Dilettanti allo sbaraglio ?

17 01 2010

Mentre da mesi, per i media con diffusione nazionale, il capitolo L’Aquila è per il 90% archiviato, e per di più con successo reclamizzato come miracoloso, per me (e magari per noi?) la situazione assume connotati grotteschi.
Ogni punto strategico della desiderata ricostruzione appare oggi in panne, e non accenna a volerne uscire.

Edifici B-C: solo pochi giorni fa, il Comune dell’Aquila ha pubblicato elenchi di progetti respinti, in attesa di integrazioni: come avrete potuto constatare voi stessi, i respingimenti, sono nettamente superiori alle approvazioni, anche da parte di Fintecna.
Su questo il Comune, nella persona del Sindaco Cialente, ha più volte espresso il desiderio di abbattere i tempi di attesa per l’approvazione da parte del Comune, dai previsti 30 giorni ad addirittura 0 giorni.

Il tutto per favorire, sulla carta, l’accelerazione (tardiva già allora) del processo burocratico che preclude alla ricostruzione.Poi, però non se n’è fatto niente.Si aspettano 30 giorni, ma i nodi, vengono comunque al pettine, allo step successivo, quello con la citata Fintecna.
Mi viene da pensare, allora, quale sia la funzione del Comune in questo ingranaggio, per come la percepisce il Comune stesso: forse un’inutile passaggio?
Non dovrebbe forse essere il primo interlocutore dei cittadini aquilani, nella gestione della ricostruzione?
Come mai, viene vissuto dallo stesso Comune come un ennesimo laccio – lacciolo dal cui impaccio occorre liberare gli Aquilani?
Allora sono autorizzato a giudicarla una spontanea ammissione di incapacità strutturale a gestire i problemi attuali.

Edifici E: solo ora (pubblicata il 5 Gennaio 2010) esce una circolare, che specifica il tetto massimo rimborsabile per le spese tecniche, che preludono alla loro ristrutturazione. Ricordo a tutti che sono passati la bellezza di 9 mesi dal terremoto, e far sapere ora quanto può essere rimborsato per una perizia imprescindibile alla ristrutturazione degli edifici, ha il sapore del tranello: fino al giorno prima della pubblicazione, avevo ancora fretta che si mettesse mano alla ristrutturazione del mio condominio (E), ma ora c’è da ritenersi fortunati, a non essersi portati avanti con i giudizi tecnici: avremmo magari rischiato la bancarotta!

Questa “manovra”, quanto indurrà ad accelerare le pratiche, e quanto ad attendere che si faccia maggiore chiarezza?
Sembra quasi che lo Stato ci dica: “dopo 9 mesi, apprendiamo che volete proprio ricostruirle le vostre case, e allora tocca anche a noi fare sul serio..”

Solo ieri si sono rincorse notizie della protesta nata dal basso quando si è ancora una volta dovuto ammettere che nemmeno i MAP basteranno a dare una casa a chi non ce l’ha, come lo si è già fatto (in sordina, per la verità) col progetto C.A.S.E.
Percepiamo il caos, su tutto.E sembra davvero un denominatore comune di tutti quelli che dovrebbero essere coloro che ci guidano e sorreggono in un momento così difficoltoso.Ne ho una conferma dall’impressionante stato di disorganizzazione organizzata in cui oggi versano gli uffici comunali: sparsi, sul territorio, in punti distanti e impossibili da raggiungere nell’arco di una giornata lavorativa, quando si è rimbalzati da qui a lì, per avere un necessario pezzo di carta, o un responso tecnico ai problemi che affrontiamo.
I cittadini, coi loro comitati, chiedono a gran voce che il Comune ci aiuti. Vedremo che risposta ci sarà.
Il suo sito internet, intanto, è il paradigma di questo caos calmo ed “organizzato” in cui versa la città dell’Aquila, oggi: basti pensare, che in nove mesi, nessuno ha avuto tempo al comune, di aggiornare gli indirizzi dei diversi uffici: risultano ancora tutti o quasi a Palazzo Margherita. Proprio lì, dove ora sappiamo, non esistono nemmeno più i solai.
Sapere dove si trova un ufficio, è quindi affidato al passaparola tra di noi cittadini.
Come mai non si è stati capaci di accorparli in una struttura unica, o per lo meno in un’area sola? Delle strutture c’erano, ed anche di grandi: se le è sapute prendere, per fortuna, almeno l’Università.

Proprio l’Università dell’Aquila, oggi, rappresenta l’unico barlume di speranza in un mare di disperazione senza risposte da chi ce le dovrebbe fornire.
La prof.ssa Giusi Pitari, ieri, in un commovente articolo ringraziava gli unici ad avere un merito in questa unica “voce in attivo” del bilancio aquilano ad oggi: gli studenti che per mesi hanno vissuto,studiato, sostenuto esami in tenda, nell’indifferenza delle istituzioni e dei media(il loro contributo ci uccide ogni giorno più che il terremoto). Un ringraziamento, diretto anche alla parte amministrativa dell’Ateneo, che ha mantenuto fede ai suoi impegni presi col Ministero, assicurando una sede alle facoltà, ritrovando degli spazi per poter lavorare.
Non appena si passa ad esaminare sullo stesso tema quello che però non era la stessa Università a dover dirigere, tornano i problemi: le azioni di cui doveva farsi carico la Regione ad esempio, come garantire la costruzione di una nuova Casa dello Studente (a posteriori, finalmente davvero antisismica) stanno già naufragando a pochi mesi dall’apertura, con nuove inchieste che dovrebbero riuscire a chiarire in che modo sono connessi nella sua costruzione la Regione Lombardia,quella Abruzzo e la Curia Aquilana,a cui poi da contratto tra 30 anni finirà la proprietà dell’edificio (alla faccia di chi, francescanamente, si era spogliato dei propri lussi per donarli ai bisognosi).
Un giorno sapremo se tutto questa gestione sia stata legittima, trasparente; intanto, i nostri 20.000 (!) studenti stanno sparsi: 120 nella casa dello Studente di Coppito,alcuni nella sede della vecchia Reiss-Romoli (gestita a detta degli stessi studenti con un regolamento,che ha il sapore di Birkenau e che sarebbe imposto dalla P.C., in una struttura non sua,bensì dell’ADSU)
Senza nemmeno voler menzionare i danni non ancora sanati alle strutture di ricerca, che prive di reagenti e strumentazioni andate perse col terremoto, sono oggi inservibili. Dopo 9 mesi.
E’ questo, dopo 9 mesi di attività accademica, un fatto ingiustificabile visto che i fondi c’erano a quanto ne sappiamo, ed il Ministero li aveva stanziati anche,per una volta, con una certa solerzia.

Allora eccoci, noi cittadini aquilani, a doverci scusare per colpe ed inadempienze non nostre, ma degli Enti Locali, le cui conseguenze ancora una volta, le pagano gli studenti ed i cittadini, e tra di loro ancor di più i fuori sede, che pagano se possibile, un prezzo ancora più alto di chi è studente universitario aquilano per nascita.
Questi figli non nostri, stanno sperimentando, tra morti e disservizi, lo sfacelo che questi signori hanno messo in campo in ogni ambito di loro competenza.
C’è da rabbrividire al pensiero che sarà proprio il Presidente Chiodi, il primo responsabile della gestione della ricostruzione, secondo plenipotenziario dopo la Protezione Civile. Mai fu più adeguato citare, a riguardo, l’espressione “dalla padella alla brace”.
Qualcuno ci faccia sapere se questi sono problemi normali, frutto di una non comune serie di disguidi che non hanno responsabili, o se, come sospetto da un po’, siamo noi tutti e la città intera col suo triste destino, in mano a dei dilettanti allo sbaraglio, che agiscono senza collegialità, senza controllori, senza trasparenza, e ancora oggi che l’emergenza si dichiara finita, come dei plenipotenziari senza riconoscerci il diritto di partecipare, di esercitare la democrazia nella gestione delle nostre vite.

Le forze, e le idee in città non mancano.

Una larga platea di cittadini impegnati in comitati spontanei ed associazioni più o meno sviluppate e numerose, lavorano ogni giorno alle idee per la ricostruzione, agli osservatori sulla trasparenza, alle iniziative da sottoporre al vaglio di coloro i quali devono decidere. Con difficoltà, stanno iniziando a tentare una concertazione tra loro, una prima forma di “rete”.
Nessuno pensa però a coinvolgerli, da quelle comode poltrone..
Che non si dimentichino, questi Amministratori, che sono lì in nostra rappresentanza, e che a noi dovranno rendere conto.
Per adesso, il conto dei risultati è in profondo rosso, quello delle promesse, è ogni giorno rimpinguato dai loro buoni propositi, che non esitano a reclamizzare per tenersi buono il pubblico.
Possiamo ancora tollerare tutto questo?

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4 responses

18 01 2010
ezio bianchi

evidentemente sì.

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20 01 2010
mamozzi

C’è un tetto massimo per le perizie?!? E adesso lo dicono? Considerando che i termini di presentazione delle domande per edifici di tipo E sono molto vicini (prima decade di febbraio, se non erro) la situazione si fa delicata!
Beh, ciao e in bocca al lupo per tutto.

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21 01 2010
federico

Grazie per l’in bocca al lupo, e complimenti per il tuo blog..molto simpatico!

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21 01 2010
mamozzi

Troppo buono. 😉

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