L’EFFETTO CHE FA

31 12 2011

C’è più d’una valida ragione per aggiungere due nuove righe a questo diario.
Non solo perché un anno si sta concludendo,anzi: da sempre non amo i festeggiamenti del 31 Dicembre che mi inducono un sentimento misto all’ansia e alla più profonda tristezza, nelle ore immediatamente precedenti la mezzanotte. Stavolta, però il prossimo anno comincia con un evento importante. Senza dubbio per me uno dei più importanti degli ultimi anni. Vado a vivere a Parigi per lavoro, e ci resterò fino a marzo. La prima volta che vado a vivere da solo, e per di più a 1500 km da casa. La sesta volta che torno a Parigi, ma la prima dopo il terremoto. Solo negli ultimi giorni, con l’avvicinarsi della partenza mi sono accorto di quante cose avvertirò la mancanza. E non mi riferisco solo alla vicinanza della mia ragazza, della famiglia, delle amicizie. E’ paradossalmente anche di questa dura realtà che ora, a due giorni scarsi dalla partenza, sento di avvertire la mancanza. Perché di fatto sento di vivere in un ambiente opprimente ma in qualche modo “protetto” in senso lato. Come se negli ultimi due anni e mezzo intorno a L’Aquila e a noi superstiti il bozzolo che ci avvolgeva da decenni si fosse ancora più infittito lasciandoci in uno stato d’animo (e di fatto) paragonabile a quello di un’ enclave. Una riserva “indiana”. Siamo rimasti tra noi, avvolti dalla nostra realtà atipica e vuota, priva di tutto ciò che riempie le vite delle normali cittadine d’Italia e del mondo. Ridotti a vivere in casa (o C.A.S.A./M.A.P), è come si avessimo perso (o sopito?) i “sensi” propri di ogni animale sociale. Conduco una vita ristretta in pochi spazi( C.A.S.A/lavoro) da più di due anni, e tutto ad un tratto mi trovo proiettato in una città come Parigi. Il misto di eccitazione ed ansia che ne deriva non è solo dovuto alla novità, ne sono convinto.
E’ come se avessi timore di abituarmi troppo in fretta all’oceano di opportunità che mi si pareranno di fronte, per poi dover di nuovo dopo soli due mesi imparare nuovamente a reinserirmi in una realtà depressa come quella Aquilana. Mi piacerebbe poter inaugurare una sezione temporanea del blog nella quale raccontare le impressioni di questa nuova vita “a scadenza”. Una specie di diario sperimentale, per vedere cosa viene fuori e cosa ne penserò una volta tornato qui, tra le mie montagne ed i miei mucchi di sassi.
Dal momento che ad ogni fine d’anno tutti si abbandonano ai buoni propositi per l’anno che verrà, voglio chiudere con l’augurio che in questo preciso istante mi sento più adatto: che una volta trovata la via per andare via di qui, non costi troppa fatica dover ripercorrere la strada al contrario.
In fin dei conti vado solo ad affacciarmi in una vita normale. Per vedere l’effetto che fa.





DI PARTECIPAZIONE E LOBBY

19 08 2010

Ci sono 35 milioni di € dello Stato da spendere “per il sociale” a L’Aquila. Nove di questi milioni minacciano di svanire perché inutilizzati da più di anno.

Tra le quindici deleghe dell’assessore Pezzopane c’è appunto, quella alle politiche sociali.

C’è da giurare che saranno spesi come si paventava, proprio ieri e da più parti in Assemblea cittadina. Che contemporaneamente andava “in scena” durante l’incontro promosso dall’assessore, e alla quale alcuni cittadini avevano partecipato, riportando voci che paventano la costruzione di palestre, asili, piscine, nelle aree del Progetto CASE.

Assicura, l’amministrazione comunale, che le nuove costruzioni risponderanno ad un criterio di pianificazione urbanistica (che è prerogativa dell’amministrazione comunale), e che sarebbe stato esaustivamente portato a termine con studi preliminari alla loro localizzazione.

Quindi un’idea di città c’è? Esiste?

Vale la pena di domandarsi allora come mai la delega alla ricostruzione partecipata (anche questa di Stefania Pezzopane) non sia stata utilizzata proprio per far si che si arrivasse ad una pianificazione partecipata, quella sì, delle strutture da localizzare nelle aree del Progetto CASE. In quel famoso 30% destinato a servizi all’interno dei 19 siti.

Vale la pena allora domandare all’Amministrazione Comunale se abbia intenzione di costruire, piuttosto che ricostruire, e soprattutto se abbia intenzione di annunciare le decisioni prese, piuttosto che far si che si possa contribuire a prenderle, indicando (se ci sono) differenti priorità.

Dalla sua l’assessore avrebbe un fantomatico questionario/sondaggio condotto tra residenti dei 19 siti, (ma a parte il sottoscritto, non ne conosco uno solo che abitandovi, sia stato intervistato) e grazie al quale si assicurerebbe una risposta adeguata alle necessità avvertite come prioritarie proprio dai maggiori beneficiari.

Dal canto suo, ieri l’ Assemblea ha dato lettura di un vibrante comunicato stampa che accusa la modalità di procedere del Comune, che in quanto a decisioni prese dall’alto e calate nella realtà della cittadinanza con spirito quanto meno oligarchico, non è da meno alla Protezione Civile e ricomincia a dimostrarlo.

Nel comunicato stampa, c’è la richiesta indifferibile di un confronto con l’Amministrazione, che ci chiarisca quale ruolo intenda riservare alla cittadinanza attiva, quale futuro si voglia assicurare all’iter d’approvazione del Regolamento di Partecipazione che pure abbiamo protocollato in Comune ormai un mese fa, e lì giace, senza una tangibile presa in considerazione fino ad oggi.

Insomma si chiede che ci si dica se s’intende lasciarci uno spazio formale e poi pure fisico (l’inverno arriva) per praticare partecipazione.

Alla lettura di questo comunicato, ottimo a parer mio nella forma, hanno fatto seguito interventi degli astanti.

I soliti astanti, i soliti interventi. Tutti che vogliono, giustamente, partecipazione.

E minore velocità, se non autentica “fretta”, da parte del Comune nel procedere a decisioni impegnative non solo finanziariamente, che rischiano di mettere una parola definitiva sul destino dei 19 siti, e quindi, di riflesso, su quello della città tutta. Del centro storico. C’è la preoccupazione, da me non condivisa sino in fondo, che rendere davvero vivibili e serviti i 19 siti possa condannare la città alla non-ricostruzione. Che la gente si adagi su quelle comodità, perdendo di vista l’importanza del suo nucleo identitario collettivo.

Alcuni si spingono più in là, e dicono che ci vuole rivolta contro queste scelte imposte, perché abbiamo il diritto di essere consultati. Le regole sono saltate, l’ordinario non può amministrare lo straordinario che s’è creato col terremoto e la sua distruzione.

A me pare assurdo, che dopo tutti questi mesi, la mia assemblea cittadina abbia ancora voglia di chiedere che si affermi esplicitamente da parte del Comune  ciò che, attraverso le sue azioni ed atteggiamenti, è intellegibile senza difficoltà.

Noi siamo una PARTE, della cittadinanza. Lo diceva il Sindaco nell’intervista che realizzammo a Gennaio nel suo ufficio, e che vi ripropongo alla fine del post. Ed in quanto PARTE, l’ascolto che è dovuto a noi è pari se non inferiore a quello dovuto alle realtà meno apparenti, ma pure presenti in città come altrove. Chiamatele lobby, se volete. E con le strutture che saranno costruite “per il sociale”, avremo una probabile dimostrazione di chi essi siano.

Mi domando se davanti a tutto questo, valga la pena di domandare ancora una volta con cortesia, di partecipare. E per di più, con ancora maggiore cortesia, di chiedere una volta per tutte se si ha intenzione di lasciarci fare proposte( che pure abbiamo elaborato e potremmo potenziare ed arricchire col contributo di tutti) all’Amministrazione comunale.

No, me lo domando perché ho come la “sensazione”, che mentre alcuni di noi parlano di rivolta e altri domandano con cortesia che ci si dica cosa si vuol fare con noi, il Comune fa i fatti. E con tutt’altra gente.

Share





IO NON ABDICHERO’

29 07 2010

La notizia mi ha trovato in Assemblea Cittadina.

Via la gestione degli Enti Locali, torna tutto alla Protezione civile.

Al silenzio con cui per i primi secondi è stata accolta ha fatto eco, nella mia mente, una sola immagine. Sassaiole, barricate. La città a ferro e fuoco. La città assediata.

E lo sconforto, per un attimo ha avuto il sopravvento.

Io non voglio la ricostruzione militare.

Io non voglio ancora imposizioni.

Io non voglio essere ospite in casa mia.

Io non voglio deroghe.

Io non voglio l’assistenzialismo.

Io non voglio l’assenza dei controlli.

Io non voglio una ricostruzione indiscutibile.

Io non voglio piani fatti da altri per il mio futuro.

Non voglio le regole speciali, voglio fondi speciali.

Non voglio censure ed ancora militarizzazione.

Io voglio disegnare con la mia comunità il nostro futuro.

Voglio che ci sia condivisione.

Voglio che ci prendiamo il tempo che serve per riconoscerci tutti nella città di domani.

Voglio che domani sia meglio di oggi. Ma meglio anche di ieri.

Voglio che si dimostri che la legge è un valore, non un ostacolo.

Voglio pensarla con tutti, la città di domani.

Nessuno deve insegnarci a pensare.

Nessuno deve venirci a comandare.

Nessuno deve essere al di sopra della legge, non più.

Leggi chiare e i soldi che servono. Un progetto che piaccia a tutti noi, che ci renda orgogliosi della città che avremo.

Così L’Aquila sarà ricostruita.

A L’Aquila oggi. A L’Aquila, se vorremo, anche domani.

Per volontà si resta e per volontà si va. Ma nessuno può imporci la fuga da casa nostra. Se è questo che si vuole ci sarà guerra, e sarà stata voluta non da noi. Non c’è più niente da perdere, e tutto ciò che resta è da difendere. A cominciare dal nostro diritto all’autodeterminazione.

A costo di barricarci dentro le mura, chiuderci le porte della città alle spalle e respingere l’invasore finché ne avremo le forze.

E’ il confronto tra chi vede nella legge un valore o un ostacolo.

Tra chi vede nei diritti del singolo e della comunità i limiti delle proprie libertà.

E’ la battaglia campale tra libertà collettiva e sopruso del singolo.

E’ il confronto tra la volgare semplicità della dittatura da un lato, e la nobile complessità della democrazia dall’altro.

Scelgo il valore delle leggi, scelgo i diritti della comunità e dei singoli, scelgo la libertà e la ricostruzione democratica. “il popolo sovrano” è un concetto che va riempito di contenuti, cominciando da quì e da questo affronto.

Voi TUTTI, dovete scegliere il vostro lato. Siete obbligati ad una scelta. E per la scelta che fate, essere disposti a mettervi in gioco.

Se non l’aveste capito, si comincia da oggi. E si fa sul serio.

Il popolo è sovrano, e io non abdicherò.

Share





MAI SUDDITI

28 07 2010

Si capiva che avrebbe piovuto ieri pomeriggio, quando da C.A.S.A. mi sono avviato verso la Piazza in motorino per fare presto. Ero uscito per tempo, ma la città era quasi paralizzata dal traffico.

Arrivato al parcheggio della Villa Comunale, incontro Anna. Miss Kappa, se preferite. Vedo i 4 autobus bianchi dei deputati parcheggiati poco più avanti. E vedo subito che c’è un traffico di persone, in centro, che a quell’ora non c’è mai.

Con Anna ci avviamo verso la Piazza. Ci siamo dati appuntamento per le 17, prima dell’assemblea prevista perché abbiamo un timore: temiamo che l’assemblea di oggi sia un appuntamento con prospettive ribaltate rispetto all’usuale.

Temiamo che oggi ai cittadini tocchi essere pubblico in ascolto, piuttosto che “conduttori” dei giochi, in casa propria per di più.

A quell’ora siamo quattro gatti. Il tendone è già aperto; e presidiato da fonici, cameraman, e il capo di gabinetto del Sindaco. La mia rabbia sale.

Quello che vedo mi conferma che c’ho visto giusto; che c’hanno fregato. Che dopo 1 anno 3 mesi e 21 giorni, il PD viene qui a pontificare, ad essere immeritato protagonista in casa nostra. E noi, cittadinanza attiva e cosciente sin dalle prime ore della grandezza del problema che viviamo, oggi saremo relegati ad ascoltare.

Cosa dire poi, quando vedi affluire al tendone una folla mai vista, munita addirittura di ombrelli, per restare semmai dovesse piovere?

Mai vista una simile folla alle assemblee cittadine. Evidentemente Bersani attira. Oppure vogliono vedere da vicino come sono fatti i parlamentari. Non posso credere che vogliano ancora sentire che cosa hanno da dire, e da dirci oggi. 1 anno, 3 mesi e 21 giorni dopo il loro incomprensibile silenzio.

Quando la folla è tanta e sotto il tendone c’è la calca, arriva Ettore.

A quel punto, controvoglia, sia io che Anna ci siamo convinti che dobbiamo sederci  e aspettare cosa accadrà.

Ettore invece, porta buone notizie. “apriamo noi”.

Aprire noi significa che si vuole salvare l’apparenza, e magari salviamo anche la sostanza. Significa che, nella forma, questa sarà un’assemblea cittadina come tutte le altre.

Significa che carta e penna alla mano, si segnano gli interventi in ordine di prenotazione; può significare che quindi il parlamentare parli dopo un cittadino e prima di un altro, perché così è andata. Significa che il terreno è scivoloso per i nostri ospiti. E mi piace, l’idea.

Ettore apre in maniera magistrale; lo interrompono gli applausi più volte, le acclamazioni, che partono spesso da in fondo al tendone, dove sono seduto io. Gliele canta a dovere, Ettore, e con una certa signorilità che non guasta mai, anzi.

Si parla delle 54 assenze nelle file del PD quando si votava un emendamento del PD (di Giovanni Lolli,PD, aquilano), non passato per soli 11 voti.

E si ricorda di quando ben 38 erano gli assenti e 4 gli astenuti nel PD quando si votava la conversione in legge del decreto 39 del 2009, passato per 35 voti di scarto.

In quelle due occasioni il PD avrebbe fatto opposizione al Governo, dando forza in Parlamento alle nostre richieste; non l’ha fatto. Molto semplicemente, non ha fatto nulla o quasi. E nessun risultato ha portato a casa.

Passa il messaggio, fondamentale, che gli abbiamo preso le misure. Che sono “sotto tiro” e sappiamo per filo e per segno quello che fanno e quello che, molto più spesso, non fanno.

Ne deve derivare la consapevolezza che per questi errori dovranno pagare, se non si inverte la rotta, e si comincia a lavorare davvero PER L’Aquila.

Gli interventi seguitano. Li ascolto con piacere: giuste osservazioni, giustamente critiche verso il loro operato. Dietro il tavolo dal lato opposto del tendone, siedono Lolli, Ettore, Franceschini, Bersani e Cialente.

Due su cinque sostengono lo sguardo degli aquilani arrivati sotto il tendone improvvisamente striminzito. Quei due sono Ettore e Lolli; a tratti anche Cialente. Gli unici che possano sapere di essersi comunque spesi per il loro territorio. Gli altri oggi devono incassare.

E incassano, non c’è che dire. Incassano bene, e in silenzio.

Vedendo tutta quella folla partecipare, non posso fare a meno che rivolgere alla gente l’invito a tornare, a dire la loro anche quando non c’è il PD al completo.

Perché siamo noi che stiamo preparando iniziative e proposte concrete da sottoporre a quelli che in Parlamento devono ancora imparare a rappresentarci e difenderci. Perché partecipare è bello ma è fondamentale. A costo di portare idee non condivise, vedendole cadere sotto i voti contrari dell’Assemblea; cadere e rialzarsi, intanto ascoltando cosa pensa il tuo vicino di casa, o semplicemente un tuo compagno di sventura. Parlarsi, imparare ad ascoltarsi. E’ difficile, è estenuante, a volte vorresti essere milioni di chilometri lontano dal quel tendone. Ti sorprendi a fantasticare su come sarebbe stato bello se non avessi mai avuto bisogno di un luogo così, se il terremoto non ci fosse mai stato e la tua vita avesse potuto scivolare avanti senza intoppi.

Poi capisci che anche quello è un pensiero sbagliato. Che quel tendone è la cosa migliore che potesse capitarci; che lì sotto d’inverno, e lì fuori d’estate, stiamo scrivendo davvero un pezzo importante della nostra storia. E questo pezzo va scritto a più mani, perché tutti possano davvero riconoscere di aver contribuito ad una riga di quel racconto.

Dopo di me, subito dopo, parla Bersani.

Provato da un paio d’ore di sferzanti critiche ed osservazioni circostanziate, fa l’unica cosa che, con dignità, si possa fare. Prendersele tutte, e promettere di fare in modo di non meritarle più.

Dopo aver enunciato i principi della nostra piattaforma sulle tasse, e della legge speciale che vogliamo per la ricostruzione dell’Aquila, quella che a Berolaso non servirebbe, quella che gli esperti mondiali di ricostruzione arrivati ieri a L’Aquila hanno giudicato fondamentale, Bersani si assume una responsabilità.

A noi il compito di scriverla, insieme. Noi, sotto il tendone, la scriveremo.

Il PD, la studierà. Se riterrà, la farà sua. Trattandosi di legge di iniziativa popolare, si farà parte attiva nella raccolta delle necessarie 50.000 firme autenticate.

Dobbiamo partire subito lavorandoci bene, insieme.

L’Assemblea si scioglie, e sono felice.

Abbiamo strappato un impegno che ci è dovuto.

Il tavolo era di plastica, non di ciliegio. Eravamo sotto un tendone nel centro di una città terremotata, che non ci sta a morire, non in uno studio televisivo.

Mancava il cortigiano che porge la penna e unge gli ingranaggi.

Non c’era niente da firmare, nessun “contratto” con gli Aquilani.

La speranza è che stavolta basti una stretta di mano, per restituire dignità al rapporto tra eletti ed elettori.

Noi la nostra dignità l’abbiamo mostrata ieri per l’ennesima volta.

Andando avanti senza suppliche, come sempre cittadini. Mai sudditi.

Share

Qui trovate invece il video integrale o i singoli interventi di ieri.





SOTTO(UN)TETTO

23 07 2010

Questo post rientra di diritto nella categoria del blog intitolata al “miracolo aquilano”. Ebbene sì. E’ però un miracolo posticipato. Dopo le CASE, dopo i MAP, dopo il Fondo Immobiliare e l’abortito tentativo di piazzare i 1700 nuclei familiari in esuberoall’interno dei MAR (container su ruota), arriva l’asso nella manica!

IL SOTOTETTO ABITABILE!

Novelli Giuseppe e Maria, anziché girovagare alla ricerca della stalla, ed usufruire della famosa e Santa mangiatoia avranno, entro l’autunno (con la calma che si richiede affinché tutte le cose siano fatte per benino) il loro riparo aquilano e torneranno dall’esilio forzato sulla costa.

Quando si diceva che si sarebbe assicurato un tetto a tutti gli sfollati, dite la verità, che non vi aspettavate nemmeno voi che ci fosse da prendere l’affermazione alla lettera!

Vespa direbbe: ma allora preferivate i container? SI, PER DIO!

Roba da battere la testa al muro, se non fosse di cartongesso, quello che ho nella C.A.S.A…..

Share





UNA CAGNA IN MEZZO AI MAIALI

23 07 2010

Non sembra una notizia d’apertura per il TG1, che ultimamente riferisce,( tra un servizio sul caldo e uno sui disagi dei cani),con maggior tempestività e solerzia i messaggi da Silvio al suo popolo amorevole.

Non è quindi una notizia per l’Italia, e non è una novità per noi, aquilani, che comunque da mesi ne sappiamo un po’.

Contrariamente alle convinzioni della classe politica locale degli ultimi dieci anni (almeno), la camorra, le mafie in genere a L’Aquila come in Lombardia e dovunque hanno i loro uomini. E dopo il 6 aprile, L’Aquila è il loro avamposto. Chi non c’era si è attrezzato, ed è arrivato qui.

Persino il nostro ex-Prefetto, (oggi vice di Bertolaso alla Protezione CIvile) si era detto certo che il rischio di infiltrazioni nei lavori meritasse “attenzione, ma non allarme”. E dire che di materiale, sulla questione dei subappalti per il Progetto CASE e le scelte fatte a riguardo da Prefettura dell’Aquila e Protezione Civile ce ne sarebbe tanto. Ma pure di questo non ne avreste saputo nulla se non grazie alla rete. La notizia che mancherà all’appello nei TG occupati a ricordarvi che se avete caldo dovete restare al fresco, che sennò i nonnini stirano le gambe e ce li giochiamo, pur non essendo per noi una novità, ci turba ugualmente.

Il 7 aprile 2009,infatti secondo le intercettazioni – per ora ancora riportabili a mezzo stampa e bavaglio permettendo- c’erano amici dei Casalesi al telefono con un aquilano che (se le accuse risulteranno fondate, cosa ancora tutta da accertare) era attivo per assicurargli un ingresso nell’opera della ricostruzione aquilana,attraverso una nuova azienda creata -per l’accusa- allo scopo.

Circondata tra cemento, cricche, curie(1 e 2 solo per citarne alcune), prefetti indagati per concorso in turbativa d’asta, a prescindere dalla notizia odierna(che potrebbe pure rivelarsi una non notizia), L’Aquila di oggi è così:

Una cagna in mezzo ai maiali. Come diceva De Gregori.

Ma lo era anche ieri,(senza che diventasse notizia) e qui troppa gente sosteneva con insostenibile determinazione e certezza il contrario. Asserivano che a L’Aquila le mafie non attecchivano; altro che sottobosco delinquenziale, già da prima di questo episodio si poteva parlare di una vera e proria foresta criminale.E lussureggiante, per giunta.

Con la buona volontà di pochi, si cerca di fare luce, di disboscare, di riuscire alla luce del sole. Di accertare colpevoli e possibili innocenti tirati in mezzo. ( tra i 52 indagati, per l’aquilano è stata respinta dal gip di Napoli la richiesta d’arresto per “insussistenza del quadro indiziario”).

Mentre il TG1 vi spiega come combattere il caldo, da noi già prima di oggi era lunga la lista di chi doveva andare al fresco. Il consiglio al Tg1 è di parlarne. La galera può essere un ottimo rimedio per la calura estiva; potrebbero cogliere l’occasione per parlare di cose serie.

Share





COLLEZIONE BERTOLASO

22 07 2010

Guido Bertolaso oggi raddoppia il bottino.

Solo ieri Poggio Picenze aveva deciso, a maggioranza, di conferirgli la cittadinanza onoraria; e già oggi gli fa eco il comune di Ocre.

Nei giorni seguenti, lo stesso copione si ripeterà altrove, nei comuni del Cratere.

C’è poco da dire, e poco da osservare a riguardo.

Solo tre giorni fa, sono stato insieme ad altri amici dell’Assemblea Cittadina di Piazza Duomo a Poggio Picenze. La piazza era gremita; i volti erano stanchi e segnati da un anno orribile come quello che abbiamo alle spalle. Ancor più segnati di quanto fosse lecito attendersi, giacché le prospettive future non sono migliori dei ricordi recenti.

Ma quei volti, interrogati, hanno risposto.

Quella popolazione di un borgo medio-piccolo del Cratere Aquilano nulla sapeva delle intenzioni del loro Sindaco. Manco a dirlo, di centro-destra.

Mi è venuto spontaneo chiedere loro se gli sembrasse normale tutto questo.

Che i loro dipendenti, questo sono gli eletti, ed ogni tanto vale la pena ricordarlo, agissero di soppiatto in nome e per conto loro.

Gli ho detto che avrebbero dovuto parlarne, e poi decidere ciò che volevano. Per essere pro o contro una simile decisione, ma almeno discussa. CONDIVISA.

Si sarebbero riuniti nei prossimi giorni nella loro prima assemblea anche loro, hanno battuto le mani a chi gli ha portato uno stimolo a riscoprirsi comunità. A riscoprire che mai come oggi c’è bisogno di parlarsi, anche malamente; se necessario anche di scontrarsi. Ma non ci si può ignorare. Non si dovrebbe mai, ed ancor di più oggi, che siamo tutti con un piede sulla porta per andarcene via e mollare questa valle bella e maledetta dall’uomo al suo oblio predestinato.

Si sarebbero riuniti, e lo faranno senz’altro appena anche loro sapranno trovare un  luogo come ce lo siamo dovuti guadagnare noi. Si incontreranno, anche se è tardi.

Da ieri annoverano Bertolaso tra i loro concittadini. Una presenza pesante che lo stesso interessato, con una lettera, aveva tenuto a precisare ufficialmente, non dovesse scaturire da un gesto di parte. Ché se per farlo si fosse dovuta dividere una comunità, non l’avrebbe voluto.

Bontà sua.

La maggioranza di Poggio Picenze, ha deciso che la riconoscenza di una comunità verso un singolo non la si “sente” dall’interno: la si impone anche a chi non la condivide.

E tutti, pro e contro, dovranno attendere le decisioni della magistratura per sapere se in città, hanno “onorato” un santo o un malfattore. Nel qual caso, sarebbe stato malfattore anche nei loro confronti e per le loro vicende seguite al terremoto.

Collezionare cittadinanze onorarie è un divertimento di pochi, contro la vergogna di molti. Ci passa sempre tutto sulla testa, ma non si leva mai dallo stomaco.

Ed è uno sfregio che non si dimentica.

Share








Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 71 follower