UNA GERARCHIA TRA MORTI?

7 02 2010

Ma dove siamo arrivati?

Adesso inizia a delinearsi una possibile spiegazione del perché alla Casa dello Studente, e poi in Piazza Duomo eravamo così pochi.

C’è chi commentando la lettera aperta di un’ex inquilina di quel maledetto edificio, ritiene che la misura sia colma, e dà la stura al suo malcontento.

C’è chi dice “adesso basta, ci sono altri 300 morti cui rendere giustizia”, e chi dice che il comitato familiari delle vittime della Casa dello Studente e del Convitto Nazionale ha agito “egoisticamente” rivendicando giustizia solo per i loro morti e “volontariamente ha fatto dimenticare gli altri 300”. Queste le ragioni,a loro dire, per non commemorare più quei ragazzi.

Trovo tutto ciò raccapricciante.

Come si può essere così privi di logica, senso di tatto, umanità, SOLIDARIETA’!

Se siamo arrivati al punto che tra aquilani, ci si colpisce con colpi così bassi, allora non abbiamo nessuna speranza di riprenderci!

Intanto perché chiunque fosse stato presente al Presidio di ieri (quei pochi che eravamo) saprebbe benissimo che sono stati letti i nomi di TUTTI i nostri morti.Ci è voluto un quarto d’ora, tanti sono. E dico i NOSTRI morti, pur non avendone avuto fortunatamente nessuno in famiglia perché li ritengo parte della mia città.

Mi domando, e vi domando: perché mai queste persone che oggi criticano così aspramente una manifestazione di dolore inimmaginabile non hanno fatto nulla finora per quelli che ritengono essere i LORO morti? Perché si aspettano che dei privati cittadini si facciano carico di quello che nemmeno loro stessi hanno fatto?

Posso assicurare che avrei dato il mio appoggio agli uni ed agli altri.

Credere poi, che morire in casa propria sia come vedere morire i propri figli (affidati con  loro belle speranze) “allo Stato” (in senso lato) non capisce una cosa fondamentale.

La politica ha le mani sporche di sangue, e se le è sporcate la prima volta quando ha consentito che venissimo declassati a zona 2 di rischio sismico, favorendo quei costruttori che hanno voluto farlo, nell’abbassare la guardia e speculare sempre di più.

Ma la politica se le è sporcate ancora di più quando ha consentito che quegli 8 ragazzi morissero lì dentro, anche per colpa nostra che i responsabili politici li abbiamo votati, e non abbiamo saputo esercitare il giusto controllo sul loro operato.

Perché ha fatto dell’offrire loro una speranza di migliorarsi(contrariamente a quanto le loro possibilità economiche gli avrebbero consentito) la loro condanna a morte.

E’ questo che più indigna, vedere uno Stato ripiegato su se’ stesso, che si macchia di colpe gravissime e indimenticabili solo per un mero profitto temporaneo, mentre con l’altra mano ingrassa gli ingranaggi del suo girare a vuoto, e per di più a spese della collettività.

Mi indigna anche sapere(ad esempio) che nel condominio dell’ Avv. Cora già mesi e mesi prima del terremoto si fosse segnalato a chi di dovere che qualcosa di strano stava capitando, e che il suo appello sia rimasto inascoltato.

Perché se noi, persone civili, usiamo la civiltà nei mezzi e nei modi, veniamo schiacciati da chi incivile è, e troppo spesso ci governa.Mi indigna e sono pronto a dirlo, ad urlarlo insieme a loro, a chiedere conto anche di questo.

Il prossimo appuntamento per il presidio della memoria è per il 6 Marzo.

Ci saranno le Agende Rosse di Salvatore Borsellino. Quel Borsellino.

Chissà se qualcuno ha mai fatto pesare a quel movimento il fatto che non si occupasse di ricordare ogni volta esplicitamente, tutti gli altri morti per mafia. Chissà se qualcuno gliene ha mai fatto una colpa.

Mi auguro di no.

Solo ieri sera Dacia Maraini alla quale avevo chiesto di dirmi due parole sull’assenza di tanti,ieri, mi aveva detto che c’è sempre la speranza di una forma di “contagio”(aveva detto così) tra cittadini.Contagiare consapevolezza, acquistare lucidità, non dimenticare i nostri morti, e rivendicare fino all’ultimo il diritto di sapere chi sono i loro assassini. Leggere oggi questi due commenti, mi ha fatto pensare che non ce la faremo mai, continuando a così. Per di più, Dacia Maraini era convinta che l’assenza della città fosse causata semplicemente dal poco risalto che l’iniziativa aveva avuto, che fosse un problema di informazione. Invece, per qualcuno di noi scopro essere stata una scelta deliberata!

Credo che abbiamo, in città,moltissimo da imparare. Non facciamoci trovare impreparati il prossimo mese. E che ognuno si faccia carico della propria missione, se sente di averne una.

Ma non si faccia una colpa a chi ha, nel cuore, il lutto e la coscienza del proprio diritto alla Giustizia, per di più in nome di tutti.

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2 responses

13 02 2010
ainos

sinceramente io sono sempre stata abbondantemente rattristata dal fatto che la solidarietà dura più o meno il tempo di qualche immagine passata in tv…
mi ha sempre molto schifato il ragionamento cinico di una parte della gente e trovo disumani tutti coloro che riescono a dare un ordine gerarchico ad un sentimento come la sofferenza… io soffro più di te, tu stai meglio di me, dai campi alla costa, dalla costa alle casette…
e adesso addirittura sindacare su un comitato nato dalla sofferenza di genitori…
francamente tutto questo mi ha stufata.
da qualche giorno si continua a parlare di “quelli che ridevano”… io so solamente che ho pianto, tanto. e non sono nata a aq, erano solo 16 anni che ci vivevo…dal primo anno di università e poi ho scelto di restare.
per molti ho rappresentato, anzi rappresento il nulla. l’extracomunitaria della situazione. ho rinunciato alla mia vita senza un fiato perchè nulla mi spettava di diritto, nemmeno quello di stare male. perchè qualcuno mi ha detto che io non sono aquilana e allora non posso capire. io ho ricominciato da capo. sempre con la malinconia nel cuore e la mente proiettata alle mie giornate, agli amici perduti, alla vita rivoluzionata. e sono dieci mesi che continuo a sentire sempre nuove stronzate. rivendicazioni. persone dal destino comune che anzichè solidarizzare si danno contro. non ho parole. sono solo felice di avere conosciuto persone a cui voglio un gran bene.

spero che la prossima iniziativa possa vedere più adesioni… forse il problema sta anche nel fatto che ormai l’aq è un po’ isolata… se penso che per muovermi ogni volta , tra andata e ritorno e spostamenti vari coi mezzi ci sto circa 5-6 ore, che quando sto lì non ho un appoggio (casa), fa freddo, a piedi non vai più da nessuna parte… mi viene l’ansia (e non credo di essere l’unica)!

ciao. ainoS

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13 02 2010
Federico

Ti capisco perfettamente e mi dispiace ti sia stata offerta la faccia peggiore e più diffusa dell’ “aquilanità”…

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