NOI SAPPIAMO

22 03 2010

Primavera Aquilana

Ore 9:00 di ieri mattina. Assonnati.

Il sole della sesta domenica consecutiva di bel tempo inizia ad illuminare metà piazza Duomo.

Mi siedo sulla base di uno dei lampioni in piazza. So che arriveranno, è tutto pronto. Due tendoni enormi, qualche gazebo.

I soliti cani del centro, gli unici di noi rimasti a fare la guardia, sono sempre lì.

A poco a poco, arrivano.

Le facce di sempre, e tante invece nuove.

Una miriade di telecamere  e fotografi, mai visti. Portano microfoni con le sigle di tv di mezza Europa. So già che domenica prossima arriva anche Al Jazeera.

Ho l’impressione che le carriole siano una segnale forte, che incuriosisce moltissimo, un riscatto inaspettato da chi per un anno ha fatto una dignitosa figura: quella di una popolazione che, silenziosamente, ha accettato la più grande sciagura italiana degli ultimi 100 anni. Siamo sempre noi, ma un anno dopo, stiamo facendo l’appello: abbiamo capito che non c’è nessun progetto, per noi, se non quello di farci aspettare tempi migliori. E allora, fatto l’appello, ci rimbocchiamo le maniche e invitiamo tutti a farlo.

Sento che però, nelle carriole aquilane e in quello che si spera noi possiamo significare, c’è molto più credito fuori, che dentro L’Aquila. Ci credono di più quelli che da fuori ci osservano. Evidentemente, qui, la sveglia non è ancora suonata per tutti, e senz’altro le difficoltà di una vita vissuta in una città inesistente, sono tali da distrarre, da far credere che ci sia altro, ora, di cui occuparsi con maggior urgenza.

A loro, non posso che dire che essere la domenica insieme a spalare, è una cosa che fa sentire bene. E’ qualcosa che ti fa entrare nel centro storico, durante il resto della settimana, guardandolo con occhi diversi: forse, non tutto è perduto. Forse, se ci siamo tutti, rosicchiamo qualche anno alla ricostruzione che ci attende. E allora, perché non venire a sperare, e spalare?

Dunque, sono quasi le 10. La gente, come sempre è arrivata. Il piacere di rincontrarsi con quel gruppo di Aquilani che non mollano l’osso, che si riguadagnano la città metro per metro, da ormai più di un mese.

E sul più bello, con poche carriole e tante scope, mentre ci incamminiamo per spazzare le ultime cose rimaste a Piazza Palazzo, scende da un’auto blu il Presidente Chiodi, Commissario di Governo per la ricostruzione.

Ci sorride, e dice, incamminandosi verso la nostra piazza, “Seguitemi, vi faccio strada”.

Vuole mostrarci il suo miracolo.

Restiamo inchiodati. Va avanti da solo, seguito da un codazzo di giornalisti scodinzolanti.

Le testate europee se ne fregano. Loro sono qui per noi, e lo dimostrano.

Dieci minuti dopo, il lampo di follia.

Niente Piazza Palazzo, finché c’è Chiodi: sarebbe l’ennesimo set cinematografico dove c’è quello che ti fa vedere “l’America”.

Una folle corsa in carriola negli ultimi metri e sfondiamo davanti agli occhi attoniti dei militari un nuovo vicolo.

Davanti a noi, l’orrore.Il solito. Macerie, immondizia, puzza di morte ed abbandono.

Piazza Nove Martiri: piccolissima piazzetta, stipata di disprezzo per quello che c’era, e che c’è.

Subito al lavoro. In una mattinata, fontana ripulita, immondizia buttata, macerie differenziate, in un via vai mai visto di curiosi e signore impellicciate che si vogliono rendere parte dell’ingranaggio.

Aiuole ripulite, piantine messe dovunque era possibile.

La primavera tocca una nuova Piazza. E nel frattempo, fiori anche al parco del Castello Cinquecentesco e a Piazza Palazzo, liberata dalle macerie grazie a noi e dopo poco lasciata libera dall’impostore che anche ieri, ha tentato di cavalcarci.

La giornata prosegue con un’assemblea cittadina: si lavora in tavoli a tema. Si dibatte a turno, si mette nero su bianco l’idea che dal basso, per ogni tema, dovrebbe essere recepita ai piani alti.

La Regione Abruzzo s’è presa la bellezza di 42 giorni di ferie, torneranno tra quasi un mese. Noi lavoriamo durante la settimana e la domenica ci andiamo a rilassare lavorando in cantiere. Poi, visto che siamo dei gaudenti, ci consentiamo anche un pranzo collettivo in Piazza Duomo, e anche lì si continua a parlare del nostro assillo. Riavere L’Aquila, per noi. E meglio di prima, moderna nel sottosuolo di una città cablata, a risparmio energetico, e finalmente antisismica. Antica, in quel bellissimo miscuglio di epoche che ancora riusciamo ad intravedere tra le sue ferite. Una città a misura d’uomo, discreta ed elegante.

La vogliamo così, e sappiamo come arrivarci.

Ci stiamo lavorando. Mentre gli altri vanno in vacanza per 42 giorni, noi stiamo progettando davvero, non a parole, e vediamo che si può fare, basta volerlo.

Noi, sappiamo.

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5 responses

22 03 2010
Raffaella C.

molto bello Fede… leggendo le tue parole sembra quasi d’esserci!
e soprattutto traspare tutto l’entusiasmo di chi vuole indietro la propria città e la propria vita. Bravo Federico… ci si vede domenica prossima!

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22 03 2010
giannina

Federì,oggi mi hai fatto commuovere…..bravo !!!

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22 03 2010
ivana

Bellissima la svolta verso piazzetta IX martiri….,dopo i primi attimi di sorpresa, ognuno ha preso il suo posto, come se già sapesse il proprio compito. Gente di ogni età…, ritrovare pezzi di vita sotto quei cumuli di immondizia è stato emozionante! Il riappropriarsi del parco del castello, con l’entusiasmo dei bambini e poi fiori, disposti lungo la città. E poi ritrovarsi in piazza Duomo, i tavoli di lavoro e proposte concrete fatte dai cittadini, il pranzo collettivo generosamente offerto dalla pro-loco di Fonteavignone….! Abbiamo dimostrato una compostezza unica….alla faccia di chi…..! W le domeniche in centro storico…sempre e comunque x L’AQUILA!!!

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22 03 2010
Luciano B. L.

E noi, da lontano, sappiamo che VOI sapete FARE molto meglio di quelli che han fatto anche molto male e, mentendo continuamente, si vantano e s’imbrodano per nulla.

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23 03 2010
Luciano B. L.

Ancor più dopo aver seguito il “dibattito” diretto da Floris (vedi: http://tv.repubblica.it/dossier/regionali-2010/giro-d-italia-4×4-a-l-aquila-con-giovanni-floris/44322?video=&pagefrom=1).
Tuttavia, mi sembra che la “guerra di trincea” si combatta anche con il Sindaco che non sembra cogliere tutta la portata del movimento delle carriole. Questo rappresentante della casta locale, rivendica il merito di aver vinto la battaglia per il mantenimento a L’Aquila del capoluogo di Regione ma con metodi inadeguati ed analoghi a quelli che lo hanno portato a perdere completamene sul fronte della famigerata localizzazione dei C.A.S.E., della “tassa di scopo”, della ripresa delle attività, ecc.. Ora, parla di dover ricostruire un’intera comunità e quasi snobba la straordinaria partecipazione dei cittadini nell’inizio di riappropriazione della zona rossa. Credo abbia fatto una pessima figura, anche da “terremotato”, perché non sa legarsi ai suoi compagni di sventura, ma solo ai vertici delle istituzioni.
A Federico, invece, vorrei ricordare solo di non accontentarsi della comparsa sulla scena mediatica perché, prima o poi, si rimane invischiati in una contrapposizione di slogan e d’applausi.

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