare, per risarcire i malati delle sofferenze subite negli anni, e per educare noi, i “sani”, affinché non si ripetano vecchi errori.

C’era stato anche un progetto, nel 2006, che la Regione Abruzzo aveva approvato e finanziato in larghissima parte.

Ci volevano 5 milioni di Euro. Ne avevano stanziati 4,3.

Con quei danari le strutture sarebbero state risanate, si sarebbero costituiti punti culturali, centrati sul tema della malattia mentale, e una casa famiglia gestita dai malati di mente. Perché anche se non c’è più un ospedale psichiatrico, loro ci sono ancora e Basaglia ce l’ha insegnato che ognuno può fare qualcosa di concreto ed utile a sé e gli altri. Ma negli anni, quei fondi sono stati via via distratti, destinati ad altre cose, ritenute più urgenti. Collemaggio così è rimasto appeso in un tempo indefinito. Fino al terremoto. Moltissimi edifici non hanno subito gravi danni. La maggioranza sono classificati B, alcuni persino A. Eppure la Regione vuole vendere Collemaggio, per ripianare il debito sanitario regionale. Ignorando che, per legge, non si può. Tutti i fondi derivati dalla loro vendita, vanno usati per la salute mentale, e non per sanare i danni di un’ amministrazione da decenni incapace.

Per questo ieri siamo andati a Collemaggio con le carriole, ed abbiamo ripulito i locali della ex-falegnameria del vecchio Ospedale. C’erano carte datate 1986, buttate lì. Quell’edificio è agibilissimo, l’hanno classificato A. E la Regione, anziché far ristrutturare altri edifici, ha preferito far posare delle platee di cemento armato nei parcheggi, e spendere 40, 50.000 € per spostare i servizi in container.  Ogni container, costa quella cifra: pensate quanto denaro buttato.

Per questo, con queste considerazioni a monte, diciamo di no alla vendita di Collemaggio. Dopo quello che abbiamo subito, non svendiamo le nostre potenzialità. Il prezzo di inefficienze altrui, non dobbiamo pagarlo noi. Il terremoto arriva solo ultimo, in questa lista di disgrazie, incapacità degli amministratori, inefficienze e miopie in genere.

Ed è per questo che ieri, dopo aver fatto pulizia delle immondizie di trent’anni, in quei luoghi dove una volta si è sofferto, noi abbiamo fatto musica, e gioito, insieme.

Anche questa è ricostruzione.

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3 responses

17 05 2010
ornella

vorrei sapere chi ha scritto l’articolo sull’ex ospedale psichiatrico , solo per una mia curiosità visto che io vi ho lavorato nei reparti per 15 anni come infermiera e nel lontano 78 vi ho fatto ancheun corso.L’ospedale e i suoi lughi li conosco bene fatemi sapere

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17 05 2010
Federico

Ornella, so bene che c’hai lavorato. Se ti riferisci a questo post, l’ho scritto io, come sempre.

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17 05 2010
Fiorella

Chiodi ma venditi Teramo…

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