LETTERA ALLE CARRIOLE AQUILANE

8 04 2010

Quella che mi/ci ha impartito Bruno Vespa nel suo osceno Porta a Porta è una lezione molto utile.

Perché mi ha fatto capire quello che l’Italia contro di noi si aspetta che diciamo.

E c’è da farne tesoro.

In questo lungo anno, abbiamo detto la nostra sull’attualità, e su quello che nel corso dei mesi andava costituendosi come passato.

E adesso, è passato. E’ fardello dei prossimi anni. Sarà il nostro Comune a dover sostenere il Progetto C.A.S.E., i MAP. Sarà il Comune dell’Aquila a dover decidere quanto farci pagare i futuri affitti per questi alloggi, fecendoci finanziare la ricostruzione vera, quella pesante, della nostra città.

Sappiamo già che saremo soli.

Sappiamo già che dovremo aspettare la ricostruzione delle Chiese prima delle nostre case. Andrà così, non abbiate dubbi.

Quello che non sappiamo ancora del tutto, è ciò su cui dobbiamo concentrarci, prendendoci anche cura di quanto qui c’è stato lasciato, che ci piaccia o no. Perché che ci piaccia o no, adesso è nostro.

E sarà nostra la responsabilità del far diventare o meno questi nuovi quartieri dei luoghi squallidi, non-luoghi privi di vita.

Oppure centri di vita sociale, civile, pulita, organizzata ed efficiente.

Questo adesso sta a noi.

E ancor più importante è affermare la nostra idea sul futuro della città: come la vogliamo rivedere, come migliorarla, come renderla più sicura ed efficiente, come riconvertirla.

Negarci noi per primi tutto questo, significherebbe relegarci da soli nel cantuccio di chi guarda al passato, nel vano tentativo di affermare la sua verità, e lasciando al contempo il compito ad altri di disegnare il nostro futuro.

Fare questo, ci metterà un domani nelle condizioni di criticare magari anche con giuste osservazioni, quanto sarà stato fatto. Ma lì, non mi troverete d’accordo. Perché saremo noi, ad aver lasciato che andasse così.

Per tutto ciò, voglio farvi una proposta.

Che ognuno porti dentro di sé, la propria opinione sul passato. In buona parte, tra di noi siamo anche d’accordo, tra di noi. C’è però una città a cui parlare, che non ha capito, o si rifiuta di sapere quanto di buono abbiamo,insieme, ottenuto anche per loro. E’ per questo, che vi chiedo una sola cosa, anzi due. Perché più che ad una nazione, dobbiamo saper parlare ad una città, la nostra.

Facciamo due sforzi contemporaneamente: da un lato andiamo avanti a dare un servizio “materiale” alla città, e senza dimenticare che ha una periferia abbandonata come e più del centro storico, e soprattutto dei borghi che non hanno la nostra forza. Non dobbiamo dimenticarci di loro, altrimenti stavolta, il sinecismo che ci ha fondati (se ho capito bene cosa è), sarà al contrario.

E contemporaneamente, parliamo tra noi, e rivolgendo ad altri l’invito a disegnare il futuro insieme.

Insomma, che ognuno porti con sé questo anno, decidendo cosa portare in futuro, cosa evitare in futuro. Ma teniamocelo anche per noi, senza perdere tempo a ricordarci quanto non c’è piaciuto del passato. Il rischio, è che se non indirizziamo il futuro, non ci piacerà nemmeno quello. E allora,però, sarà anche colpa nostra.

In una mano la pala, nell’altra la penna, o un libro, o un computer: tutto ciò che ci serve per piegare il futuro alle nostre reali necessità di una città migliore. Solo così vorrei proseguire, e vorrei sapervi d’accordo.

Significa fare molti sforzi in più, lo so. Ma la ricostruzione è toccata alla nostra generazione. Siamo più o meno giovani, le nostre teste funzionano, sanno riflettere, proporre, correggere il tiro, capire gli errori fatti. Le nostre braccia sanno lavorare.

Usiamole contemporaneamente, ma pensiamo a domani. E costruiamocelo, per non starci più stretti come oggi.

Federico
(uno di voi, con convinzione)

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11 responses

8 04 2010
The Wolf

Un anno è passato, sembra come se parte del peso che portavamo sulle spalle si sia alleggerito.
Sembra come se tutti noi eravamo lì ad aspettare quei rintocchi che siglavano 365 giorni di tristezza.
Sarà una mia sensazione ma ora qualcosa negli aquilani sta cambiando, vedo una voglia di ripartire che prima di quella notte commemorativa non vedevo in così tanti volti e parole.
Sembra come se tutti noi stiamo dicendo “andiamo avanti, ora si può, ora dobbiamo!”.
Come dice Federico noi siamo il nostro futuro, non permettiamo ai signori che ci governano di rubarcelo o di distruggerlo.
Apriamo occhi ed orecchie e stiamo tutti in guardia sulle loro manovre.
Diventiamo parte integrante di questa rinascita.
Siamo tutti zero ma uniti diventiamo massa e una massa unita e compatta sappiamo bene cosa può fare se vuole.

Con affetto The Wolf

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8 04 2010
Rita

BRAVO FEDERICO, COSI’ BISOGNA RAGIONARE!
Chi ben “inizia” è a metà dell’opera. Vedrai che saranno in tanti a venirti dietro. Te lo auguro di cuore! 🙂

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8 04 2010
anna barile

ti ammiro per quanto sai essere calmo, deciso e determinato. Bravo, vorrei essere come te, ma l’istinto, la rabbia e la passione sono mie cattive consigliere…

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8 04 2010
Antonio

Purtroppo si impara sembra dopo aver sbagliato. Quando c’è la bastonata, si comprende molto bene che in fondo la colpa è nostra. Perchè in fondo siamo noi che abbiamo armato quella mano del bastone. E sì che c’era già stata la bastonata di Mussolini, ma si vede che ci siamo distratti un po’, ed ecco un’altra bastonata! Basterà? Siamo sicuri che avviseremo i nostri figli su come fare per non prendere altre bastonate?
Spero proprio che tra 50 anni nessuno scriverà quello che ora sto scrivendo io, e che sicuramente 50 anni fa qualcun altro aveva scritto.
Antonio.

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8 04 2010
claudio

http://www.facebook.com/home.php?ref=home#!/group.php?gid=108621852503666&ref=search&sid=1290572880.3480016663..1

Non capisco cosa gli abbiamo fatto.
Stiamo solo cercando di accelerare i tempi della ricostruzione e di ridare il centro storico ai propri cittadini.
Ovviamente c’è sempre qualcuno che la pensa diversamente, ma questa volta davvero non capisco il perchè.
Mi piange il cuore.

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8 04 2010
claudio

scusate, ho sbagliato il link.
volevo mettere il link della pagina contro le carriole

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8 04 2010
Luciano B. L.

Nell’osceno “porta a porta”, purtroppo ho trovato conferma che i nuovi Commissari non faranno nulla che non piaccia a B&B. Ormai Cialente ha perso completamente la faccia. Non ha voluto o potuto dire nulla di chiaramente comprensibile né sul passato né sul futuro.
Invece, non comprendo chi ora propone di parlare del futuro lasciando perdere il passato. Prossimo o remoto. Federico mi perdonerà se per chiarire uso la solita metafora che utilizzavo per sostenere la necessità dello studio della Storia dell’Architettura nel corso di composizione architettonica.
Nel salto in lungo, la rincorsa è essenziale. Tanto questa è buona quanto meglio sarà la proiezione oltre la linea bianca.
Sicuramente è faticoso (e per voi anche doloroso), ma quanto si va avanti saltando coi piedi congiunti, da fermi?
Luciano
P.S.: Naturalmente ho visto la trasmissione di Vespa solo perché parlava dell’Abruzzo. Poi, è stato difficile prendere sonno.

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8 04 2010
Adalberto

D’accordo Federico penso che non bisogna soffermarsi sulle C.A.S.E. ..saranno un problema per il futuro e lo affronteremo e cercheremo di trasformarlo da problema ad opportunità. Es: nuove case per giovani coppie, alloggi ater magari veramente ecologiche con minieolico, raccolta delle acque meteoriche per l’innafiamento ed il riuso domestico ecc…. vedremo. Adesso dobbiamo pensare ad iniziative per far partire la ricostruzione .. Penso alla complessità e lungaggine delle procedure … ai problemi con le ditte … alla lentezza dei lavori per i servizi .. e in ultimo il lavoro: al centro le attività che potrebbero riaprire riattivando vie principali e piazze .. Ma soprattutto approfittare della zona franca per far riprendere attività artigianili ed industriali con il rilancio del polo elettronico .. Ciao io vedrei bene l’idea di una scritta LAVORO sulla collina di Roio che ne dici

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9 04 2010
Luciano Dundee

Come si può pensare a ricostruire L’Aquila se prima non si ricostruiscono gli aquilani? Com’è possibile che non si riesca a trovare la “coesione” tra noi anche per problemi che riguardano TUTTI? Tempo fa ho sentito una frase che mi è rimasta nella mente: “I have a dream”. Anch’io ho un sogno e lo ripeto da circa un anno: vorrei che il cuore degli aquilani battesse all’unisono per un unico scopo. Sono molteplici i problemi che ci si presentano: in primis il “lavoro” perchè è certo che senza questo non serve a nulla la rinascita dell’Aquila (a questo vanno sicuramente collegati la zona franca e la restituzione delle tasse); in secundis “la ricostruzione”: abbiamo capito tutti che non è possibile ricostruire tutto così com’era e quindi occorre uno studio approfondito della cosa ed in tertiis “la prevenzione” affinchè non succeda più un disastro di queste proporzioni. Io non ho la panacèa per tutto ciò ma di una cosa sono certo: L’Aquila è nostra e dobbiamo essere noi a risollevarla con la tenacia e con la dignità che ci contraddistinguono e di sicuro non abbiamo bisogno di predicatori e falsi profeti ma di braccia forti e menti sviluppate.

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9 04 2010
Fiorella

Ho anch’io visto Porta a Porta solo perché si parlava dell’Aquila, altrimenti non mi interessa. Come al solito il conduttore ha abilmente manipolato gli interventi, facendo parlare solo chi portava acqua al mulino del suo SIGNORE E PADRONE!!! Strano che abbia lasciato parlare Zingaretti (!?!) E’ una trasmissione V O M I T E V O L E e per fortuna che il conduttore è aquilano… molti aquilani purtroppo seguono queste trasmissioni, prendendo per oro colato quello che Vespa vuole lasciar credere, prono ed obbediente ad ordini…superiori

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11 04 2010
Luisa

Sono assolutamente d’accordo con Federico.
Finalmente sento dire qualcosa che non risponda a un cartello, ma al BUON SENSO. Io sono con te, penna e computer. Per la carriola non sono tagliata…
Quando vuoi.

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