SPALANDO, CAPISCI

7 03 2010

Essere sul cumulo di macerie di piazza Palazzo a scavare tra i detriti è tutt’altra cosa che passare un secchio, o come ho fatto io la volta scorsa, dare indicazioni alla folla per far sì che il lavoro venisse fatto bene. Sono tutte cose fondamentali e utilissime.

Ma quando si è li sopra, a scivolare,sporcarsi, sentire la puzza di marcio che quel cumulo esala, il rumore non esiste.

La catena umana non esiste.

Non esistono megafoni.

Non esistono applausi e gente che chieda un secchio, una pala, un piccone.

Sei solo tu, e i resti della tua città.

Sei solo tu, e la ricerca di un mattone, un pezzo di legno, e la voglia di fare un lavoretto come si deve. E la fretta di togliere, in mezza giornata scarsa di lavoro, tutto il possibile.

Sei solo tu, e la triste sorpresa di scovare in mezzo a quella massa indefinita ed enorme di macerie, oggetti di una vita che non è più.

Oggi, scavando, mi sono imbattuto in un libro, “il giovane Holden”, due cd (uno di Chet Becker,tra i miei preferiti, l’altro nemmeno si capiva più cosa ci fosse un tempo scritto).

E poi uno sciacquone, e tanti pezzi di uno di quei pavimenti che in tante case di una volta ci sono tutt’oggi: quei marmittoni colorati, tutti uguali e pure tutti diversi tra loro.

Impossibile non pensare a chi quel libro l’avrà letto. Chissà se lo ha mai finito. Chissà se mai lo finirà.

Impossibile non pensare a chi, quel pavimento, l’ha lavato per anni. Quante volte l’avrà lucidato. Chissà se poi gli piaceva, o se semplicemente non aveva tempo o soldi per metterci sopra un parquet.

Quando vedi che anche in quel cumulo c’è traccia di una fatica inutile, di uno sforzo vanificato, di una vita che forse oggi non c’è più, perdi la foga.

Inizi a capire davvero cosa ci è successo, qui a L’Aquila.

Qualcosa di enormemente più grande di noi. Sforzi di una vita, e vite annullate prima di potersi esprimere, nell’arco di mezzo minuto.

Secoli di storia, mai stati così a rischio.

E tracce, polverizzate, di nottate passate a finire un libro d’un fiato, o magari comprato e mai letto.

Sporcarsi le mani in mezzo a quel puzzo, scivolare e cadere nella poltiglia di ciò che resta dell’Aquila mia.

E provare, improvvisamente, rispetto anche per i frutti più miseri di questo scempio. Spalando, capisci.

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8 responses

7 03 2010
Massimo

Grazie per quello che scrivi e per quello che fai

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8 03 2010
maria

ti osservo da quando ti hanno assegnato il mini map….ti ho apprezzato successivamente….quando sono venuta alla prima assemblea cittadina ed ho sentito parlare voi giovani preparati, consapevoli, decisi, ma soprattutto PREPARATI, tanto da mettere in ombra i vecchi elefo-camaleonti della politica, bhe me ne sono tornata a casa con più fiducia nel futuro perchè ci siete voi, gli straordinari giovani della città.
Giorni fa è venuta in ufficio una tua zia a ritirare il 730 di un altra tua zia anziana (non ricordo il nome): abbiamo iniziato una rissa verbale sul terremoto, che il comune lascia i vecchi a morire sulla costa…e poi le ho fatto leggere qualcosa su uno dei vostri siti dove c’era la tua foto. La signora si è illuminata e ha esclamato: “quant’è bello il mio nipote e quant’è bravo!!” Si è ammorbidita ed abbiamo trovato un’intesa.
Jemmo ‘nnanzi Federico, con la volontà ferrea e la speranza.
Buona giornata

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8 03 2010
Giovanni

So com’e’. E’ come tornare a casa da un funerale di una persona cara e dover, nei giorni successivi, mettere le mani nelle sue cose e sentire ancora la presenza attorno. Io so com’e’ e ti capisco. Ma la vita continua, deve continuare in special modo perche’ non e’ una persona ad essere stata colpita, ma una citta’ e quella, DEVE risorgere, per te, per chi spala accanto a te e per quelli che verranno dopo di te.
Grazie comunque per la tua sensibilita’
Gio

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8 03 2010
Aries 51

I tuoi sono pensieri da condividere. Come le azioni. Senza commenti. Una cosa però te la voglio dire. Io credo che tu, che voi, quando spalate le macerie della vostra Città, non siate soli. Io credo che 308 Aquilani siano lì, con voi.

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8 03 2010
iMille » Blog Archive » Spalando capisci

[…] di Federico d’Orazio […]

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8 03 2010
chiappanuvoli

Sono queste le cose di cui c’è bisogno. Perdonami se scrivo un commento puramente tecnico. Ma bisogno a tutti i costi e più che in altre occasioni spaccare il muro dell’informazione sterile. Per questo scrivo di queste cose sul mio blog. Il “gioco” ora è andare oltre, ritornare alla condivisione vera, quella fatta di odori, di muffa, di sangue, di lacrime, ma anche di sorrisi. Per smuovere una situazione di per sé paradossale ma non diversa dal resto delle tragedie italiane (o mondiali), l’unica è accovacciarsi di fianco le persone e sussurrare alle loro orecchie la nostra realtà. Risponderanno, capiranno, ci aiuteranno. Siamo ancora essere umani.
Grazie

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8 03 2010
luigi scaglioni

Così rendi chiaro anche ai più restii cosa vuol dire ricostruzione.

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17 03 2010
maria giulia

anche quando percorri le vie di sera , quasi totalmente al buio , sperando di incontrare uno spiraglio di luce , o quando ti sorprendi ad ascoltare i tuoi passi , o quando lo sguardo corre inesorabilmente verso quei vicoli , tornati ad essere belli , perche’ solo cosi’ li vuole la tua mente , anche allora capisci : capisci la solitudine della nostra citta’ , il suo disperato bisogno di tutti noi , il suo disperato bisogno di amore .

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