VOLERE E’ POTERE

1 03 2010

Potere alle persone.

Potere al “popolo”, si sarebbe detto qualche anno fa, senza sentirsi in colpa di aver usato un termine così generico e che oggi richiama proclami troppo lontani.

Oggi, dopo mesi che hanno prevalso le divisioni su tutto, lasciandoci prima catalogare in funzione di una lettera, e sottocatalogare (poi) in virtù della nostra sistemazione provvisoria,c’è sulla piazza un fenomeno nuovo.

Non imposto, né suggerito da forze politiche, senza capi rivolta, in una parola insomma, SPONTANEO. E trasversale. Il popolo, è tutto rappresentato.

La nostra spontanea voglia di ritornare, dopo anni, protagonisti e attori del nostro destino, ha galvanizzato e coinvolto tutti.

C’erano avvocati, dottori, operai, nonni e bambini, disoccupati, ragazzi giovani e meno giovani. E non c’è da stupirsi, c’è solo da gioirne.

L’Aquila è affare di tutti, ed il messaggio è stato recepito.

E’ affare anche degli italiani, che in gruppi organizzati all’ultimo minuto, sono venuti da fuori regione ad aiutarci.

Quelle macerie, che con dolore e rabbia avevamo trovato ancora in zona rossa 2 settimane prima, ieri, se ne sono in parte andate via. Per sempre.

E’ come eliminare dall’armadio di casa i vestiti di un tuo caro che non c’è più. Un atto doloroso, ma necessario. Decidi di tenere,magari, quello a cui tieni di più, quello che ha un valore. Ma non ci può essere sempre posto per tutto. La vita va ricostruita senza cose o persone alle quali eri abituato, perse indipendentemente dalla nostra volontà. Nulla è per sempre, e si va avanti aggiustandosi intorno anche a quello che avremmo evitato.

E’ necessario a sentirsi liberi d’andare avanti, leggeri. Ripensare a domani.

Ormai tutto quello che è stato fatto a L’Aquila, è un dato che va assunto come acquisito. Indietro non si torna. MA possiamo aggiustare il tiro, e farne un successo.

C’è chi ha osteggiato il progetto CASE ad esempio, ed oggi non avendolo potuto impedire si sta occupando di renderlo vivibile, quell’agglomerato altrimenti triste. Portare la vita organizzata e sociale anche dove (casualmente?) non era stata prevista.

C’è voglia di fare, c’è gente che inizia a credere che avere un’opinione sul “come fare” non debba essere scisso dal mettere tutto in pratica.

Non ci si può limitare a partecipare dando direttive. Individuata una modalità d’intervento adeguata, in qualsiasi ambito sia, la si deve applicare.

Partecipare, non significa essere parti in causa di una lite, ma ingranaggi di un meccanismo che noi, qui a L’Aquila, stiamo iniziando a far girare, dopo averlo teorizzato.

L’ingranaggio si è assemblato per di più da solo. Quando anch’io credevo fosse troppo presto per avere partecipazione. Ero tra i primi 300 a violare due domeniche fa, la zona rossa, e ne vado fiero. La prima volta, l’abbiamo fatto sull’onda dell’indignazione:noi non ridevamo.

E’ stato da un atto così vile che è nata una nuova compattezza.

Abbiamo compreso che il pericolo è più fuori che dentro casa nostra(con alcune dovute eccezioni), e ieri questa nuova “macchina partecipativa” ha girato per ore alla perfezione, già al suo primo collaudo.

Ora, siamo rodati.

La strada da percorrere sarà lunga, ma averla iniziata così bene, non può che essere il migliore degli auspici.Non perdeteci di vista, non finirà(come i critici credono) dopo la tornata elettorale. Andremo avanti, e spero resisteremo fino a dopo che la Ricostruzione sarà avvenuta, per non perderci nuovamente negli individualismi a cui saremmo più o meno tutti portati.

Andiamo avanti. Proposta, discussione collettiva, applicazione della decisione.

Pensare, agire. Un motore a due tempi.

Siamo capaci.

Guardare per credere.


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2 responses

1 03 2010
Raffaella C.

rimane solo il rimpianto di non esserci stata… bravi ragazzi…🙂

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3 03 2010
iMille » Blog Archive » Power to the people

[…] di Federico D’Orazio […]

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