FINO ALL’ULTIMA PIETRA

4 03 2010

Ci riprendiamo la città. Proseguiremo ad oltranza. Fino all'ultima pietra.

Andare a spalare le macerie dalla mia città, non è soltanto un esercizio di buona volontà.

E’ soprattutto ricordare a tutti, che lì, quel mucchio di rovine, è roba anche mia. E’ ricordare a quanti vogliono,solo ora(11 mesi dopo), occuparsene per l’ennesima volta frettolosamente, che nessuno potrà permettersi di caricare tutto in fretta e furia e portarselo via. E per poi, magari, rivendercelo, dopo averlo differenziato chissà dove. Le macerie sono affare nostro.

Riteniamo che chi abbia voluto lucrare sul nostro terremoto, l’abbia già fatto a sufficienza. Adesso, veramente basta. Manca un piano di ricostruzione del centro storico, dunque finora e per i prossimi mesi nulla potrà muoversi nella direzione che qui, tutta la gente vuole: aprire cantieri, e iniziare a ricostruire. Pertanto, allo stato attuale, la fretta, è e deve essere solo la nostra. La fretta operosa di chi ha a cuore la propria città, e non ne può più di vederla ridotta ad un immondezzaio.

La politica si occupi d’altro. Pianifichi la ricostruzione vera, si occupi di trovare fondi certi, e subito disponibili. Sono compiti difficili, ma li paghiamo per questo.

Di rovistare nel marcio, ce ne occupiamo noi.

Di questo, possono occuparsene le centinaia di senza lavoro che il terremoto ha creato, insieme a queste stesse macerie. E che oggi, possono e devono ritrovare occupazione qui a L’Aquila, partendo proprio dalla pesante eredità che quel maledetto 6 Aprile c’ha lasciato. Sassi, tegole, legno, ferro, infissi, e cumuli di terra,plastica. Ma anche, e soprattutto, tantissimi elementi architettonici FONDAMENTALI a ricostruire la città senza alterarne il valore storico, ed estetico.

Quello che si deve fare nei nostri vicoli, non è lavoro d’esercito. E’ lavoro certosino da archeologi.

L’Aquila, è ed era una città d’arte. Non vogliamo che la nostra arte, di cui godevamo passeggiando per i vicoli, finisca in mani sbagliate. Non può e non deve essere allontanata dai palazzi da cui è caduta, se non prima catalogata, e messa al sicuro. Qui, invece, si buttano i leoni della Chiesa di San Pietro, insieme alle lavatrici e all’immondizia venuta giù dalle case. L’Aquila, è oggi, una disabitata e sinistrata fogna a cielo aperto. E noi non lo tolleriamo più.

Ma non tolleriamo nemmeno che la pulizia ce la venga a fare chi non conosce, e pertanto non apprezza. Di questo ci occuperemo. Volontari e non solo.

Chiediamo che chi ha perso il lavoro qui, da questo possa ripartire.

Ricicleremo di tutto, e vi faremo sapere quanti, di quei milioni di metri cubi che intralciano il centro, saranno davvero da buttare per sempre. Quanti, invece dovranno essere il connettivo della città nuova.

La politica, si occupi d’altro.

Per questo andremo avanti a liberare Piazza Palazzo finche non sarà sgombra da macerie, ed abbiamo intenzione di farlo entro il 6 Aprile. Entro quel giorno, dovremo far sì che la piazza sia libera da macerie, con le aiuole rinverdite e curate da noi. Sarà per quel giorno una piazza pulita, in sicurezza, e finalmente abitata. Viva. Nostra. Ad ogni abuso di questa nostra ferma volontà, risponderemo con resistenza passiva.

Le ruspe che forse arriveranno a caricare quello che noi stiamo iniziando a recuperare, ci troveranno distesi sulle macerie. Caricassero anche noi, se ne hanno il coraggio.

Ché una L’Aquila diversa da quella che noi pensiamo, non desideriamo nemmeno vederla prendere forma.

Share


Azioni

Information

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger cliccano Mi Piace per questo: