ERAVAMO, INVECE, APPENA ALL’INIZIO

4 04 2010

6 Aprile 2009. Alle 3:32, il tempo s'è fermato.

Un anno fa era c’era il sole. Il 5 Aprile 2009.

Una data come altre. Questo sembrava.

In quella giornata di sole, una scampagnata come mille altre, prima di quella.

Una casetta di montagna, vecchio rifugio di pastori transumanti, senza acqua né luce. La voglia di cercare l’aria aperta, e rinunciare alle comodità di una vita normale in città.Solo per poche ore. Tanto, si scherza.

Il sacrificio durerà poco.Due ore prima, ognuno di noi ha fatto la sua doccia calda, calzato le sue scarpe più comode.La prospettiva è stare lì una giornata soltanto. E poi ognuno a casa propria. Al caldo. Comodi, sui divani. E sicuri,più tardi, nei propri letti, prima di tornare alla routine quotidiana.

Un anno fa.

Quella giornata, è scivolata via così. Normale. La normalità di quando si da tutto per scontato. Non sapevamo che quella notte noi tutti avremmo rischiato di morire. Non sapevamo, che c’era un conto alla rovescia. E che ci sarebbe stato, per tutti un prima, e solo per alcuni un dopo.

Non sapevamo, quella mattina, che la notte non sarebbe stata tranquilla. Né che nulla sarebbe stato più lo stesso. Ad averlo saputo, avrei fatto un ultimo giro in centro. Un ripassino veloce per ricordarmelo meglio, quello che oggi non c’è più.

Ad averlo saputo, me li sarei tenuti tutti vicini i miei amici e parenti più cari. Ad averlo saputo, avrei dormito in strada, all’aperto, lontano da tutto. Ad averlo saputo.

Anche quel giorno, dopo pranzo, stesi al sole, abbiamo toccato l’argomento. Le scosse c’erano state, anche la sera prima. Un fastidio per tutti. Un brivido lungo la schiena, nell’immaginarsi un’apocalisse che tanto ci sembrava improbabile. Chi diceva “i 300 anni sono scaduti”, lasciava cadere un attimo il silenzio tra noi, finché, regolarmente, una risata catartica cancellava tutto. Come era giusto che fosse.

Quella sera, tornando a casa, ho parcheggiato la macchina lontano dal garage, come da qualche settimana ormai facevo. Le scarpe erano infangate. Le ho messe in lavatrice. Da quella lavatrice, le ho tirate fuori 3 settimane più tardi, accompagnato da Vigili del Fuoco.

La doccia quella sera non l’ho fatta, non ne avevo voglia.

Ho potuto rifarla una settimana dopo. Sono andato a Roma, dalla zia della mia ragazza per poterla fare. Ricorderò per sempre la sensazione: togliersi i vestiti dopo una settimana, ti ricorda quanto sei animale.

Quella sera, a casa non ho cenato. Non c’è più stata nessuna cena, per casa nostra. E nemmeno la colazione del giorno dopo.

Quella sera, alle 10 ero a già al letto, e guardavo distrattamente la tv.

Mia madre,nello studio, era al computer.

Mezz’ora più tardi, con un occhio chiuso ed uno aperto, c’è stata una scossa: 3,9.

“L’hai sentita, mà?”

“Si…”

“E pure per oggi, abbiamo dato…vabbé speriamo di dormire.. Buonanotte”

“Buonanotte…”

Giulio, il mio gatto, dormiva con me come sempre.

Non ho sentito la scossa dell’una di notte. Giulio, forse per via di quella scossa, si è infilato nel mio armadio.

Ho dormito altre due ore; E poi, qualcuno è venuto a picchiarmi a letto, e mi ha svegliato.

Ho gridato, forte, sovrastando con la mia voce il fragore di quello che si rompeva al buio dentro casa. Credevo fossero i soffitti che crollavano, e mi sono aggrappato alla tastiera del letto, sperando di non andare giù, anche se me lo aspettavo. Ero certo che fosse la mia fine.

“Oddio! Oddio!!” Non ho saputo dire altro. Mia madre, non ha detto nemmeno quello.

Avevo sempre sentito parlare da mia madre dell’ululato del terremoto. Mi sembrava una stronzata, e invece no. Il terremoto ha una voce, ed è un grugnito maestoso e profondo. Ma dal quarto piano di casa mia, non avrei detto che fosse la terra ad emetterlo. Per me, era il cielo. Sembrava un tuono infinito.

E quando finalmente la casa s’è fermata, ho provato ad accendere la luce. Così, ho visto che i soffitti c’erano, ed anche il pavimento.

Ho visto Giulio uscire dall’armadio, e scappare via.

Non mi sono mai ricordato né quando, né come mi sia vestito. Dove ho preso quei vestiti, e perché quelli. Perché non ho messo calzini. Quanto li ho rimpianti per i primi 3 giorni.

Non so perché non ho preso il portafogli, rimasto nello zainetto della scampagnata del giorno prima. So solo che sono andato da mamma, e l’ho trovata silenziosa e già vestita.

“andiamo subito via”, o qualcosa del genere.

“Madonna, mà, era fortissima…una cosa impressionante.”

Giulio sul balcone, ed io dietro di lui, che lo afferro e lo porto con me. Ero sul balcone, quando è arrivata la seconda scossa; a quel punto, non faceva alcuna differenza. Il lampadario in cucina, oscillava in un raggio di mezzo metro. Per terra, c’era di tutto vetri e cocci d’ogni tipo, ma tutti i muri erano intatti. In maniera innaturale.

Ricordo d’essere uscito con Giulio nel suo trasportino, guardandomi intorno, e pensando “alla fine, ce la siamo cavata bene, solo piatti e bicchieri rotti. Domattina puliamo e si riparte.”

Ricordo mamma chiudere la porta di casa a chiave. Mi è sembrato un gesto assurdo; non lo era.

Ricordo che scendendo le scale incontravamo i nostri vicini, ma era come se non ci fossero.

Ricordo che arrivato al primo piano, e poi a piano terra, vedendo i danni ho pensato “Qui, non ci torneremo mai più”.

La gioia di vedere che le nostre macchine c’erano ancora. L’orrore, un minuto più tardi, nel passare sopra muri di case vicine caduti a terra per allontanarci, e recuperare mia nonna, poco distante.

E l’abbraccio più importante e sentito di sempre. Quello con Olinka, la mia ragazza, nel vederci mezz’ora più tardi tutti vivi.

La notte, trascorsa in strada sotto casa loro, a 100 metri dalla mia. Guardando il centro, e le luci del castello; si vedeva una polvere gialla, sollevarsi dal centro.

Il freddo che faceva, e quello scuotimento che non erano brividi.

L’attesa della luce del giorno, per vedere bene cosa fosse successo.

L’illusione, che fosse tutto appena finito. Eravamo, invece, appena all’inizio.


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10 responses

4 04 2010
Aries 51

Non posso darti molto, Federico. A te e a tutti gli Aquilani. Solo la mia vergogna. Vergogna per tutto quello che è stato detto ed è stato fatto, vergogna per tutto quello che non è stato detto e non è stato fatto.

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4 04 2010
elenamaria

‘sto post mi ricorda qualcosa di vissuto
uno dei miei gatti che voleva fuggire dalla finestra…
e ora, sperando e resistendo

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4 04 2010
Antonio

Sono davvero cose brutte e tristi; però se non mi sbaglio la chiesa è stata rimessa in piedi. Le persone che al massimo ad ottobre avrebbero avuto una casa e sarebbero state sistemate… beh, sistemate sono state sistemate… per le feste!
Poveri noi, e poi abbiamo sentito nella registrazione: ridevano, pensando ai soldi che stavano per guadagnare! Mentre ancora la gente stava morendo sotto le macerie!
Antonio.

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5 04 2010
gianna

Tu, per i gusti miei, mi fai piangere troppo spesso ultimamente!!!! Un bacione. Gianna

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5 04 2010
Anna

Quante volta l’ho odiata la mia città, perchè era troppo provinciale,troppo buia, troppo piena di macchine, troppo piena di buche, troppo poco valorizzata…….
prima, prima di allora prima del troppo vuota,del troppo espropriata, del troppo tempo che dovrà passare per essere di nuovo riempita ma non ingozzata….Un saluto
Anna

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5 04 2010
Matteo

Sono stato al presidio in piazza Duomo: mi sono sentito una persona migliore quando ho firmato e ho visto centinaia di nomi. C’era la pioggia eppure era pieno di gente, bellissimo

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6 04 2010
The Wolf

Vi ricordate la nostra città?
La sua noiosa routine, lo struscio avanti e indietro sotto i portici, le “tazze” nei locali, le scritte sui muri, gli amori, le liti, le domeniche tediose, l’apatia che a volte ci faceva dire “che esco a fare?al limite vado fuori città”, il traffico, ecc.ecc.?
Quante volte abbiamo fatto i “turisti” altrove senza conoscere davvero neanche casa nostra?
Ci saremmo resi conto da subito che le cose che avremmo visto erano molto più belle che una gita a Parigi, a New York o chissà dove!
Ora non dobbiamo lamentarci, dobbiamo combattere!
Ricordate quanto abbiamo snobbato queste vie?
Bèh, io questa noia, questo tedio lo rivoglio!
Quella notte non sono andati a pezzi solo pezzi di cemento.
Quella notte non sono morte solo persone a noi care.
Quella notte anche noi siamo morti e continuiamo a morire vedendo le ferite che la nostra città ci mostra.
Ogni suo angolo per noi ha mille ricordi ed ora neanche possiamo transitarci!
Per quanto ancora?!
La città non è della politica, la città è nostra!!
Riprendiamocela!!!
Un tempo vedere ponteggi mi faceva pensare ai lavori in corso, a strade chiuse, a sprechi di denaro…
Ora voglio vedere i ponteggi, ne conto pochissimi e tutti per lo più per chiese, banche, enti!
NON è GIUSTO!
La nostra città eravamo noi, noi residenti, i studenti e qualche turista che passava di qui!
Quell’asfalto è stato bagnato dal nostro sudore, sangue, lacrime e si è impastato con le nostre vite.

Perdonate lo sfogo.
Un abbraccio a tutti.
The Wolf

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8 04 2010
iMille » Blog Archive » Eravamo all’inizio

[…] d’Orazio dalle colonne del suo blog ricorda quella notte di un anno fa, quando alle 3:32 il terremoto colpi’ L’Aquila. var […]

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8 04 2010
Elena

Non ho parole: non si possono avere di fronte a quello che hai raccontato, si può solo ascoltare. Vorrei però avere un paese migliore, che non aggiungesse la beffa alla tragedia.

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4 05 2010
marco

cari amici aquilani condivido pienamente il vostro dissapore le vostre preoccupazioni mi sono potuto rendere conto domenica scorsa di come l’aquila stia peggiorando piazza san pietro via sallustio san domenico santa margherita è tutto alla mercè del tempo le case che in un primo momento potevano essere recuperate ora non losono piu un anno e un mese di abbandono infiltrazioni ed incuria hanno sgretolato anche quel pò che era rimasto. Lorsignori ancora li a fare promesse in un anno e poco più solo questo hanno fatto hanno dato i contentini inaugurando vari map e vari progetto c.a.s.e. prendendosi meriti che non hanno ( map e quant’altro sonos tati costruiti grazie alle offerte degli italiani ed al lavoro della croce rossa e non certo per merito di questi politicanti); militarizzando all’inverosimile l’aquila facendo sentire gli aquilani ospiti a casa loro ma perchè non hanno dato la ricostruzione in mano ai cittadini aquilani (badate bene non ai politi locali solo ai cittadini) con i dovuti controlli ovviamente nessuno ne avrebbe dovuto approffittare a quest’ora l’aquila sarebbe a buon punto ed invece nulla solo burocrazia inutile che uccide l’aquila ma sia ben chiaro da come ho visto non ucciderà mai gli aquilani……

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