RICOSTRUIRE, STANCA.

19 03 2010

L’Aquila, ma sarebbe più opportuno dire gli Aquilani, da 11 mesi e mezzo, vive senza tregua un periodo che si potrebbe definire allucinante, se non fosse così duramente reale.

In una città distrutta, lontani dalle proprie vere case, sistemati alla bene e meglio, perso ogni usuale punto di riferimento in città, in casa, in famiglia e nelle amicizie, si tira avanti.

Molti, sono convinto, vanno avanti per inerzia. Tantissimi non hanno potuto mollare  l’osso, solo perché obbligati: i figli a scuola qui, il lavoro(chi ce l’ha ancora) qui, un’attività commerciale da far ripartire basandosi solo sulle proprie forze, sempre qui. 

Che si tratti di atto coraggioso, scelta necessaria,obbligata o presa per orgoglio, gli Aquilani, sono restati a L’Aquila. Quelli deportati fuori perché solo a chilometri da qui gli è stato dato il famoso “tetto sulla testa”, ci dicono di non vedere l’ora di tornare.

Le giornate si consumano tra lavoro, studio, e poco altro.

Chi vuole fare qualcosa di più cerca di incontrarsi, e di parlare: cerca di trovare,insieme, uno sbocco a una situazione che va stretta a tutti.

Cerca, magari di sognare, in un’ assemblea cittadina, che tutto sia possibile.. e che basta pazientare, tessere un rete di incontri con le istituzioni locali, per far capire che ci siamo, e che vogliamo aiutare, senza opporci pregiudizialmente alla qualunque.

Far sapere, però, che le nostre idee, possono davvero aiutare a seguire un percorso migliore e più giusto. Per tutti. Per la nostra città. Per chi qui resterà, avendolo deciso.

La política, prende tempo.

Si affanna. E per una buona volta, ci insegue.

C’è poco da sperare che l’inseguimento sulla vicenda macerie sia il segno che finalmente, ci hanno capiti: è solo una farsa.

Tolte le macerie, ammesso che si vada oltre Piazza Palazzo, che NOI abbiamo fatto assurgere a simbolo della comunità, ricordandone all’Italia il valore, resta tutto il vuoto di questo anno trascorso tra emergenze evitabili, ed emergenze programmate a tavolino.

Finite le grandi opere, che di grande hanno avuto solo il costo, nulla è pianificato.

Non esiste un piano di ricostruzione della città, né dei borghi limitrofi.

Fin troppo facile costruire dove c’era spazio aperto prima di oggi.

Altra cosa, pensare come far rivivere quello che c’è e che non può essere abbattuto e ricostruito.(non me ne voglia, Maurizio Belpietro).

L’Aquila, città-territorio.

Il territorio è occupato da nuovi insediamenti senza vita sociale, e senza legami con quanto già esisteva, nel territorio.

La città, non è: fu.

La Chiesa, reclama il suo spazio,in ognuna delle 19 aree del Progetto CASE, peraltro, come di consueto, reclama che la spesa sia pubblica. C’è magari di più di una chiesa in compensato, da dare oggi. Vogliamo spendere il poco che resta, in ennesime opere provvisorie, a destinazione privata? Se è così, ditecelo subito, che ci organizziamo un esodo, (quello sì), biblico.

Tolte le macerie resterà il vuoto di chi, fino ad oggi, non ha pensato come riprogrammare un centro storico ferito, ma non ancora colpito a morte.

C’è da decidere, insomma, il futuro nostro, attraverso quello della città.

Restare qui per ricostruire e migliorare, o mandare tutto in malora, ed andarsene dove tutto è più semplice, dove il cammino non viene interrotto e faticosamente ripreso ogni 300 anni, con gli stessi errori di sempre.

La politica, l’amministrazione locale TUTTA, è sorda, disinteressata e distante.

Per i prossimi 32 giorni, lo sarà anche fisicamente:

Il Consiglio Regionale dell’Abruzzo, è da dieci giorni in vacanza: lo hanno deciso i Capigruppo.

42 giorni di ferie, per  ritemprarsi. Dopo un 2009 nel quale si sono tenute solo 29 sedute consiliari, roba da spezzare il fiato a un olimpionico maratoneta.

Allora, c’era l’Emergenza, e delle rogne se ne occupavano altri.(il come l’abbaino fatto, lo deciderà la magistratura, già questo mi basta a pensarne male)

Evidentemente, assistere da spettatori tanto quanto noi,(ma seduti su poltrone più comode delle nostre nei camper, o nelle tendopoli) non è bastato a non farli stancare, se oggi, ad un mese dal passaggio delle competenze alla Regione, si concedono un mese  e mezzo di ferie. O forse, è l’immensa fatica fatta in questo mese, a dettarne la necessità?

Noi, nel frattempo, tiriamo tutti la cinghia, e ancora pazientemente, tiriamo avanti.

Questa pausa, spiega bene la voglia che questa classe politica ha di affrontare un compito smaccatamente oltre le loro (poverissime) capacità umane, e professionali.

Si godano il loro break, si distraggano in qualche paradiso naturale, magari dall’altra parte del mondo. Sì, lontano da qui, è tutta un’altra cosa, ci crediamo. Ci andremmo tutti, se solo potessimo.

Sappiamo bene che ricostruire,stanca.

(Grazie a 6aprile2009.it per averci fatto sapere questa notizia)
Ricordiamocene, al prossimo incontro con questi signori.

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6 responses

19 03 2010
chiappanuvoli

Mi viene il vomito…

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19 03 2010
Maria Camilla Spadano

Caro Federico, a Lanciano sai come si dice:”Iet a fatja’ a la cav de la vrecc”(tradotto “andate a lavorare alla cava della breccia”)Io li dislocherei nel centro storico dell’Aquila, fornitegli le vostre carriole senza pale e a mani nude gli farei raccogliere tutte le macerie.Che Vergogna!!!!! Con i soldi nostri a botta di 15mila €uro al mese!!!!

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19 03 2010
Aries 51

Un bel quadretto questo consiglio Regionale. Effettivamente hanno bisogno di ferie. Alle prossime elezioni lascateceli tutti, in ferie. Magari dopo una ripassatina a schiaffoni e calci in culo.

Maria Camilla Spadano. Di prima intenzione sarei in sintonia con te. Carriola per tutti e mani nude. Pensandoci un po’ però mi viene un dubbio. Che troverebbero da rubare anche lì…

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19 03 2010
mimmo

Nella scia del post di Federico mi piace citare questo bellissimo

(secondo me) intervento di Silvano Fiocco sul Centro di oggi 19 marzo

(a pag.16) :

“L’AQUILA, CHIAVI E CARRIOLE PER UN FUTURO”

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20 03 2010
mimmo

Auguro con tutto il cuore a quegli amministratori che si stanno godendo il ‘meritato’ congedo (naturalmente ai sensi dell’articolo 1, quarto comma, della legge regionale n.32/1996) che questo riposo possa essere quello eterno.

Ecco l’articolo di Silvano Fiocco di cui sopra :

“L’AQUILA, CHIAVI E CARRIOLE PER UN FUTURO

Pian piano i riflettori si stanno spegnendo, la ribalta aquilana non interesserà più i protagonisti, se del caso arriveranno i comprimari. Chi ha diffuso la favola che a L’Aquila è tutto risolto ne appare lui stesso convinto o, comunque ne è convinta la gente che non conosce la realtà aquilana di prima mano, ma solo attraverso i giornali e la Tv.
Il rischio è di passare da vittime da compiangere a scocciatori e magari anche approfittatori. Ben vengano quindi manifestazioni come quelle delle chiavi e delle carriole, in cui alla genialità della metafora ha corrisposto la forza del messaggio. Ben vengano, quindi, queste occasioni nelle quali ci si vuole ritrovare, confermare la propria identità, riconoscersi come comunità. Questo spirito non deve essere disperso nella episodicità dello spontaneismo, ma va incanalato verso finalità concrete. Ciò nella consapevolezza dell’entità dei problemi da risolvere e delle difficili condizioni in cui avviare la ricostruzione. Quindi occorre una qualità che la retorica dell’emergenza non ha riconosciuto agli aquilani: il realismo, che significa partire dalla realtà che abbiamo davanti, sulla quale va fondato volenti o nolenti un progetto di futuro. Il problema è complesso.
Realismo vuol dire partire dalla realtà del dopo terremoto e dai problemi che ne scaturiscono. Tale realtà è fatta da un centro storico la cui ricostruzione occuperà vari anni (un decennio ?) e che non è in grado di svolgere le sue funzioni tradizionali: residenze, anche per universitari, pubblica amministrazione, terziario di vicinanza, spazi del tempo libero, turismo; e da un territorio in cui sono avvenuti cambiamenti sostanziali, tra i quali credo che abbiano grande importanza l’accresciuto peso di aree prima destinate all’industria e alle grandi strutture del sistema distributivo, nelle quali l’urgenza del dopo terremoto ha indotto il trasferimento di funzioni direzionali. Si tratta di Sassa-Preturo, Pile-Coppito e Bazzano-Paganica-San Gregorio. E’ un asse che collega polarità di cui potrebbero essere potenziate le capacità di assumere funzioni di rango elevato, tanto da portarle ad una crescita che ne faccia i punti di forza dell’intero territorio. Peraltro tale asse beneficia di un potenziale sistema di collegamenti , il tratto della ferrovia Sulmona-L’Aquila-Terni, che potrebbe facilmente essere adattato a funzioni di trasporto metropolitano. La natura pianeggiante faciliterebbe la realizzazione di forti connessioni con il resto del territorio, la creazione di ampie aree di parcheggio e anche di piste ciclabili. Non è un progetto alternativo alla ricostruzione del centro storico. E se lo è, va considerato come ipotesi/obiettivo per un disegno di assetto territoriale da tempo diffuso nei paesi più sviluppati che dà risultati di rilievo anche sotto il profilo dell’attrattività di nuovi investimenti, che da noi sono possibili soprattutto nell’ipotesi che prendesse forma concreta la proposta di una zona franca. In molti interventi ospitati da queste pagine è stata sostenuta l’esigenza di una ricostruzione mirante a realizzare una città-territorio. La proposta è giusta a condizioni di non limitarci ad una visione puramente geografica. Come tale è già realtà : l’insediamento diffuso è già da tempo una caratteristica saliente dell’Aquila. Ma è un assetto costituito da un centro (la città) in cui sono concentrate tutte le funzioni direzionali e un ampio territorio asservito. L’ambizione degli aquilani dovrebbe essere quella di dar vita ad un assetto urbanistico spaziante su un territorio molto vasto riunito sotto un’unica struttura di governo, in cui trovi collocazione un insediamento distribuito poggiante su una solida struttura polifunzionale che innervi l’intero territorio nel quale si realizzi un’armonica ed omogenea diffusione di qualità della vita. “

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20 03 2010
Simonetta

Come fare per non restare tagliati fuori dalle grandi decisioni? Come prepararci ad essere presenti il giorno in cui, finalmente, arriveranno gli stanziamenti per ripartire con la ricostruzione della città? I politici inseguono. O meglio, coloro che hanno indebitamente occupato i nostri posti nelle adunanze della “polis”. Voi vi riunite dove capita perché la vostra Casa è presidiata da chi sta dimostrando di trovarsi più a suo agio altrove. Forse potremmo provare a uscire dalla gabbia nella quale abbiamo deciso di radunarci tutti noi che ci sentiamo inseguiti da questa politica che non aspetta altro che di metterci in mano una bandiera. La bandiera non ne ha colpa, anche lei acquista la dignità di chi la sorregge. Riprendiamo con orgoglio e con giusto diritto le nostre bandiere. A costo di tirarcele a sorte, uno a destra, uno a sinistra, selliamo questa maledetta tigre che ci ringhia contro da troppo tempo.
Prepariamoci alla seconda ondata, prepariamoci ad essere là dentro quando sarà il momento. E quella maglietta blu con la coccardina tricolore sul petto, noi abbiamo dimostrato di avere tutti i requisiti per indossarla, stiamo proteggendo civilmente le nostre radici, andiamo a chiedere volontariamente di essere nominati, a giusto titolo, protettori civili. Non possono dirci di no. E non potranno mandarci via.

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